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Nevrosi o non nevrosi


Pubblicato su Hod benessere n.33 - Inserito in Salute » Piante ed erbe

“Essere o non essere; qui il punto: se sia più nobile per l’animo subire i sassi e i dardi dell’oltraggiosa Fortuna, o prender l’armi contro un mare di triboli e affrontandoli chiudere la partita. Morire-dormire nulla più: e con un sonno dire che mettiamo fine ai cordogli e alle mille miserie che sono il natural retaggio della carne, è soluzione da augurarsi a mani giunte.” (Shakespeare, Amleto, atto III scena I )

Chissà come in un tranquillo borgo dell’Inghilterra del XVI secolo qual era Stratford on Avon, Shakespeare poteva immaginare così bene le frenesie moderne. Nel dramma del giovane Amleto è presente tutto quello che serve a descrivere i nostri stress e le nostre follie. Amleto si finge folle per smascherare il regicida, e forse certe nostre “stranezze” non sono che delle recite per discernere ciò che accade in questo frenetico mondo. Lo stesso consumo di ansiolitici, sempre più in aumento, non è forse una spasmodica ricerca di un sonno riparatore che (ahimé) tale non è? Perché, come continua Amleto nel suo monologo, “quali sogni potranno sopravvenire quando siamo già sgrovigliati dal tumulto della vita mortale”. Sono piuttosto fughe alla ricerca di una serenità presunta, i problemi non scompaiono di certo con il sonno. Da tutto questo emerge invece un celato vittimismo, una ricerca disperata di giustificazioni. In una sola parola: stress.
Io non sono né un sociologo, né tanto meno uno psicologo o un medico, ma solo un farmacista. Elton John direbbe “ Don’t shoot me , I am only the piano player!”, non è mio compito l’analisi della persona che mi trovo di fronte, devo solo consigliarla al meglio, prenderla per mano e aiutarla in un percorso di guarigione. Ciò non toglie che il ruolo professionale che il farmacista riveste gli impone in primo luogo di capire il proprio cliente e di consentire, grazie alle sue conoscenze, di dare un’oggettiva valutazione della situazione presentata. Non è nel “sostituire” un farmaco usato (e forse abusato) da anni con un prodotto naturale che si risolve il problema. Piuttosto il rischio è di assecondare le tendenze dell’uomo moderno citate prima, innanzitutto quella ricerca di giustificazioni (“Non assumerò più quel farmaco, non voglio farmi del male, prenderò solo prodotti naturali: da oggi!”) che suona come una fuga che si esaurisce nel giro di poche notti insonni.
Se abbiamo in mente tutto ciò possiamo stabilire degli obbiettivi reali e non illusori. Se facciamo comprendere quale ruolo ha il sonno, ma più ancora quale importanza ha la tranquillità quotidiana per la salute; se aiutiamo a non demonizzare i farmaci ma a considerarli come armi pericolose talvolta necessarie; se, in poche parole, cerchiamo di capire le follie dei novelli interpreti shakesperiani quali mezzi di sopravvivenza, possiamo usare al meglio i nostri consigli. Non è giusto illudere le persone con presunti risultati miracolistici, specie se il problema è complesso e grave.

 

Fitoterapia dello stress
Le erbe medicinali che possiamo usare quali complementi terapeutici in uno stato di tensione psico-fisica sono molte. Ne citerò solo alcune per offrire un piccolo aiuto pratico. Va anche detto che la forma farmaceutica da utilizzare può essere assunta in base alle proprie preferenze: tisana, tintura madre, capsule (se prodotte correttamente). Vi immaginate suggerire a un giovane manager, uno di quelli con i minuti contati, di prepararsi una tisanina tre o quattro volte al giorno? O viceversa, dare alla nonnina per cui “le erbe sono le erbe“ pratiche e voluminose capsule di estratto secco?

 

La prima pianta a cui chiedo aiuto è l’Eleuterococco senticosus, detto Ginseng siberiano. Fa parte infatti della famiglia del Ginseng ma non presenta l’effetto a volte eccitante di quest’ultimo. L’attività farmacologia è tonica generale, adattogena (un bel termine che sta a significare il potere di facilitare l’adattabilità alle situazioni di stress), antidepressivo. Pochi sanno che questa radice ha anche il dono di diminuire i tempi di “addormentamento” e migliorare il sonno: dunque fa dormire meglio, cosa che a volte è più redditizia che dormire di più. È utile negli stati di stress, surmenage psico-fisico, stati di affaticamento, convalescenze, astenia, ansietà, astenia sessuale. La tintura madre di Ginseng siberiano (45 gocce tre volte al giorno) è un ottimo rimedio, anche se si può assumere anche il decotto della radice o altri tipi di estratti.
Sembra peraltro che la pianta abbia un’interessante attività immunostimolante. L’ansia ha un ruolo importante nei casi di stress, ed è impensabile non pensare di attenuare la sua presenza. Due piante consigliate: Tilia Tomentosa e Passiflora.
La prima (in questo caso consiglio il macerato glicemico 1 Dh ), nella ragione di 50 gocce tre volte al giorno in un po’ d’acqua, può permettere di recuperare una certa serenità senza problemi di sonnolenza. La Passiflora incarnata (fiore della passione) è un ottimo sedativo, leggermente ipnotico, spasmolitico.Da usare in caso di angoscia, insonnia, ipereccitabilità nervosa, ansia, stati di stress, palpitazioni cardiache. Come per l’Eleuterococco, segnalo la tintura madre nella ragione di 30 gocce due volte al giorno per poi aumentare la dose a 50 gocce la sera prima di coricarsi.
Anche se il panorama delle possibilità è molto più vasto, già con queste poche piante si può dare quel supporto necessario ad affrontare la vita in modo più sereno, senza scordare che se lo stress è reale e l’ansia persiste, è necessario l’intervento del medico. Infatti non dobbiamo interpretare l’uso delle medicine non convenzionali (se non prescritte dal medico) quali sostitutive ad una terapia in corso. Tra l’altro, il rischio è di scoraggiarsi per non avere raggiunto l’obbiettivo sperato. Mai sospendere una terapia di colpo, specie se contraddistinta dall’uso di ansiolitici; contengono molecole che danno una dipendenza psico-fisica e che è indispensabile togliere gradualmente e con buon senso.
Spesso l’errore della medicina moderna non è in ciò che si usa ma come, soprattutto quando si vuole risolvere il problema rapidamente e perentoriamente. I nostri mali sono dovuti alla somma di molti fattori e ciò che ci insegnano in particolare le Medicine Tradizionali è che la malattia non è esogena (che viene dall’esterno) ma ha una natura endogena. E che la salute è principalmente una perdita di equilibrio: equilibrio perso nei sempre più presenti momenti di stress.  


Scritto il 25/07/2011,

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