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Amore & follia


Pubblicato su Hod benessere n.33 - Inserito in Salute » Sessualità

“ Vi sono due affermazioni dell’amore. Innanzitutto, quando l’innamorato incontra l’altro c’è l’affermazione immediata (psicologicamente: estasi, entusiasmo, esaltazione, proiezione folle di un avvenire appagato; sono divorato dal desiderio, dall’impulso di essere felice). Illudendomi dico di sì a tutto. A questo fa seguito un lungo tunnel. Il mio primo sì è roso dal dubbio, il valore amoroso è continuamente minacciato dallo svilimento. È il momento della passione triste, il momento in cui vanno crescendo il risentimento e l’oblazione. Da questo tunnel, tuttavia, io posso uscire… Ciò che ho affermato una prima volta posso affermarlo nuovamente, senza ripeterlo… voglio il suo ritorno, non la sua ripetizione. Io dico all’altro (vecchio o nuovo): Ricominciamo.” (Nietzsche)

 

Cosa succede durante quel passaggio delicatissimo e pericoloso che porta dalla fase dell’innamoramento alla scoperta dell’amore? Perché è soprattutto in questo momento che molte coppie “scoppiano”, gli individui vanno in crisi e non si riconoscono più nell’altro. L’essere amato sembra di colpo svanire, per sempre. E a questo punto, cos’è che dobbiamo considerare più folle: l’innamoramento o l’amore?

 

Questa domanda è attuale da circa quattro secoli. Infatti, è solo dal 1600 che nel mondo occidentale i concetti, prima antitetici, di matrimonio e amore iniziano a sovrapporsi. È solo da quel periodo che si è iniziato ad aspettarsi che i partner dei matrimoni combinati finissero per amarsi reciprocamente. Poi, verso il XIX secolo, la sequenza si capovolse: non era il matrimonio ad innescare la passione erotica, ma era questa a condurre all’amore coniugale. Tuttavia due sono i fatti che rendono la domanda attuale e drammaticamente centrale per ognuno di noi. Il primo è che la rivoluzione sessuale degli anni sessanta ha contribuito ad aumentare, nel mondo occidentale, l’importanza del piacere e della gratificazione sessuale, divenute un valore centrale nell’esistenza delle persone. Così le attese di gratificazione sessuale che il matrimonio (o la relazione di convivenza) deve fornire, sono nel tempo considerevolmente aumentate, e il crescente aumento dei divorzi è in parte interpretabile come la delusione per una relazione matrimoniale misurata con questo, abbastanza recente (nella storia umana), nuovo criterio. La soddisfazione sessuale è divenuta un diritto inalienabile, un valore ultimo e, spesso, la possibilità di costruire una relazione viene misurata sulla base di questo unico riferimento.
Il secondo fatto riguarda la natura dell’alleanza tra passione e impegno, tra amore e matrimonio, che è sempre stata instabile. Sui motivi di quest’instabilità cercherò di dire qualcosa più avanti. Tuttavia è fin troppo chiaro come, dal convergere della “storica” difficoltà a coniugare nel tempo l’amore e la passione con l’odierna convinzione che la sessualità sia centrale per il sé (e che la felicità della vita dipenda dalla sua espressione e gratificazione), si sia solidificato il dramma amoroso dell’uomo moderno. Il quale è culturalmente “obbligato” a vivere in un amore in cui la passione sessuale è la cartina tornasole del successo della sua relazione. 

 

Dovremmo dunque pensare che una relazione d’amore senza passione è una buona relazione?
Lo scenario storico/culturale relativo all’attuale modo di intendere la relazione di coppia che ho precedentemente espresso (come tutte le modalità  interpretative di un fenomeno), un po’ ci orienta e un po’ ci ingabbia. Quello che voglio rilevare è che “le cose” che tengono insieme una coppia e che ne costituisco spesso “l’amore”, ad esempio il rispetto, la stima, i progetti in corso, l’intimità non sessuale (i più vecchi possono ricordare l’interpretazione, nella trasposizione televisiva dei romanzi dell’ispettore Maigret di G. Simenon, di Andreina Pagnani - moglie di Maigret - che insieme a lui, di sera nell’intimità della loro casa, partecipava alla rielaborazione dei suoi casi in un contesto di grande intimità completamente asessuata), sono aspetti molto importanti. Che devono essere valorizzati anche quando la passione sessuale tende a declinare, per evitare di chiudere o giudicare troppo negativamente una storia che, pur essendo d’amore, non si conforma agli standard culturali attuali. 

