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Per la prima volta Hod dedica un numero agli adolescenti, questi nuovi sconosciuti che rappresentano il nostro futuro prossimo. E lo vuole fare lasciando parlare uno di loro, Matteo, 14 anni, con dei problemi di dislessia in gran parte risolti, curioso, intelligente, che ama ritrovarsi con gli altri. Un bravo ragazzo, un genere diventato tabù perché non fa notizia. Uno dei tanti da ascoltare. Un anno fa Matteo ha scritto: “Sono personalmente molto sensibile al tema della diversità in quanto sono dislessico. Questa situazione mi ha portato ad essere trattato dalle persone con le quali mi confronto giornalmente, anche se involontariamente, come un diverso. Spesso mi è capitato di sentirmi differente dai miei coetanei e questo mi ha sempre provocato una grande sofferenza”.
Oggi, alla fine del tuo primo anno di liceo, come ti senti?
Dal punto di vista psicologico la dislessia l’ho praticamente superata, mentre trovo che sia più difficile integrarsi nell’adolescenza. Il problema più grosso riguarda il rapporto con le ragazze. Siamo diversi, le femmine sono timide e i maschi si buttano a capofitto, ma penso che prima o poi passerà, è un percorso da fare.
Ti crea delle ansie?
No, ma ne parlo con i miei amici. Dopo i videogiochi ci raccontiamo delle fidanzate, anche se non per tutti è un discorso così importante. Ad esempio io non ne voglio fare una paranoia, preferisco cercare di avere una buona relazione con i compagni e prendermi il mio tempo per cercarmi la ragazza. Non c’è problema.
Rispetto a quando eri alle medie sono cambiate le tue aspettative?
Mi piacerebbe fare dei viaggi, girare un po’ il mondo. Sono curioso di vedere come se la passano le altre persone, vorrei vedere e incontrare tanta gente.
Chi ti interessa in particolare?
Le persone che hanno dei problemi di solitudine, o di comportamento, di droga, alcol. Mi interessa chi è povero e ha difficoltà a vivere, gli esclusi, i rinnegati. Mi piacerebbe fare qualcosa, avere un contatto con loro. Vorrei conoscerli, capire cosa gli succede e magari poterli tirare fuori dai casini.
Da dove pensi ti venga questa voglia di aiutarli?
Penso che nasca dalla mia esperienza. Se mi prendevano in giro o mi facevano qualche scherzo per la dislessia provavo fastidio e adesso che sono tranquillo, che mi sono sistemato, mi piacerebbe sistemare anche loro. Vorrei che vivessero in pace e fossero lasciati stare. Vorrei dargli una mano, insomma.
Quali sono i valori che reputi più importanti?
La cosa che reputo più importante è l’amore tra due persone. Poi in ordine di importanza vengono la famiglia, il senso di giustizia, l’amicizia, la carità e per ultimi i soldi.
Cosa intendi esattamente per amore?
Più che l’amore fisico intendo l’amore più affettivo. Quello “smielato”, che tira in ballo i sentimenti.
Sei un romantico…
Sì.
So che sei un appassionato di cinema e di videogiochi, cosa ti affascina di più?
Vedo un po’ di tutto ma forse preferisco i videogiochi e i film di guerra: ti fanno pensare a quello che è successo e a quello che potrebbe accadere. Prendiamo un film come Full Metal Jacket di Kubrick: la fine, quando si scopre che il cecchino è una ragazza e viene ammazzata anche lei, mi ha fatto veramente male, mi ha lasciato un vuoto enorme. Mi ha fatto pensare fino a che punto la guerra si può spingere, perché è tremendo costringere una ragazza a dover uccidere delle persone.
Nei giochi invece è diverso, si sa benissimo che non si fa male a nessuno… e mi servono per scaricare lo stress. Meglio un videogioco che una canna.
Non pensi che possa creare qualche problema stare a lungo in contatto con la realtà virtuale di un videogioco?
