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Quando parliamo di medicina cinese, corriamo sempre vari rischi. Tra i tanti, il primo è comune a tutte le medicine: adottare una terminologia troppo tecnica, per “addetti ai lavori”, rischio tanto maggiore in questo caso, poiché il linguaggio abitualmente impiegato è fatto di termini per noi inusuali quali yin, yang, cinque elementi, qi, ecc.. Il secondo rischio è quello di dare della medicina cinese una visione filosofica, o peggio, mistica. Certamente, la medicina cinese affonda le sue radici nel pensiero estremo orientale, nella sua visione della realtà, del rapporto tra persona ed ambiente, tra individuo e natura, ma in essa non vi è nulla di magico.
Il concetto fondamentale della medicina cinese è l’energia, il qi (pronuncia “ci”). Materia ed energia non sono che due modi di esprimersi della medesima realtà. In ciò che è strutturato, denso, statico prevale l’aspetto materiale, in ciò che è sottile, rarefatto, dinamico prevale l’aspetto energetico. Quando l’energia si condensa appare la forma fisica (xin), quando la forma si rarefà e si dinamizza diventa energia. Non esiste materia senza energia che la animi, non esiste energia senza materia che la nutra. In quest’ottica non c’è una separazione netta tra l’aspetto materiale e quello funzionale, tra i sintomi somatici e quelli psicologici, che anzi vengono indagati congiuntamente per meglio comprendere il paziente e la sua affezione. In questo senso la medicina cinese è psicosomatica. Ma c’è di più, perché essa collega indissolubilmente l’aspetto psicologico al substrato organico, tanto che potremmo ben definirla “somatopsichica”: il malfunzionamento di un organo (ad esempio il cuore, o il rene) si manifesta oltre che con dei sintomi organici (ad esempio alterazioni del ritmo cardiaco, o della diuresi), con delle manifestazioni psicologiche. A ben vedere, questa impostazione era comune anche al nostro pensiero occidentale (“mangiarsi il fegato dalla rabbia” “farsela addosso dalla paura” “un temperamento bilioso” per significare una persona che facilmente monta in collera).
Parlare di cuore in medicina cinese significa certamente riferirsi al sistema circolatorio e alla pompa cardiaca. Molte affezioni del circolo artero-venoso e del ritmo cardiaco possono essere affrontate con le risorse terapeutiche della medicina cinese quali l’agopuntura, la fitoterapia, le ginnastiche, il massaggio e la dietetica. Questi argomenti sono però oggetto di interventi essenzialmente medici. Vorremmo pertanto dedicarci all’aspetto psicologico. Questo ci pare appropriato in quanto da una parte (come appena detto) la medicina cinese riferisce simbolicamente ai singoli organi i vari aspetti psicologici, le molteplici “coloriture” del pensiero, ma dall’altra affida al cuore una funzione preminente, di integrazione dei singoli aspetti che concorrono a determinare l’attività psichica di un individuo globalmente intesa.
Secondo la visione cinese, ogni organo è connesso con una particolare emozione, che è una manifestazione della sua attività fisiologica.Quando un organo si ammala, l’emozione di sua pertinenza si manifesta con caratteristiche patologiche. La tabella a fondo pagina vale a chiarire il concetto.
Non tutti i termini cinesi hanno un’esatta traduzione nella nostra lingua, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti positivi. Ad esempio, per autoaffermazione si intende un certo grado di “coraggio”, la capacità di affermare se stessi e i propri diritti. La parola preoccupazione, meglio espressa ad esempio in Inglese come “concern” è un’attenzione, una dedizione.
In un individuo in buona salute, i vari organi svolgono le loro funzioni in modo armonico, manifestando il loro buon funzionamento sia sul versante fisico che su quello psicologico.
Una milza funzionante assolve alle attività digestive: così come accoglie il cibo, lo decompone, lo frammenta e lo assimila, analogamente accoglie gli stimoli esterni, i pensieri, li analizza, li separa, li assimila, rendendoli propri; in questo senso parliamo di riflessione. Se la milza non funziona, la digestione diventa inefficiente (indigestione, gonfiori addominali, diarrea ecc.) e, analogamente, anche l’attività psichica (“un’indigestione di pensieri”, che non riusciamo ad assimilare, che non vanno né su, né giù”, che continuiamo a “masticare”, sui quali continuiamo a rimuginare).
Un fegato funzionante permette all’individuo di affermare se stesso, di difendere, come detto, il suo spazio, i suoi diritti di fronte alle aggressioni esterne. Se il fegato è sofferente, oltre ai sintomi fisici, compariranno manifestazioni psicologiche che rappresenteranno un’esacerbazione delle funzioni naturali: il coraggio diventerà temerarietà, la capacità di difendersi, diventerà aggressività, collericità.
