DRIIN, non credi di farcela da solo? Allora rispondi al telefono e... Pardon, leggi il nuovo Hod e chiediti se quella tua “spaventosa” solitudine non è che una scusa per non risolvere un problema, per non prenderti responsabilità e delegare la colpa a qualcun altro. È un bel test! ...  Scopri 

Iscriviti alla nostra newsletter!
Nome
Cognome
*Email
Autorizzo
* Indica un campo obbligatorio



Nel nome della Rosa


Pubblicato su Hod benessere n.38 - Inserito in

Nel nome della rosa si combatterono battaglie, si suggellarono patti, si nascosero misteri. Grandi passioni nacquero, altre sfiorirono nel suo semplice nome e lei, umile fiore dall’aria fiera, attraversò le pagine dei millenni carica di simbologia e di mistero. Santi e peccatori fecero di questo fiore immagine di sé. Santa Rita, punta da una rosa, fece sparire in una leggenda le spine dai suoi roveti, e voluttuose cortigiane paragonarono le loro grazie al segreto di una rosa. Gli antichi eroi, Enea e Ettore in testa, la usarono per ornare il proprio elmo, oppure lo scudo come fecero Achille e i nobili cavalieri del Medioevo. E quanti poeti confidarono alla regina dei fiori i battiti del loro cuore, quanti innamorati affidarono a lei, signora indiscussa dei giardini, l’ambasciata fatale alla loro amata, nella speranza di un semplice cenno, o la vita o la morte...

 

L’etimologia della parola rosa è sconosciuta, chi la associa allo schiudersi silenzioso dei suoi numerosi petali, chi alla flessibilità dei suoi gambi. Sia come sia la Vergine, nell’iconografia, lo scelse in mille e più affreschi come simbolo della sua trascendenza, e a Sinigallia si erge persino un tempio a Lei dedicato.

 

Il rosone in vetri colorati, che si può vedere in talune cattedrali, trae le sue origini da questo fiore. I primi apparvero nel secolo XIII, ed è mediante la loro stupenda policromia che la luce (ovvero la verità) poteva penetrare nel santuario. Si pensi che il rosone della cattedrale di Notre Dame di Parigi misura tredici metri di diametro, numero anch’esso ricco di mistero.

 

La rosa fu anche il simbolo della fragilità umana. A questo fatto si riallaccia l'usanza per cui alcuni monasteri fornivano, ogni anno, una Rosa d'oro a papa Leone IX in segno di riconoscenza per l'importanza dei compiti a loro affidati; questo accadeva intorno all'anno 1048.

 

Per gli antichi Celti, tra le sue foglie irrorate di fresca rugiada, trovavano riparo creature fatate e il suo profumo inconfondibile ha impregnato di calde passioni le alcove di antichi regni, dove valorosi guerrieri assaporavano le lusinghe di Afrodite tra una pugna e l’altra... a volte senza aver nemmeno mai conosciuto un vero campo di battaglia.

 

