1 unica passione per i viaggi 5 proposte per bisogni e desideri diversi: Madagascar, Zanzibar “a piedi”, Trieste, Terme d’Austria, un Hotel + Centro Benessere in Toscana, nel cuore della Costa degli Etruschi. Tutto questo e molto di più: Allergie + il punto su Omeopatia e Medicina Integra ... Scopri
Quali sono le dinamiche che si muovono all’interno del rapporto madre e figlia, una relazione fondamentale fatta di mille problematiche e sfaccettature come sono quelle che possono unire, o dividere, due donne.
Ne abbiamo parlato con la Dr.ssa Chiara Sozzi:
Oserei dire che la relazione madre-figlia, per la sua stessa ricerca di totalità, si avvicina al rapporto di coppia.
La relazione madre-figlia è sicuramente una relazione privilegiata. Per la madre, avere una figlia femmina è avere un’altra se stessa. Mentre nel figlio maschio vede il “progetto” ma non la propria identità totale, nel rapporto con la figlia verifica la sua vita, la sua realizzazione.
In questo rapporto che definisci centrale della nostra vita, la madre ha davanti a sé due opzioni: può piacersi, oppure no. Cosa cambia nei due casi?
Quando dico che verifica se stessa, do per scontato che al 90% la verifica sia fallimentare: in questo momento qual è la donna che può dirsi completamente costruita, realizzata e in pace con se stessa? È questo il principale motivo che rende conflittuale il rapporto tra madre e figlia. Un rapporto magico ma anche estremamente complicato, da cui possono nascere profondi vissuti di sfiducia e di contrapposizione. Laddove dovrebbe essere totalmente appagante, spesso rappresenta invece tutta la sfiducia che una donna che diventa madre ha dell’amore e della possibilità che esso venga accolto, che nutra e che sia corrispo-sto. Sento che questo è il nucleo centrale e “drammatico” da risolvere.
In effetti rischia di essere frustrante…
Sì perché l’origine di tutte le incomprensioni tra madre e figlia vengono da questo equilibrio, che più che dipendere dalla peculiarità di una determinata madre, fa parte del percorso collettivo femminile. Oggi le madri, soprattutto con figlie di 30/40 anni, stanno affrontando questo nodo cercando di sciogliere la sfiducia che la donna ha in se stessa. Nutrire d’amore è la qualità fondamentale del femminile.
Peccato che per migliaia di anni ci siamo giocati la relazione tra femminile e maschile svuotando il fatto di poter nutrire completamente con l’amore della donna. È in questo modo che la donna ha perso il senso dell’amore come potere personale di nutrimento, ribaltandolo in bisogno di dipendenza maschile, e nel sentirsi votata quasi in modo sacrificale ad amare uomini vuoti d’amore, incapaci poi di riamarla. Tutto ciò ha portato la donna ad uno stato di profondo svilimento e di vittimismo: “Non sarò mai amata, nessuno mi può amare e il mio amore non viene apprezzato, non serve a nulla.” Questo è ciò che una madre riversa immediatamente nella sua relazione con la figlia.
In poche parole glielo trasmette.
Fin da bambine le figlie femmine respirano questa sfiducia nel proprio amore, all’interno della quale si gioca un’aspettativa negativa della madre verso la figlia, con la convinzione che la figlia non se ne farà niente del suo amore mentre apprezzerà qualsiasi altro affetto possibile, compreso quello del padre o di persone esterne alla famiglia, come gli amici... Questo fa sì che nel momento dell’adolescenza, quando la figlia ha bisogno di crearsi un ambiente di riferimento alternativo alla famiglia, la madre viva in modo conflittuale qualsiasi cosa lei faccia. La conseguenza è che la figlia ha l’impressione di abbandonare la madre e si sente in colpa.
E se invece di sentirsi in colpa, si sentisse finalmente libera?
