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La spirale del jo - Intervista con Annick Lemaire, Insegnante di Aikido (5° dan) e di Aikitaiso (pratica interna dell’Aikido)


Pubblicato su Hod benessere n.35 - Inserito in Salute » Discipline orientali

“Anche la vita più generosa non è che una coppa di saké. Gli anni passano ma tutto è sogno.”
(Uesugi Kenshin)

 

 

L'Aikido propone una ricerca molto raffinata sul rapporto, l'incontro e la relazione nel senso più ampio del termine. Attraverso tecniche di immobilizzazione e proiezione favorisce un aumento della percezione e lo sviluppo di un’etica personale. Il contatto con l’altro a poco a poco si trasforma in qualcosa di non violento, ma vissuto profondamente. In questa disciplina l’attacco non viene mai contrastato, ma al contrario accettato fino in fondo, integrato nel proprio spazio.

 

Nella pratica del-l’Aikido, arte marziale giapponese dell’Armonia, oltre al bokken (spada di legno) si usa anche il bastone (jo). Che tipo di lavoro si fa con il jo?
Da quello che ho potuto constatare su di me e i miei allievi, l’Aiki-jo (tecniche con il bastone) propone un ottimo lavoro su di sé, sulla postura, sulla direzione del corpo. Il fatto di lavorare con un’arma utilizzabile in tutti i sensi dà un senso di libertà. Il Maestro André Cognard e prima di lui il Maestro Kobayashi hanno codificato questa libertà in una serie di varianti, delle tecniche che sono strategie di relazione, di rapporto con l’altro. A un certo punto, andando avanti con la pratica, si comincia a sentire che la spirale, alla base del movimento del jo, deve partire dal centro di chi lo utilizza, e questo permette un’azione complessa, efficace senza utilizzare la forza.

 

Perché è così importante il movimento a spirale?
La spirale è dinamica, è infinita, non si ferma mai: è un movimento vitale, insito nella natura stessa. Il jo si muove sempre secondo una spirale, in senso orario quando avanza e in senso antiorario quando si ritrae. Inoltre a livello tecnico oltre alla scioltezza, il jo richiede la messa in moto di una forte dinamica: il centro di chi esegue la tecnica deve essere mobile, i piedi spostarsi rapidamente, strisciare leggeri senza mai perdere il contatto con il terreno.

 

Questo ci riporta al senso di libertà citato all’inizio. Può aggiungere qualcosa in proposito?
La sensazione di libertà deriva innanzi tutto dal fatto che come dicevo il jo può ruotare in tutti i sensi, essere impugnato a un’estremità oppure dall’altra, arrivare da sopra e da sotto. Allo stesso modo una volta assimilata la tecnica, è importante che i piedi non si fermino mai, e nemmeno il bacino, tracciando un movimento continuo e circolare. Se penso a un’immagine di Aiki-jo, ad esempio tecniche con quattro attaccanti, si cerca di lavorare sullo spostamento, sfasando il lavoro di piedi, mani e  sguardo.

 

Qual è la caratteristica principale del lavoro con il jo, anche rispetto a quello con il bokken?
Come donna percepisco il bokken come più “guerriero”. Il jo invece ha qualcosa di denso, di materiale. Anche a livello fisico, dopo un lavoro intenso con il jo, il sudore è diverso, tende a essere piuttosto grasso, legato al funzionamento di fegato e intestino, mentre quando si lavora con il bokken è più liquido e anche il tipo di energia è diverso. A volte la ripetizione delle tecniche di jo può dare un senso di sonnolenza, il cervello è come se perdesse rapporto con la realtà. Ricordo per esempio una sensazione molto gradevole dopo tre ore passate a ripetere la sequenza detta del Maestro Kobayashi, con tre attaccanti. Il mentale aveva lasciato la presa, e il corpo agiva senza più sentire la stanchezza. Il discorso è diverso nelle tecniche di jo-dori, quando invece di lavorare con due jo, si lavora con un jo solo, lasciando che venga afferrato dall’attaccante. Nel cadere a terra dopo la proiezione, il corpo si apre, si richiude, e a contatto con il tatami (materassine) ha la possibilità di unificarsi, e si risveglia.

 

Il ken e il jo
O Sensei Morihei Ueshiba, esperto nell’utilizzo del ken (spada) e del jo (bastone corto), applicò all’uso di queste armi il principio Aiki(Ai, "armonia"; Ki, "energia").
L’Aiki-ken (“armonia-energia-spada”) è la pratica della spada, che ci insegna la spiritualità dell’Aikido. Il ken ha tre direzioni di movimento:
* dall’alto verso il basso, ume-no-tachi, il fiore di prugno (ume), simbolo di risurrezione;
* dal basso verso l’alto, matsu-no-tachi, il pino (matsu), simbolo di forza permanente;
* in orizzontale, take-no-tachi, il bambù (take), simbolo dell’alternanza di forza e morbidezza.
L’Aikijo(“armonia-energia-bastone”) è la pratica del bastone, che ci permette di imparare le leggi della terra, è un insegnamento prezioso per gli spostamenti nell’Aikido.
Il jo ha sempre un movimento a spirale, in senso orario quando avanza e antiorario quando si ritrae. L’energia espressa nelle tecniche con le armi viene utilizzata per controllare l’attaccante, non per colpirlo.

 

Bibliografia: Per chi volesse saperne di più, sono disponibili i seguenti testi del Maestro André Cognard: Aikido. Il corpo cosciente e Aikido. Il corpo filosofo (Luni Editrice); Piccolo manuale di Aikido (da richiedere direttamente all’ALPA).

 

 


Scritto il 09/08/2011,

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http://www.alpa-aikido.it.




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