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Medicina Tradizionale Peruviana


Pubblicato su Hod benessere n.63 - Inserito in Salute » Piante ed erbe

L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1976 definì la medicina tradizionale “la summa di tutte le conoscenze teoriche e pratiche, spiegabili o no, utilizzate per la diagnosi, prevenzione e soppressione dei malanni fisici, mentali o sociali; basate esclusivamente sull’esperienza e sulle osservazioni trasmesse verbalmente o per iscritto da una generazione all’altra”.

La Medicina Tradizionale dell’area Andina ed Amazzonica del Perù è particolarmente interessante perché il Perù è l’Unico Stato al mondo a presentare una tale megadiversità a livello di numero di specie di flora e fauna. Essendo suddiviso in tre macro aeree, Selva, Sierra e Costa, grazie alla sua particolare diversità climatica permette la crescita di specie vegetali molto diverse tra loro in aeree geografiche limitrofe.
All’interno del Paese sono dislocate migliaia di differenti comunità indigene, ognuna con le proprie usanze e tradizioni che col progresso stanno pian piano perdendo la propria identità culturale. Queste popolazioni infatti hanno sempre vissuto a strettissimo contatto con la Natura, in particolar modo con la foresta che ha permesso loro di sviluppare un amore ed un rispetto reciproco. Ad esempio la Terra viene chiamata Pachamama, “Madre Terra”, ma la consanguineità di tutte le forme di vita è il presupposto fondamentale delle credenze e della vita religiosa di questi popoli.
Nella loro mentalità la Natura è considerata come una grande società, la società della vita, dove “la vita possiede la stessa dignità religiosa nelle sue forme più umili e più elevate; gli uomini, gli animali e le piante si trovano allo stesso livello”. Quindi tutto ciò che viene fornito dalla natura, sia frutti che alberi, sia bacche che terra vanno apprezzati e ringraziati come fosse un dono. Talmente forte è il loro senso di appartenenza che, nel caso capiti qualche sventura, questa più che al caso viene attribuita ad un cattivo comportamento della persona nei confronti delle divinità che occupano tutte le cose. L’armonia nel mondo andino ed amazzonico tra l’uomo e il suo ambiente, tra l’uomo e gli dei, tra l’uomo e gli spiriti degli antenati è fondamentale. Una di queste relazioni rotte può provocare una malattia.
Gli autoctoni attribuiscono una grande importanza ai terapeuti indigeni come Sciamani e Curanderos e alla componente psichica, capace di scatenare una malattia o di stimolare nell’organismo processi di reazione e di guarigione.

 

Nella medicina sciamanica tradizionale le piante sono considerate spiriti intelligenti in grado di curare e di insegnare.
La conoscenza delle proprietà e dell’uso delle piante richiede uno studio e una dedizione particolare. Colui che intraprende questo cammino incomincia il suo apprendistato da giovane guidato da un Curandero. I Curanderos lavorano esclusivamente con rimedi provenienti dalle piante della foresta: parti delle piante (corteccia, foglia, radice, fiore o frutti) vengono raccolte e selezionate22 per creare infusioni, macerati o profumi. In Amazzonia, per conoscere le piante medicinali, si ricorre spesso a diete di speciali di piante e la terapia, secondo Sciamani e Curanderos, consiste in un trattamento misto fitoterapico/psicoterapico, con rituali che coinvolgono non solo il paziente ed il terapeuta ma anche familiari ed amici.
La Medicina Tradizionale è Medicina perchè il suo fine è curare e, come in tutti i sistemi medici, è prevista una diagnosi ed una terapia che, in questo caso, si basa principalmente sulla somministrazione di fitoterapici naturali. È Tradizionale perchè coloro che praticano questo tipo di medicina ed i loro pazienti appartengono a comunità nelle quali, nonostante il profondo processo di deculturazione, la tradizione non è morta. Il mondo religioso di importazione si è sovrapposto alle antiche divinità ed al multiforme bagaglio di credenze e pratiche magiche. Il vecchio Sciamano ancestrale si è trasformato nel Curandero depositario delle conoscenze tradizionali di fitoterapia. Dal Curandero si esige la capacità di manipolare magicamente "le virtù" delle piante e di riconoscere "la virtù" del luogo dove esse crescono. Per il Curandero, infatti, ciascuna specie vegetale usata nella fitoterapia andino- amazzonica possiede due qualità specifiche: una intrinseca alla specie, ed è il potere della pianta; un’altra indotta dal luogo dove cresce. Alla virtù intrinseca della pianta ed alla virtù del luogo ove essa cresce occorre aggiungere un terzo elemento che proviene dal Curandero stesso: il suo potere, che funge da catalizzatore dei poteri della pianta, li esalta e li mette a disposizione del paziente.
In sintesi, quindi, nella medicina tradizionale andino-amazzonica una specie vegetale è considerata pienamente efficace dal punto di vista terapeutico, quando riassume in sé questi requisiti essenziali: potere proprio della pianta, potere del luogo dove cresce e potere magico del Curandero.

 

Rituale Shamanico dell’Ayahuasca
L’Ayahuasca (Banisteriopis caapi) è una liana sacra che da più di 5.000 anni viene preparata dagli sciamani del Rio delle Amazzoni per raggiungere stati amplificati di coscienza e poter effettuare rituali di guarigione. È una liana rampicante appartenente alla famiglia delle Malpighiaceae, come le altre varianti B. inebrians e B. rusbyana. Cresce nei terreni umidi della Selva tropicale, il suo tempo balsamico è per lo più collocabile nella stagione delle piogge (dicembre-marzo).
La cerimonia rituale dell’Ayahuasca si svolge durante la notte nella capanna dello Shamano/Curandero. Al mattino presto, il Maestro ha proceduto alla preparazione dell’Ayahuasca mentre nel pomeriggio effettua la purificazione del paziente attraverso aspersioni rituali con essenze floreali, profumi o fumigazioni da tabacco. Per la preparazione della bevanda la corteccia viene sminuzzata in appositi mortai e poi sottoposta a decozione integrando additivi opportuni che possono essere altre piante quali la Datura, il Toè (Floripondio) o la Chacruna (Psichotria viridis): ogni Shamano integra con le piante che conosce conscio dei differenti effetti che queste possono dare sul paziente. Lo scopo è quello di comprendere le cause dei problemi fisici, emotivi o psicosomatici, permettendo che una vera guarigione possa accadere.
Il sapore molto amaro della pianta (le persone descrivono una sensazione di fortissimo bruciore allo stomaco nel momento in cui la bevono) porta nella maggior parte dei casi a nausea, diarrea e vomito, elementi che si devono raggiungere per ottenere l’atto purificatorio della pianta sull’organismo e la psiche, e che preparano al viaggio costituito da fasi di visioni più o meno forti. Al termine della cerimonia il Curandero riaccende le candele e indirizza qualche parola al paziente per scuoterlo dal suo stato di meditazione visionaria. L’accompagnamento musicale della seduta è fondamentale poiché è proprio attraverso questa parte musicoterapica che lo Shamano interroga, tramite l’Ayahuasca, quegli spiriti che più possono essere informati o addirittura collegati all’insorgenza della patologia, allo scopo di poter predisporre in seguito la terapia. Lo Shamano può così appurare quale spirito è stato offeso dal comportamento del paziente e in che modo si può riparare l’offesa all’origine della patologia, sul piano simbolico-rituale ma anche su quello medico e fisiologico.


Scritto il 12/05/2011,

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