I Rosacroce
Nemmeno le eresie seppero sfuggire al fascino di questo poliedrico fiore. I manifesti fanno infatti riferimento ad una misteriosa fratellanza, di tipo occultistico, cabalistico e teosofico fondata da un nobile tedesco, filosofo ed ex monaco, Christian Rosenkreuz, che tra il XIV e il XV secolo sarebbe vissuto ben centosei anni. Viaggiando tra Damasco, il Cairo, Gerusalemme e Fez, sarebbe stato iniziato da alcuni sapienti arabi in grado di rivelargli tutti i segreti della sua vita passata, presente e futura, e di guarirlo da una grave malattia con l'aiuto della Pietra Filosofale. Al ritorno in Germania, avrebbe dunque fondato, nel 1407, prima con tre e poi con otto confratelli, un ordine rosacrociano e sarebbe vissuto ancora 77 anni. Si racconta che la sua tomba sia rimasta celata fino al 1604, da cui l'aumentato interesse nei confronti del suo ordine all'inizio del XVII secolo. Oggi sono in pochi (nemmeno i moderni rosacrociani) a credere che Rosenkreuz sia un personaggio storicamente esistito. Altri autori propendono per l'ipotesi che, attraverso uno pseudonimo, il nome copra un personaggio storico in vista, secondo alcuni Francesco Bacone, secondo altri Cornelius Agrippa di Nettesheim. Oppure, più probabilmente, tutta la vicenda va letta in senso strettamente allegorico. Comunque il riferimento ad una supposta società segreta provocò una grande eccitazione in tutta Europa (soprattutto in Francia, Inghilterra, Austria e Paesi Bassi): famosi occultisti, come l'inglese Robert Fludd (1574-1637) o il tedesco Michael Maier (1568-1622), o perfino il grande filosofo francese René Descartes (Cartesio,1586-1654), chiesero pubblicamente di essere contattati dai misteriosi rosacrociani o, meglio, affermarono addirittura di essere già entrati nella società. Un po' ovunque sorsero gruppi auto-nominatisi rosacrociani, anche se poi nessuno riuscì mai a trovarli fisicamente per il semplice motivo che essi, come società segreta strutturata, non esistevano proprio. Merita però attenzione la simbologia del vessillo. Solo pochi iniziati, si tramanda, sarebbero stati in grado di sviscerarne le trame e il significato profondo, che sarebbe legato al mistero. Infatti non poche società segrete hanno la rosa come emblema, si vedano al proposito la Santa-Vehme, i Templari, la Massoneria e la Fraternità dei Rosacroce.
La segretezza che essa impone la ritroviamo nell’antica usanza di porre un mazzo di rose dove il contenuto delle conversazioni doveva essere tenuto rigorosamente segreto. A ciò si riallaccia pure l’origine del detto “scoprire gli altarini” perché, in francese, questo modo di dire si relaziona al fatto di scoprire il vaso delle rose (pot aux rose).

 

 

La magia della rosa
Fin dall’antichità a questo fiore vennero attribuite proprietà magiche. Se timidamente ci si rivolgeva alla margherita per sapere le intenzioni dell’amato bene, alla rosa ci si dichiarava con vemenza, impiegandola nella preparazione di pomate afrodisiache e di veri e propri filtri d’amore. Talora ai primi raggi della luna piena, si chiedeva l’aiuto di Iside, metafora dell’antica cultura pagana, talora, con l’intercessione di qualche santo compiacente, si implorava la conquista dei cuori reticenti. Non sfuggì a questa regola nemmeno la Mater Dolorosa, a cui nel XIX secolo Marie Laveau gran sacedotessa del tradizionale Voodoo di New Orleans, offrendo rose tra incensi inebrianti e unguenti misteriosi, costringeva anche il più concupiscente degli sposi a ritornare pentito al talamo nuziale. Gran dame della Louisiana e semplici prostitute si ungevano con olio di rosa, vaniglia e limone per soddisfare legittime curiosità o irriferibili desideri.

 

Nelle leggende portoghesi si racconta che Maria Padilla (protagonista dell’omonima opera di Donizetti), cortigiana fra le cortigiane, predisponesse dei bagni aromatici “alle rose scarlatte” per stregare il baldo Don Pedro, e garantirsi così una corona che mai avrebbe ufficialmente indossato nelle regie stanze della corte di Castiglia. Ma già prima di lei Cleopatra preparava olii che le avrebbero garantito l’eterna giovinezza e il fascino imperiale sull’amato Marco Antonio.

 

Nelle processioni di maggio, offrendo rose ai santi del paradiso, nelle regioni più calde del nostro paese, le zitelle si assicurano uno sposo prima di San Giovanni, a cui successivamente eleveranno suppliche di altro tenore e contenuto, perché una volta trovato l’uomo occorrerà restare giovani, se non per sempre, il più a lungo possibile. E se i filtri d’amore oggi sono in progressivo decadimento, la rosa ha saputo adattarsi ai tempi, passando dai giardini direttamente alla cucina, dove colora prelibati risotti o insapora, se rosa canina, le salutari tisane contro il raffreddore.

 

Una rosa è una rosa
Appartenente alla famiglia delle Rosacee (Linneo, 1737), sembra proprio che la rosa sia nata milioni di anni prima dell’uomo, come testimoniano dei fossili appartenenti al periodo dell’oligocene. Fu però la Persia a iniziare la coltivazione delle rose da giardino (famose le rose di Shirãz) esportandole in Cina all’alba dell’era cristiana. A partire da semplici, pallide rose selvatiche, in migliaia di anni le piante sono state selezionate fino a ottenere varietà di ogni genere di colore e profumo straordinario. Si calcola approssimativamente che da circa 200 specie spontanee siano “nate”, grazie all’innesto e all’ibridazione (si ibridano con molta facilità anche in natura) decine di migliaia di esemplari diversi.