 

Ma è anche vero che sarebbe meglio che la nostra storia d’amore continui ad essere passionale nel tempo!
Ovviamente sì, per due ragioni. Primo: perché io, come tutti, sono un uomo del mio tempo e come tale influenzato nei miei giudizi dai modelli culturali dominanti. Secondo: perché l’amore passionale (e tutti quelli che lo hanno provato lo sanno) aggiunge vivacità, profondità ed eccitazione all’essere vivi. È di per se stesso già sufficiente a dare un significato alla propria vita. Tuttavia esso degenera molto facilmente in qualcosa di diverso, molto meno accattivante, come un sobrio e sterile rispetto, un diversivo sessuale, una compagnia prevedibile e noiosa, quando addirittura non si trasforma in sentimenti che declinano dall’indifferenza all’odio.

 

Perché succede questo?
Ci sono diverse opinioni al riguardo. L’amore passionale si degraderebbe perché ispirato dall’idealizzazione, che è di per sé illusoria. Il tempo sarebbe quindi nemico dell’amore passionale perché gioca a favore della realtà e dell’inevitabile disillusione. Oppure, più semplicemente, si affievolirebbe perché nutrendosi di novità, mistero e pericolo, si disperde con la familiarità. L’amore passionale duraturo sarebbe quindi una contraddizione in termini. Ma si sostiene anche che l’amore passionale svanisce perché nulla nel tempo rimane uguale a se stesso, specialmente nel campo delle relazioni interpersonali. C’è un po’ di verità in tutte queste spiegazioni, e questo è il motivo per cui tutte sopravvivono e hanno successo. Io penso però che l’amore passionale non abbia in sé un’intrinseca propensione alla decadenza, bensì siamo noi, membri della nostra relazione, che facciamo di tutto per degradarlo (e ovviamente ci sono dei buoni motivi per farlo).

 

Non esiste una ricetta per mantenere lo stato di grazia dell’amore passionale. Siamo noi stessi a darci da fare per soffocare quell’emozione meravigliosa che tutti cerchiamo e che ci rammarichiamo di avere perso, o non trovato.
Si parla spesso di “emozione meravigliosa”, ma le emozioni sono poco controllabili e prevedibili nella loro evoluzione. Alla base delle relazioni stabili c’è il desiderio di affermare il dominio della sicurezza e della prevedibilità su ciò che è imprevedibile. Questo fa sì che si tenda a fissare la molteplicità e la fluidità del nostro compagno in un pattern comportamentale prevedibile, e lui o lei, mossi dallo stesso bisogno, colludono ovviamente con noi. Abbiamo l’impressione di conoscere a fondo il nostro compagno. È una conoscenza attraente che ci fa sentire più sicuri, ma è un tipo di conoscenza illusoria che uccide la passione perché trasformiamo il nostro compagno in un’abitudine. Voglio però rilevare che l’abitudine non è un elemento intrinseco dell’amore, ma una sua degenerazione protettiva rispetto alla condizione di vulnerabilità presente nell’esperienza dell’amore passionale. Guardare il nostro compagno e intravedere in lui/lei la complessa fluidità del suo essere, è inquietante e ci rassicura poco sulla durata e tenuta della nostra relazione. Meglio trasformare il compagno in un’abitudine: sopprime la passione sessuale ma permette di alimentare fantasie illusorie di durata. In poche parole, le storie dei nostri pazienti ci raccontano che la sicurezza vale di più della passione sessuale.

 

Dobbiamo quindi rassegnarci ad amori sicuri e non passionali?
No, perché rappresentano una sicurezza illusoria. Pensiamo alle molte relazioni di lunga durata che poi finiscono. Spesso succede che uno o entrambi i partner scoprano che le cose che presumevano dell’altro, che rendevano l’altro sicuro e noioso erano delle mere invenzioni su cui entrambi colludevano. Il marito non era poi così affidabile e la moglie così devota. “Non era la persona che credevo!” ci dicono, eppure hanno condiviso con lui/lei molti anni della loro esistenza, volendo vedere di quella persona solo ciò che era funzionale al loro bisogno di sicurezza.

 

Esiste un consiglio per districarsi in questa selva di bisogni contrastanti?
Io penso che la conservazione dell’amore passionale non passi attraverso la risoluzione dei conflitti di coppia, o cercando in tutti i modi di inventare delle novità. Coltivare l’amore passionale è un’operazione che implica la presenza di due persone affascinate dai modi in cui insieme generano forme di vita, in cui sperano di poter contare. La capacità di tollerare la fragilità insita in questa speranza, intrecciata di realtà e fantasia, è ciò che ci permette di guardare al nostro compagno, e vederlo realmente nella sua realtà emotiva e, non solo, nei paramenti forniti dalle nostre proiezioni difensive.  


Scritto il 25/07/2011,

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