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La paura e l’arte della spada


Pubblicato su Hod benessere n.31 - Inserito in Salute » Discipline orientali

Il maneggio di una spada nella pratica delle arti marziali è importante per risvegliare la nostra attitudine guerriera, “ritrovarla” e migliorarla aiuta l’individuo a superare gli ostacoli che trova sul cammino della sua esistenza... Come dice un adagio cinese: “Chi vince gli altri è forte, chi vince se stesso è potente”.

 

La paura nasce con l’uomo e lo accompagna per tutta la durata del suo cammino. A volte si manifesta in modo eclatante rendendoci più aggressivi, a volte in modo subdolo, ma quanti sanno che la paura è amica, non nemica dell’umanità?  Spesso ignorarla ci fa correre dei seri pericoli in quanto ci si espone troppo, mettendo così a repentaglio la propria vita. Subirla eccessivamente ci blocca, le gambe diventano di cemento armato… e allora come comportarsi? Bisognerebbe imparare a conoscerla la paura, o semplicemente riconoscerla. Cos’è che ci fa paura? Quando un bambino non vuole entrare in una stanza buia, per fargli superare questa angoscia un adulto dovrebbe prenderlo per mano e accompagnarlo all’interno della stanza per rassicurarlo che non c’è motivo di impaurirsi. Allo stesso modo il compito dell’arte della spada spetta al maestro,  che per definizione non è solo un esperto nelle arti di combattimento ma anche maestro di vita.

 

Per i monaci taoisti la spada serve a combattere i demoni. Ma innanzitutto cos’è una spada?
La spada cinese è dritta e taglia da entrambi i lati. È un’arma sofisticata che richiede un maneggio sottile e i cui movimenti basilari sono: bloccare, dividere, parare, punteggiare, tagliare, vibrare, lanciare avvolgere, trafiggere... Impugnando l’arma con la mano destra, le dita della mano sinistra si atteggiano a forma di spada per colpire i punti vitali e per bilanciare i movimenti del braccio armato, spingendo in fuori la stessa quantità di energia. I movimenti sono rilassati e fluenti, l’energia viene generata dalla rotazione delle anche. Il polso, morbido, si tende per una lieve e fulminea tensione delle dita provocando un colpo frustato. L’arma va impugnata con pollice e indice, mantenendo morbide le altre dita. Ma tornando alla paura e ai demoni, che senso ha oggi la pratica di un’arma come la spada? Per i guerrieri del passato divenire estremamente abili nell’uso dell’arma era fondamentale in quanto la loro vita era sempre a rischio.            

 

Quali sono invece i nostri nemici di oggi? Praticare un’arte marziale serve già a rafforzare la nostra centratura ed equilibrio interiore (corpo-mente). Si può però fare di più passando dalla pratica a mani nude a quella del maneggio di un’arma. Questo è molto importante in quanto vi è in noi un’attitudine guerriera che, lo si voglia o meno, andrebbe migliorata per il bisogno stesso di superare gli ostacoli che si incontrano sul cammino dell’esistenza. L’arma, a questo punto, si presenta come il prolungamento del nostro braccio e quindi del nostro corpo, e per poterla padroneggiare bisognerà allenarsi duramente. Ed ecco che i nostri demoni possono presentarsi sotto forma di inadeguatezza, paura di non riuscire a portare a termine un compito, un addestramento, tutti problemi che si possono incontrare di fronte alle ovvie difficoltà del maneggio della spada... tra l’altro l’arma più difficile da apprendere. Perciò il primo demone che l’individuo si trova ad affrontare è se stesso con le sue paure, i timori, la consapevolezza che per raggiungere un risultato apprezzabile deve ripetere, ancora e sempre gli stessi movimenti all’infinito. E qui sta la difficoltà. Solo dopo diversi anni si inizia a “sentire” l’impugnatura dell’arma e i movimenti diventano naturali e spontanei, fluidi, con la prima consapevolezza di avere veramente un’arma in mano.

Dai movimenti in singolo (Tao Lu) si passa ai lavori in coppia.
La spada usata è in alluminio e con la lama arrotondata per evitare spiacevoli incidenti, ma la concentrazione, il maneggio e la precisione devono rimanere sempre ad alti livelli per poter progredire nell'addestramento. Anche se in alluminio, una spada è sempre una spada e quindi la precisione ed il controllo devono essere totali, per evitare di tagliare il compagno. Si inizia con un lavoro tranquillo, fluido, concentrandosi sui punti cardini di taglio e stoccata: polsi, gambe, petto ecc., e alla lunga  si ottiene una precisione quasi chirurgica e un autocontrollo e sicurezza tale nei movimenti, che  le tecniche cominciano a divenire veloci in modo spontaneo. La mente rimane ferma, impassibile, immutabile nel turbinio del movimento, il corpo si muove come un “dragone”, ora avvolgendosi, ora avanzando. Si alza e si abbassa come cavalcasse le nuvole, mentre i piedi sanno dove dirigersi e le mani dove indirizzare i colpi e bloccaggi da effettuare. Non c'è più tempo per pensare e neanche di sentire paura. Essa scompare come un uccello che spicca il volo. In quel momento ci sono solo la tua spada, il tuo corpo, la tua mente e l’avversario. Continuando l’addestramento, i timori, così come le paure  scompaiono, e nel “qui e ora” si ha la consapevolezza che si è tutt’uno con l’arma:

 

Corpo-Mente  Spirito-Spada
Non c’è più separazione tra la mano e la spada, la mano e il braccio, il braccio e il corpo, il corpo e la mente. Allo stesso modo non si può separare la spada dalla mente. Adesso l’arte della spada rappresenta un mezzo, una via per aiutarci a crescere, portare a termine un progetto, un compito, uno scopo... la vittoria finale e il dominio di se stessi secondo un adagio cinese che recita: “Chi vince gli altri è forte, chi vince se stesso è potente”.
Occorrono pazienza, perseveranza, tanta passione e molta umiltà perché non mancheranno momenti di scoramento. Il risultato finale sarà quello di forgiare un guerriero saggio che ricerca l’equilibrio nelle cose e nella vita, insegnando a coloro che vorrebbero percorrere la stessa strada a superare i suddetti ostacoli secondo un famoso detto: “Se uno vuole del pesce non regalarlo... insegnagli a pescare!”


Scritto il 09/08/2011,

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