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Family Life - Intervista al Prof. Carlo Rosso


Pubblicato su Hod benessere n.45 - Inserito in Salute » Sessualità

Si parla tanto di famiglia, ma cos’è esattamente? Un’istituzione, una condizione sociale, una fede, una sistemazione, una ricerca di sicurezze, un modo di essere o sentirsi rispettabili, la conferma di un amore, un contenitore di ansie, la speranza di un futuro, il rifugio alla solitudine, un luogo di complicità/solidarietà/omertà/violenza/ipocrisia/gioia/amore…

 

 

Professor Rosso, che cos’è oggi la famiglia?
La famiglia è un’organizzazione di relazioni tra persone che appartengono a generazioni differenti e hanno ruoli differenti in seno ad essa. Ma ciò che la rende particolare, tra le diverse organizzazioni umane, è che i soggetti della famiglia sono legati tra loro poiché persone, a prescindere dai ruoli che in essa inevitabilmente hanno. Ovviamente la famiglia è un’organizzazione instabile, che con i cambiamenti sociali e culturali muta continuamente.

Può essere più chiaro?
Ad esempio il fenomeno della “famiglia lunga”, ossia la permanenza dei figli nella famiglia d’origine a causa delle difficoltà a trovare un’occupazione, una casa, ma più in generale, a causa della difficoltà a fare scelte definitive. Tale fenomeno è particolarmente evidente in Italia e crea nuovi problemi. Pensi alle criticità intra familiari e sociali che pone la convivenza di due generazioni adulte. La difficoltà a lasciare il nido, a posticipare la creazione di una nuova famiglia ritarda la comparsa sulla scena di una nuova generazione, si sta perdendo il ritmo del succedersi delle generazioni. D’altronde i genitori colludono con questi figli, hanno investito così tanto in loro che difficilmente insisteranno perché questi escano di casa. Questi genitori sottostimano i vantaggi emancipativi dei figli e sono molto più preoccupati della solitudine che si verrebbe a creare nella condizione di nido vuoto.
Un altro esempio è la “famiglia monogenitoriale” che ormai, a seguito del crescente numero di divorzi, ha assunto una sua precisa dignità statistica. Con il divorzio, i figli erano affidati alla madre ed ora, pur vigendo l’affido condiviso, i figli sono lo stesso, di norma, assegnati al domicilio materno, con un possibile rischio indebolimento del ruolo paterno. Ma ci sono anche le “famiglie allargate” dove a seguito di separazioni e ricostruzione di nuovi nuclei familiari si ritrovano sotto lo stesso tetto figli di precedenti matrimoni. Qui, all’ovvietà della precedente convivenza (positiva o negativa) segnata dal legame di sangue, subentra la necessità di costruire una rete di affetti e di buona convivenza tra persone che non si sono scelte. Pensi a due adulti, entrambi con figli, che iniziano una nuova relazione. È un lavoro difficile, che mette a dura prova la tenuta di queste nuove unioni e assorbe molte energie psicologiche. Come vede lo scenario familiare è oggi assolutamente vario e anticonformista.

Insomma la famiglia tradizionale si è frantumata.
Beh, diciamo che la famiglia tradizionale convive insieme a queste nuove tipologie di famiglie. Tenga presente che nonostante i tassi di separazione in costante crescita, il matrimonio, la convivenza di coppia, la costruzione di una famiglia rimangono mete molto desiderabili e, nonostante l’orientamento autoreferenziale della coppia odierna, essa rimane un referente centrale per la società perché si fa carico non solo dell’allevamento ma anche dell’educazione e di un sostegno prolungato delle nuove generazioni. Insomma, le persone desiderano costruire e conservare buone relazioni affettive, desiderano formare delle famiglie, v’investono non poche energie, ma sempre più spesso non riescono nel tempo a mantenerle adeguate alle loro esigenze.

Quindi il nostro tempo è caratterizzato da qualcosa che rende più difficile la difesa della famiglia.
Sì è così! Francamente io non mi sento di affermare che la famiglia sia un’istituzione in crisi, piuttosto oggi è più difficile conservare il legame di coppia e questo si riflette inevitabilmente nella realizzazione della teoria di separazioni a cui assistiamo.

Allora il “male” sta nella coppia.
È una lettura interessante. Non è l’unica, ma indubbiamente la crisi odierna del sistema coppia - e qui volutamente uso la parola crisi - ha avuto un ruolo, e lo ha tuttora, nella creazione della costellazione delle nuove tipologie familiari. Il legame familiare, e più in specifico quello coniugale, presenta un’anima pensionale - drammatica. La coppia si deve cimentare con l’impresa di tenere insieme in modo produttivo e creativo la differenza originaria di genere (uomo e donna) con i connotati culturali e di storia familiare che essa comporta. Per questo motivo la coppia è attraversata fisiologicamente da crisi e conflitti, che, mi consenta un’annotazione terapeutica, non vanno temuti e allontanati ma affrontati.