 

La Rosa centifolia, la Rosa gallica e la Rosa damascena sono state usate a scopo terapeutico fin dall’antichità e coltivate specificamente per ottenere olio essenziale.

 

Rosa centifolia, antichissima e particolarmente amata dai Romani, fu la prima rosa conosciuta per il suo fiore “pieno” e profumatissimo. Sarà bene fare scorta di petali di rosa centifolia: è sufficiente raccoglierne abbondantemente, essiccarli all’ombra in un posto arieggiato e si potranno utilizzare durante l’inverno. Sottoforma di olio essenziale viene usata per massaggi poiché stimola la circolazione, tonifica i capillari, rilassa e purifica il sangue.

 

La Rosa gallica, rappresentò l’insegna della casa reale inglese di Lancaster, che nel ‘400 combatté contro il duca di York la guerra delle due rose (rosa rossa contro rosa bianca o Rosa alba, la vincente). Antesignana delle “Vecchie Rose”, pare arrivi in Occidente dalla Siria attorno alla metà del XIII secolo.

 

Rosa damascena (da Damasco), fu molto amata in Oriente, dalla Siria all’Egitto, ma anche dai Romani, ed è stata la capostipite di alcune specie dell’800. Insieme alle rose gallica, centifolia e foetida è tra le più rappresentate nei dipinti. Oggi ampiamente coltivata in Bulgaria, merita una menzione a parte per la produzione dell’essenza nota in profumeria, ma soprattutto come olio essenziale per eliminare le rughe e addirittura per cancellare cicatrici. Unico difetto di quest’olio essenziale è il prezzo, di solito molto elevato, ma almeno una volta nella vita vale la pena provarlo, annusarlo e rimanere per qualche attimo inebriati dalla fragranza da cui sprigiona un profondo senso di pace.

 

La Rosa canina è una specie di rosa selvatica diffusa in Europa e in tutta la nostra penisola. I suoi profumati fiori rosa sbocciano da maggio a luglio, mentre i suoi "falsi frutti" rossi, chiamati cinorrodi, nascono in autunno. Ha uno dei più alti contenuti di vit. C esistenti in natura: fino a 1500 mg per 100 g di prodotto. Depurativa, viene largamente impiegata per combattere la stanchezza e la spossatezza, ma anche per curare le affezioni renali e vescicali.

 

La Rosa foetida, arrivata dall’Asia Minore nel ‘500, fu la prima rosa “bionda” in assoluto.

 

Rosa Chinensis, rosa cinese dal “vago sentore di té”, fu introdotta in Inghilterra nel ‘700. Grazie ai suoi incroci si devono molte specie di rose moderne.

 

La Rosa rugosa, giapponese, ha grandi frutti: freschi si usano per marmellate, secchi per infusi. 

 

Proprietà e azioni della rosa
Possiamo riassumerle in aromatizzanti, antidiarroiche e sfiammanti. Ma i petali curano anche i dolori artritici, soprattutto se usati in un bagno caldo. In questo caso, l’infusione in acqua calda permette un miglior assorbimento dei principi attivi attraverso la pelle. 

 

Bianca significa purezza/sospiro d’amore, 
rossa passione,
rosa tenerezza/ pegno d’amore,
tea piacere,
gialla gelosia e quella nera, di cui si parla ma che mai è fiorita, morte, in una sorta di simbologia alchemica che si perde nella notte dei tempi.
E se nei banchi delle fiorerie si scorgono oggi varietà azzurrate... non credeteci, sono come donne attempate che, dietro i lifting e i prodigi della chirurgia estetica nascondono segreti pronti a sfiorire al primo bagno di pioggia. 


Scritto il 05/05/2011,

Immagini correlate












Hod non è solo un sito Internet ma anche un giornale di nicchia bimestrale e gratuito; un curioso "book-let" patinato a colori, ricco di immagini e notizie; una rivista maneggevole che vi mette a portata di mano (e di tasca) una serie di nomi e indirizzi utili; un giornale affidabile ma anche originale e fuori dal "coro", che vanta per ogni argomento consulenze e firme di personaggi esperti e competenti dei vari settori.