In questo caso il senso di liberazione nasce da un contesto in cui la figlia ha sempre sentito che non va mai bene niente. In qualunque modo corrisponda all’amore materno, per la madre non va bene. Davanti a questa terribile frustrazione, l’uscita di casa adolescenziale può essere vissuta come la festa della liberazione. Il problema è che andandosene dalla famiglia non si può dimenticare che c’è una madre e questo legame, se conflittuale, diventa ancora più drammatico. La figlia potrebbe rimuovere e dimenticare il problema di una relazione che non si è evoluta e che non è stata un nutrimento d’amore reale, ma così facendo rimuove una parte di sé, si butta nel proprio maschile, in discorsi legati all’emancipazione o alla carriera e rischiando di affrontare le relazioni d’amore con il piede sbagliato. In particolare le prime esperienze sessuali potranno essere vissute dal lato maschile, senza una protezione profonda dei propri valori e della propria intimità. Di se stesse. Solo attraverso le crisi della maturità la figlia si accorge di avere buttato via insieme alla madre il suo femminile. Se un’adolescente che diventa adulta vuole trovare la sua integrità deve necessariamente fare i conti con la relazione con la madre. Crescendo, andrà a sentire se ha ricevuto il nutrimento d’amore o se, portandosi appresso come sua madre la sfiducia verso l’amore, cerca relazioni vuote o chiude all’amore per la paura di trovare la mancanza d’amore che ha letto nella madre. Fino a quando siamo adolescenti procediamo per esperienze, ma quando diventiamo giovani adulte la soluzione, l’elemento centrale della donna è la ricerca della propria integrità.
Cosa intendi per integrità?
Andare a sciogliere quelle convinzioni profonde che ci impediscono di vedere noi stesse fino in fondo e di scoprire le nostre vere potenzialità senza proiettarci nella vita e nel futuro come donne che si realizzano unicamente stando accanto all’uomo e, come madri, allevando dei figli. Il punto è che la donna si realizza sentendo se stessa, percependo dentro di sé le “vibrazioni” che arrivano da tutta l’affettività che ha attorno, al di fuori degli schemi che pone la società. Certo, se madre e figlia decidono di fare un percorso personale di ricerca di integrità, in primo luogo evidenzieranno la sfiducia nell’amore, ma una volta sciolte queste convinzioni di fondo andranno a sentire il valore e la forza dell’amore che hanno dentro e come esso le porti innanzitutto a nutrire se stesse. È fondamentale che la donna cerchi di riempire un circuito di alimentazione interno a sé prima di pensare di riversare a sua volta questo amore verso l’esterno.
E cosa succede di fronte agli infiniti problemi pratici del quotidiano: dal tempo che ci inghiotte alle infinite paure verso un’adolescente sempre più esposta a trappole e stereotipi?
Penso che la cosa che conti di più sia recuperare un rapporto di fiducia. Instaurare un rapporto di stima reciproca e di complicità, dare fiducia alla figlia affinché lei a sua volta possa avere fiducia in se stessa. In tal modo si crea una lieson positiva. È l’unico parafulmine possibile, perché se una ragazzina crede in se stessa e si dà valore possiede una base forte, un buon sostegno per affrontare qualunque situazione. Se al contrario si trova nel vuoto completo di fiducia, cade con facilità in tutte le trappole sociali. Qualunque cosa le venga offerta è buona, diventa l’unica sua realtà. E pur vedendole, adora le trappole, non ha altro. Esiste poi un altro aspetto: anche quando si è instaurato un buon rapporto di fiducia, la madre deve essere pronta a fare un viaggio nel mondo che la circonda con gli occhi della figlia, cercando di riferirsi alle esperienze e alle situazioni attuali con parametri diversi dai suoi.
Altrimenti è difficile capirsi fino in fondo.
Ma soprattutto si scopre la vita. Attraverso mia figlia, forse un po’ tardivamente, io ho davvero riscoperto un altro pezzo di vita, di esperienze e di valori, di comprensione delle strutture sociali emergenti, della cultura, delle immense possibilità di comunicazione a cui non sarei mai arrivata da sola, basti pensare al computer. Grazie a lei sono cambiata, mi sono aperta tantissimo. E quando questo avviene la figlia si rende perfettamente conto che sua madre sta guardando il mondo attraverso i suoi occhi, ma con la sua responsabilità di madre.
Ma se la madre non avesse acquisito il senso di responsabilità necessario al suo ruolo?
In questo caso siamo persi. Se non si ha un minimo di solidità non si può dare nulla. Se la madre crede in se stessa e si mette in gioco, la ragazza sente che sta maturando un giudizio diverso, che si confà a nuovi valori. Che cosa ci può essere di più per creare armonia?