Quindi, i problemi sono insiti nella differenza di genere, costituzionale alla coppia eterosessuale…
Non esattamente. Stare insieme presenta criticità costanti nelle diverse epoche quali quelle che ho espresso, ma è la coppia d’oggi, la coppia romantica, quella che si è formata a prescindere dai desideri genitoriali, che ha nell’amore la sua origine e senso, che contiene in sé il seme del fallimento.

Lei dunque sostiene che la causa dell’odierna crisi della coppia sia l’amore. Mi scusi, ma non è il contrario: l’amore crea la coppia e poi la famiglia?
Abbiamo ragione entrambi. Però è vero, la mia affermazione necessità di un chiarimento. Vede, un’immagine centrale della nostra società è quella dell’amore romantico, uno stretto legame sentimentale che porta all’altare e poi dura tutta la vita. Ovviamente, lo sappiamo, le statistiche mostrano un’altra immagine, con conseguenze non soltanto private ma anche sociali. Ma tornando all’amore romantico è ad esso sotteso “un’etica dell’autorealizzazione” che rende il soggetto metro di tutto. Ciò comporta un alto investimento nel rapporto di coppia maanche un affievolimento dell’aspetto sociale e istituzionale del vincolo. La coppia si è fatta “norma a se stessa”, è diventata troppo autoreferente. Il matrimonio da fatto sociale è diventato impresa personale e la coppia sembra ormai avere preminenza sulla coniugalità. I partner si vivono in uno spazio totalmente privato, svincolati da appartenenze di stirpe e sociali che un tempo erano, invece, molto forti. Da qui origina la fragilità della coniugalità odierna, frutto d’attese troppo elevate, facilmente soggette a delusioni, insita nello sbilanciamento della relazione sul versante affettivoespressivo a scapito di quello etico-normativo e d’impegno nel patto coniugale. Per finire, il matrimonio è stato sgravato dalle restrizioni, dai controlli, dalle costrizioni della società premoderna dove erano le famiglie, e non i singoli, ad unirsi nel vincolo matrimoniale.
Il matrimonio è oggi una comunità dei sentimenti, liberamente scelta, da due individui. È una comunità a cui, però, manca una cornice esterna che dia sicurezza e appoggio e in cui lo spazio privato deve progressivamente essere riempito da contenuti che costruiscano una nuova forma di legame che trascende “la trappola” dell’amore romantico prolungato all’infinito come aspettativa. Ma non può essere così. Ciò che rimane allora è la delusione e la rottura del rapporto oppure non rimane che contrattare.

Dall’amore ai contratti!?
Esatto, è una tendenza. Mi spiego: esistono molti libri che offrono ricette per l’amore, il matrimonio, il rapporto di coppia. È un’offerta vasta e variegata. Alcuni di questi volumi tendono ad aiutare a rivitalizzare la possibilità di una comunanza all’interno della coppia. Tuttavia, vi sono sempre più libri di consigli in cui il tema dell’intimità, della comunanza è messo molto a margine. Al centro sta un altro imperativo che tende a porre l’accento maggiormente sulla parte opposta: invece della conservazione del “noi”, quella dell’”io”. Così sempre più spesso si consiglia di regolare quanti più aspetti possibili del quotidiano vivere insieme in un “contratto matrimoniale”. Sempre più coppie seguono il consiglio. Negli Stati Uniti, ma anche in Germania, accade che vi siano coppie che prima del matrimonio stipulano un contratto matrimoniale. La libera scelta del partner, affrancata dalle costrizioni sociali preordinate, produce così un risultato paradossale, nuove forme di controllo privato reciproco. Se non esiste più una “cosa comune”, nel campo interno del rapporto deve essere protetto l’interesse proprio di ciascuno. Insomma, nella forte base sentimentale del matrimonio, nell’immagine culturale dominante dell’amore romantico è, quindi, già posta una radice per il suo cambiamento di significato: da legame che naturalmente dura tutta la vita, a legame che viene mantenuto soltanto a determinate condizioni.

Uno scenario complesso, in cui siamo un po’ dei trapezisti che si esibiscono senza rete di sicurezza.
Ha ragione, se volessimo rappresentare tutto ciò con uno slogan potremmo dire che: “se alla fine vince, l’amore deve subire molte sconfitte”.

 

 


Scritto il 25/10/2011,

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