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È ormai a conoscenza di tutti che il fumo rappresenta un fattore di rischio per malattie cardiovascolari, respiratorie e neoplastiche. Il danno organico che porta alla malattia conclamata è il risultato del danno biologico che si riproduce ai diversi livelli del metabolismo cellulare soprattutto a seguito dello stress ossidativo, associato ad un certo numero di malattie infiammatorie polmonari che includono l’asma, la sindrome da stress respiratorio, la fibrosi cistica, il cancro del polmone… I polmoni sono infatti esposti al danno ossidativi come sono esposti ad un ambiente ricco di ossigeno e tossine.
Nonostante esista da tempo la prevenzione primaria dal fumo di sigarette, così come leggi che affrontano il problema del fumo passivo nelle aree pubbliche, si è potuto fare poco per ottenere una significativa riduzione di fumatori in Italia, la cui percentuale è del 35% per i maschi e del 25% per le femmine, equivalente a circa 14 milioni di fumatori. Inoltre l’OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) prevede che nel 2015 le morti causate dal tabacco rappresenteranno il 10% della totalità, superando del 50% quelle dovute all’AIDS.
Oggi i trattamenti antifumo in tutto il mondo, ufficialmente riconosciuti dall’OMS, hanno come cardine l’uso dei derivati della nicotina (peraltro prodotti di banco) ed in parte del farmaco Vareniclina Champix che, proposto dopo studi controllati, ottiene fino al 40% di stop dal fumo. Se il medico di famiglia si impegnasse verso i suoi assistiti fumatori proponendo questi due presidi farmacologici e rendendosi disponibile a periodici colloqui di sostegno, potrebbe ottenere dal 10 al 15% di cessazione dal fumo ad un anno di osservazione; naturalmente senza alcun riconoscimento da parte delle ASL e quindi partendo semplicemente da una forte motivazione personale, sempre che anch’egli non rientri nella percentuale di soggetti fumatori… Precisando al proposito che la percentuale di fumatori nell’area sanitaria è equivalente alla percentuale generale della popolazione italiana, ricordiamo che la semplice proposta del medico di famiglia al suo assistito di smettere di fumare ottiene (dato assolutamente da non sottovalutare) il 2% di risultati di cessazione del fumo ad un anno di osservazione.
Due novità diagnostiche
Da qualche anno, sulla base di deludenti risultati riguardanti la prevenzione primaria in Italia, ci siamo impegnati nell’affrontare il tema della prevenzione secondaria per valutare la possibilità di identificare - alla luce di innovative indagini diagnostiche - il reale fattore di rischio di ogni fumatore, e la possibilità di correggerlo o almeno contenerlo nel caso, purtroppo assai frequente, che il fumatore non riuscisse a smettere. Le grandi novità che ci hanno permesso questa scelta derivano dall’area diagnostica e sono:
1) La possibilità di eseguire ai fumatori un pannello di esami del sangue in grado di valutare il bilancio ossidativo individuale;
2) La comparsa da qualche anno, come presidio diagnostico, della TAC spirale (TAC-S) del torace, in grado di dare in pochi minuti una lettura morfologica analitica dell’apparato respiratorio. E cioè di identificare da una parte tutti i danni anatomici espressi dopo vari anni di fumo, dall’altra di diagnosticare i tumori polmonari di dimensioni inferiori ad un centimetro, spesso non visibili alla radiografia standard del torace. Inoltre la nostra
attenzione, come gruppo di lavoro che si occupa da anni di danni da fumo, non si limita ad assumere la TAC spirale ai fini di una diagnosi precoce del tumore polmonare, ma considera la prima TAC-S del fumatore abitudinario sopra ai 20 anni un elemento importante per evidenziare il danno morfologico indotto dal fumo sull’apparato broncopolmonare.
Queste due nuove modalità di indagini, biochimica e radiologica, ci consentono oggi un profilo biologico individuale sui singoli fumatori. Si possono dunque osservare, come è avvenuto nella nostra casistica, fumatori di oltre 20 sigarette al giorno per 40 anni con limitati danni biologici, e fumatori invece molto più modesti e più giovani con danni respiratori e cardiovascolari molto più elevati. D’altra parte, se con la TAC-S siamo in grado di valutare il danno anatomico individuale, ad esempio la presenza di enfisema limitato ai lobi superiori, già questo rilievo può sensibilizzare il medico curante e tenere sotto più stretto controllo il paziente, in quanto più esposto a rischio sia neoplastico che infettivo. Ma la vera grande novità è che per la prima volta il medico di famiglia ha la reale possibilità di “toccare con mano” i danni anatomici genericamente descritti al fumatore, ed impostare quindi una prevenzione molto più specifica sia per i danni della funzionalità respiratoria che per quelli cardiovascolari. Diverso infatti è leggere sul pacchetto di sigarette “il fumo uccide”, dall’osservare con la TAC-S i primi nefasti segnali di un danno organico sia a carico del polmone che delle coronarie; oppure la lieta sorpresa di notare come un fumatore incallito sia esente da danni o per semplice fortuna genetica, o per uno stile di vita ottimale, nonostante il fumo, per quanto riguarda l’alimentazione e l’abitudine a praticare uno sport o comunque del fitness con costanza.
Tratto da uno studio a cura di:
Dr. Enzo Soresi - Primario Em. di Pneumonologia, Ospedale di Niguarda, Milano
Dr. Claudio Bonfioli - Resp. Servizio di Radiologia, Pol. S. Marco, Zingonia (Bg)
Dr. Roberto Accinni - Ricercatore C.N.R. Ospedale di Niguarda, Milano.
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