Cosa succede quando una delle due si sente tradita dall’altra? Ad esempio, può capitare che nel bel mezzo di una situazione familiare che non funziona, di una crisi economica a cui bisogna fare fronte insieme ecc., una delle due deluda l’altra. Si tiri indietro, non faccia quello che ha promesso, in qualche modo tradisca “il patto” iniziale, le aspettative.
Questo tema mi riporta ad un altro concetto fondamentale: l’amore come legame simbiotico. Quando dico che la madre deve fare una ricerca dentro di sé, cercare una sua integrità sciogliendo convinzioni profonde relative all’amore, devo anche sottolineare che una modalità, un approccio alla relazione lo gioca proprio il legame simbiotico: se la persona che amo non mi corrisponde e non mi ama nello stesso modo, io non riesco a sopravvivere. Fa parte di una relazione affettiva molto infantile ed elementare, ma appartiene a tutti. Dentro di noi convivono nuclei infantili e blocchi adolescenziali, un incastro tra un amore vissuto in modo totale con la madre e un desiderio di libertà e di emancipazione vissuto come distacco e separazione. Queste due cose insieme fanno sortire il conflitto. La madre si aspetta una fusione continua non solo di affetto ma di idee, scelte… Fino a quando entra in azione questo comportamento non può esserci crescita e autonomia reale per entrambe. Al contrario nascono delusioni e incomprensioni.
Com’è possibile far crescere il rapporto affettivo, e come trasformare questo legame simbiotico in un legame che si evolve, che diventa una relazione matura?
Passando attraverso tradimenti, disillusioni e delusioni, bisogna innanzitutto mantenere vivo il rapporto di fiducia. È importante comunicare, spiegarsi fin dove è possibile (capirsi sempre in situazioni di questo tipo è molto difficile perché si gioca una costellazione di sentimenti così profondi - in primis il senso di colpa - che sono complicatissimi da dipanare), e se c’è la convinzione di fondo che quel rapporto va mantenuto, o se si è rotto va recuperato, esiste la possibilità di aprire i cuori. Di dirsi: “Non ho capito che cosa hai fatto e perché, ma va bene così. Lo accetto e ricominciamo da capo. Capisco che non l’hai fatto per volermi tradire o per deludermi, ma perché avevi le tue motivazioni.” Ecco, questo è il passo verso una relazione più matura, in cui non ci si aspetta più come bambini simbiotici per fare gli stessi giochi, o scegliere lo stesso colore, desiderare lo stesso cibo. Adesso è diventata una relazione d’amore tra due persone diverse che nella relazione reciproca si permettono, proprio perché si amano, di fare scelte differenti. Di accettarsi per quello che sono.
Come si fa a dare energia ad un rapporto logorato da anni di incomprensioni?
Bisognerebbe introdurre la consapevolezza che il tempo non è così determinante. Il “salto” si può fare in qualsiasi momento. Basta recuperare la capacità di sentire la fiducia profonda nell’amore. Credere che anche quando non si segue la figlia o non ci si occupa della madre come si vorrebbe, si può riprendere tutto in mano in qualunque momento. Non è un dramma se sono passati degli anni, se al momento non riusciamo a metterci energia. Resta invece ineliminabile il fatto che una donna, sia essa madre o figlia, senta l’importanza di quel rapporto. Ma finché si inseguono valori maschili, come la realizzazione professionale o l’immagine sociale, e non si inizia a recuperare la coscienza e il valore del femminile ponendo al centro di sé come principio fondamentale la relazione d’amore, in qualche modo si perde tempo. In fondo, a nutrire le nostre figlie, basterebbe una frase semplicissima: “Mi spiace non riuscire a esserci quanto vorrei”. È l’intenzione quella che conta, il desiderio, la volontà di esserci.
E se non ci fosse il lieto fine sperato, cosa può accadere?