I sentimenti possono essere nutrimento o causa di malattia
Abbiamo appena visto che i “sentimenti”, se vogliamo gli stati d’animo, sono una manifestazione dello stato di salute o di malattia dei vari organi. Ma i sentimenti sono anche una forma di “nutrimento” dei vari organi. Se tale nutrimento è eccessivo, per intensità o durata, l’organo corrispondente viene danneggiato. I sentimenti possono diventare quindi una causa di malattia. Ad esempio, una persona costretta a proteggersi continuamente dall’ambiente esterno, impossibilitata ad esprimersi liberamente, inizialmente risponderà difendendosi, reagendo, infine aggredendo e, alla lunga, tenderà a sviluppare una patologia di fegato. In quest’ottica la medicina cinese considera i sentimenti la causa di malattia più importante.
Come detto, al cuore vengono attribuite le funzioni psichiche superiori. In tal senso il cuore, oltre che al muscolo cardiaco e all’albero vascolare intesi in senso occidentale, è assimilabile alla corteccia cerebrale. Nello specifico, il cuore (xin) riceve, riassume ed elabora i sentimenti generati dagli altri organi. Questo aspetto psicologico, denominato shen, è autocoscienza, capacità critica, intelligenza lucida e coordinata, memoria del presente integrata nel passato, vita individuale istintiva ed affettività armonizzate con l’ambiente, valutazione critica di sé e del mondo, capacità di vivere appieno la propria vita, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Da un punto di vista patologico, visto che ogni emozione viene integrata dallo shen / cuore, qualunque disturbo emotivo, qualunque sia l’organo primariamente coinvolto, danneggerà il cuore.
Non stupisce quindi che, di fronte ad un disturbo che coinvolga l’affettività o lo psichismo, il medico di medicina cinese cercherà di ripristinare l’equilibrio dei vari organi (ad esempio fegato/collericità, polmone/depressione, rene/crisi fobiche), ma si preoccuperà costantemente di sostenere il cuore / shen. A tale scopo verranno impiegati vari punti di agopuntura. Fra i più utilizzati, nei guan e shen men, entrambi localizzati nella regione del polso, san yin jiao, sulla faccia interna della gamba, poco sopra la caviglia, oppure yin tang, tra le due sopracciglia. Come è risaputo, l’esercizio dell’agopuntura è riservato al medico, il quale selezionerà di volta in volta i punti più efficaci in base al quadro specifico.
Ottime possibilità di intervento sono garantite dall’impiego dai rimedi vegetali cinesi. Anche in questo caso consigliamo di rivolgersi ad un medico o ad un farmacista esperti nella materia e che impieghino prodotti di qualità controllata. Alcuni di questi prodotti sono adatti anche per l’autoprescrizione del paziente, così come previsto dalla nuova normativa europea sui medicinali tradizionali di origine vegetale.
Forniamo pertanto tre ricette estremamente maneggevoli e di facile utilizzo, riportando anche i sintomi che ne chiamano in causa l’impiego. Riassumendo e semplificando al massimo, l’ultima ricetta trova indicazione nei pazienti prevalentemente ansiosi, la seconda in quelli tendenzialmente depressi, la prima in quelli stressati. Come tutti sappiamo, anche per esperienza personale, si tratta di sintomi che spesso ci affliggono. Nelle fasi iniziali e di fronte a quadri non allarmanti, che non richiedano un intervento medico specifico, le ricette menzionate possono rivelarsi utili:
Bupleurum e Angelica
Il nome di questa ricetta, impiegata fin dall’XI secolo, deriva da un antico testo taoista “Vagabondare senza una meta”. Così come il saggio vaga per il mondo, libero dalle parzialità degli uomini, questa ricetta libera dalla costrizione favorisce l’armonico fluire dell’energia, dando apertura mentale ed uno spirito libero. La ricetta, che pur viene utilizzata per numerose affezioni somatiche (dolori mestruali, sindrome premestruale, disturbi digestivi su base funzionale, disfagie, insufficienze epatiche ecc.) trova largo impiego soprattutto in affezioni psicologiche, tanto che molti autori la considerano una ricetta “antistress”. Viene pertanto impiegata quando il paziente si sente costretto dall’ambiente in cui vive, incapace a sostenerne i ritmi e le sollecitazioni, insoddisfatto per l’impossibilità di esprimersi e realizzarsi liberamente, quando alterna momenti di ansia a momenti di demotivazione.
Ginseng e Longan
La ricetta è impiegata fin dalla seconda metà del XIII secolo. La sintomatologia che ne richiama l’utilizzo consiste in stanchezza, disturbi dell’appetito e del transito intestinale, depressione, difficoltà di concentrazione e di memoria, poca voglia di parlare e di muoversi, difficoltà ad affrontare la giornata, insonnia, facilità ad impressionarsi, palpitazioni.
Rehmannia e Ziziphus
La ricetta è in uso dal XVII secolo. Viene impiegata per ansia, insonnia, cardiopalmo, difficoltà ad addormentarsi o risvegli frequenti, sonno agitato da sogni inquietanti, sudorazioni notturne, ronzii auricolari.
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