A volte si entra in un videogioco con l’idea di aiutare un personaggio che ti piace e si viene coinvolti. In Assassin’s Creed, che si svolge attorno al XII secolo e dove i personaggi principali sono tutti uomini, il bello è stare dalla parte del “buono” cercando di non far portare a termine ai “cattivi” i loro piani di guerra. Ho preso ad esempio questo gioco anche perché i protagonisti, che con una serie di evoluzioni e salti acrobatici da un tetto all’altro sembrano fare Parkour (spettacolare disciplina metropolitana diffusa grazie a Internet, che consiste nel superare qualsiasi sorta di ostacolo che si frappone alla corsa), sono stati imitati mettendo in pericolo la vita dei ragazzi. C’è chi dice “è una cavolata, ci riesco anch’io”, e invece poi si fa male. Il gioco può diventare pericoloso.Anche altri videogiochi che parlano della mafia rischiano di fare dei danni influenzando i ragazzi a creare delle gang. E la gang da gioco diventa realtà, spingendoli al bullismo o a imbrattare i muri…
Che ne dici dei modelli di bellezza trasmessi da televisione e pubblicità? E cosa pensi di tatuaggi e piercing?![]()
Secondo me i tatuaggi e i piercing, se presi a piccole dosi - uno o due - si possono anche fare, basta non esagerare. Sono invece contrario a tutti quelli che pensano di rifarsi la faccia. Penso che se siamo nati così, se Dio ci ha creato in questo modo, dobbiamo accettarci per come siamo. Per quanto riguarda le ragazze, non mi interessano quelle “fantastiche”. Mi piace scoprire, parlando con loro, di avere delle cose in comune. Con una ragazza mi piace ritrovarmi.
Mi dicevi che segui dei corsi teatrali, in cosa ti aiutano?
Il teatro mi aiuta a conoscere i miei movimenti, mi dà il controllo sulla gestualità. Credo però che la danza, ad esempio un ballo classico come il valzer ci possa mettere in contatto con il nostro corpo al 100%. Certo la danza è più per le ragazze, ma anche sport come il basket o il nuoto aiutano a sincronizzarsi con il corpo. Tutto questo porta al contatto fisico, che è molto importante.
Qual è la cosa che ti piace fare di più con gli altri?
Comunicare. Io parlo molto, anche con gli adulti, senza problemi, come se fossero dei miei coetanei. Al computer ci sto solo per andare a vedere i video o per farmi un giro su Google, non ho Facebook quindi non ho la fissa di stare attaccato a Internet 24 ore su 24, preferisco parlare faccia a faccia che starmene lì a scrivere.
E qual è invece la cosa che ti dà più fastidio negli altri?
Non riesco a sopportare le persone che si credono grandi e poi, quando li conosci, scopri che non hanno le palle, non hanno il coraggio di fare nulla di quello che dicono. E poi non sopporto quelli che si vantano e usano la forza. Queste sono le due categorie di persone che non mi piacciono in assoluto. E sono sicuro che quello che fanno le persone nella realtà influenza molto di più di un qualsiasi videogioco. A iniziare dalla famiglia, dai genitori, perché se un ragazzo viene trattato male, cosa farà poi nella vita?
Cosa ti mette a disagio?
A volte penso che la vecchiaia è brutta, soprattutto se hai dei problemi fisici o se sei da solo. Quando la sera mi vengono in mente questi pensieri, mi dico che devo trovarmi la fidanzata perché voglio invecchiare con qualcuno vicino a me.
Ti capita spesso di annoiarti?
Quando ho smesso di giocare e di fare i compiti, quando ho finito tutto quello che posso fare, uscire, trovarmi con gli amici… a quel punto mi chiedo cosa posso fare ancora e allora, quando arriva la noia, cerco di inventarmi cose nuove. Sono uno che non perde tempo, e cerca di fare tutto alla svelta, meglio non trascinare quello che devi fare alla fine della giornata quando non ce la fai più.
Pensi mai al tuo futuro?
Penso spesso al futuro, penso a cosa sarà l’Italia tra qualche anno, cosa succederà, se me ne andrò via o se resterò, se ci sarà il pericolo che facciano delle centrali nucleari come quelle di Fukushima. Vorrei vivere in un posto tranquillo.
Se avessi l’opportunità di chiedere ad un adulto di lanciarti un messaggio importante per la tua vita, per il tuo futuro, cosa gli chiederesti?
Di dare il buon esempio.
Qual è il tuo sogno?
Di farmi una famiglia e di vivere una vita in un paese senza mafiosi, dove le cose vanno meglio per tutti e dove si può stare in pace e senza nucleare.
“Il mondo che ci circonda è caratterizzato da persone che parlano lingue differenti e hanno abitudini diverse, piante e animali di tutte le specie e paesaggi di tutti i generi. Non bisogna avere paura di conoscere il mondo che ci circonda. Se il mondo fosse tutto uguale, sarebbe molto noioso. Tutti sanno che le cose a cui siamo abituati ci danno sicurezza mentre, ciò che è diverso, ci crea un sentimento di diffidenza. La diversità però non costituisce un pericolo per la società ma serve, piuttosto, a far riflettere le persone. Chi pensa con la propria testa, spesso anticipa comportamenti che nel tempo vengono adottati da una moltitudine di persone, dimostrando di avere ragione. Dovremmo incominciare a pensare alla diversità come a una ricchezza. Ognuno deve sentirsi speciale per quello che ha e non per quello che gli manca. Ama chi sei e nessuno sarà mai come te!” (Matteo)
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