Intanto è fondamentale che il nutrimento d’amore di una donna non dipenda esclusivamente dalla persona che ha accanto, chiunque essa sia, genitore o compagno, figlia o amica. Se così fosse bisogna aspettarsi dolore, paura, insicurezza, sfiducia e tutte le eventuali conseguenze psico-somatiche, sociali ecc. Per assurdo, anche se i rapporti affettivi sono basilari alla mia vita, la mia integrità devo cercarla in altro modo, allargando la mia sfera d’amore. Ad esempio, posso avere un rapporto d’amore con un uomo che mi soddisfa ma che al contempo non capisce tutti quei sentimenti che, invece, comprende bene un’amica. Allo stesso modo alcuni interessi culturali li posso condividere con dei colleghi. Devo vivere il nutrimento in modo molteplice, non esclusivo. Questa a mio parere è la capacità fondamentale che una madre dovrebbe trasferire alla figlia. Se ciò non avviene troveranno entrambe sofferenza sul loro cammino, ma potrebbe essere proprio quella sofferenza a portarle ad una ricerca interiore. È un lavoro in fieri. L’altro aspetto è che tutto questo non si gioca tra una singola madre e una singola figlia. Esiste una rete di connessione tra le donne, una coscienza che sta maturando, un lavoro attivo di trasformazione attraverso la consapevolezza, e alla fine quello che alcune donne stanno facendo passerà a tutte le altre, rinforzando il loro lavoro.
Il tuo ottimismo, soprattutto oggi, ha quasi dell’incredibile.
In realtà lo constato. Vedo cambiare persone che non hanno mai fatto lavoro interiore, e a distanza di 5/10 anni anche nei posti più improbabili ascolto ragionamenti molto più profondi e consapevoli.
Quindi secondo te, nonostante l’immagine della donna che arriva dai media, dalla televisione e da molte realtà sia devastante e svilente, esiste una realtà parallela che malgrado tutto si muove.
Attenzione però, io mi guardo attorno con l’occhio del terapeuta che nel corso di una maturazione di coscienza emozionale vede un movimento simile a quello che avviene nel processo omeopatico: a seguito di un peggioramento si produce un miglioramento. Se è vero che da un lato i problemi si stanno acutizzando, dall’altro li stiamo finalmente vedendo. Stanno uscendo alla luce. Il negativo riguarda soprattutto la “normalizzazione” di alcuni comportamenti, ma secondo me la donna mediamente sta prendendo coscienza di sé e dei danni che le vengono fatti. È una coscienza che si sta formando, anche se per il successo personale le donne incappano in storie legate a rapporti di potere, economici, politici, e sono bloccate. Ma più in generale ho l’impressione che il livello di coscienza si sia alzato. Solo trent’anni fa, davanti a situazioni simili a quelle di oggi, c’era il deserto. Il pericolo è di perdere terreno sul fronte sociale, ma la coscienza esiste e a mio parere ha una base forte. Stiamo perdendo potere perché per contenere l’abuso non abbiamo trovato ancora le modalità giuste, che rispondano ad una logica diversa che ormai sentiamo.
Credo che sia molto importante vincere il senso di impotenza che troppo spesso come donne ci sentiamo addosso.![]()
Possiamo farlo proprio attraverso la coscienza di dovere nutrire d’amore la realtà e le relazioni. E quando dico amore intendo fiducia nella vita, capacità di creare le condizioni perché la vita possa scorrere serenamente e nel rispetto reciproco di sé e degli altri.
Dr.ssa Chiara Sozzi: Pedagogista, Terapeuta delle relazioni familiari, Formatore Umano, Mind Shifting Trainer Ha lavorato presso enti pubblici e in numerosi corsi d’aggiornamento per docenti di diversi livelli scolastici. Opera nello studio professionale 2013gate con sedute individuali, di coppia e stage formativi nella ricerca sull’evoluzione dei modelli di famiglia, relazione genitori - figli, relazione di coppia. Svolge ricerche sull’identità femminile - maschile, materna - paterna e sulle caratteristiche evolutive dei comportamenti infantili e degli adolescenti.
Tel. 02 38000239 • chiarasozzi@2013gate.it
Le immagini di questo articolo sono di:
Rebecca Horn, Fata Morgana.
Daniela D’Andrea, I don’t care, della Serie “Can You See Inside Of Me?”
Daniela D’Andrea, I will be stronger, della Serie “Can You See Inside Of Me?”
Vanessa Beecroft, Santa Maria dello spasimo.
Immagini correlate

Hod non è solo un sito Internet ma anche un giornale di nicchia bimestrale e gratuito; un curioso "book-let" patinato a colori, ricco di immagini e notizie; una rivista maneggevole che vi mette a portata di mano (e di tasca) una serie di nomi e indirizzi utili; un giornale affidabile ma anche originale e fuori dal "coro", che vanta per ogni argomento consulenze e firme di personaggi esperti e competenti dei vari settori.