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Il diritto a non soffrire


Pubblicato su Hod benessere n.65 - Inserito in Salute » Medicina integrata

“Primum non nocere et lenire dolorem” (Ippocrate)

Esistono fenomeni di dolore continuo e “profondo” legati non solo al tumore ma a molte altre patologie, per i quali non bastano i comuni antidolorifici ma occorre rivolgersi a specialisti chiamati “terapisti del dolore”. Sono medici che esercitano la professione in centri specializzati, a cui ci si rivolge in seguito al parere del medico di base o dello specialista che ha curato inizialmente la patologia.

 

In medicina si definisce il dolore come “un’esperienza sensoriale ed emotiva associata ad una malattia o comunque descritta in relazione ad essa”. È lo strumento che il nostro corpo utilizza per avvertire che qualcosa non va. La percezione del dolore è caratterizzata da una forte componente emotiva e psicologica, che varia da individuo a individuo. In linea generale possiamo però suddividere il dolore in:

• acuto, quando si evolve in stretto rapporto con la malattia che lo ha causato ed è di durata limitata;

• cronico, quando si evolve in modo persistente oltre la malattia ed è accompagnato da importanti segnali psicologici (depressione, irritabilità, ansia, paura della morte o della gravità della malattia).

 

Il dolore del malato di cancro è definito dagli specialisti un “dolore globale”: inizia come dolore acuto, ma si trasforma ben presto in dolore cronico influenzando gravemente la qualità della vita dell’ammalato e di chi gli sta accanto. Il dolore a questo punto non rappresenta più soltanto il sintomo di una malattia, ma può diventare esso stesso la malattia.

Non tutti sanno che esistono diverse forme di dolore cronico: oltre a quello oncologico, il più tristemente conosciuto, vi sono fenomeni di dolore continuo e “profondo” legati ad altre patologie. Ne sono esempi gravi forme di cefalee e nevralgie, come quella del trigemino o quella nota come “fuoco di S. Antonio”, le ulcere ischemiche degli arti inferiori, le grandi ustioni, le sindromi da arto fantasma (dopo un’amputazione), e alcune fasi postoperatorie e post-traumatiche. In tutti questi casi il trattamento con i comuni antidolorifici può non essere sufficiente, ed è necessario rivolgersi a specialisti chiamati “terapisti del dolore”, che possono intervenire con specifici protocolli terapeutici. Questi medici esercitano la loro professione in centri specializzati, e a loro ci si rivolge in seguito al parere del medico di base o dello specialista che ha curato inizialmente la patologia.

 

I farmaci contro il dolore
I farmaci comunemente utilizzati per la cura del dolore sono i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), raccomandati come prima arma quando l’intensità del dolore è ancora facilmente controllabile.
Altri farmaci adiuvanti sono gli anestetici locali e i corticosteroidi. Gli oppioidi (morfina, metadone, ossicodone, fentanil, codeina, tramadolo) sono considerati da anni il caposaldo della terapia del dolore. Prendono il nome dall’oppio contenuto in certe varietà di papavero dove sono stati trovati per la prima volta, ma la parentela chimica non deve trarre in inganno: l’utilizzo di oppioidi a scopo terapeutico non ha nulla a che vedere con l’utilizzo dei derivati dell’oppio a scopo edonistico. Nessun malato di tumore che ricorra alla morfina per combattere il dolore sarà in seguito vittima della dipendenza fisica e psicologica tipica degli stupefacenti. Un altro tabù da sfatare è che la morfina possa causare perdita di coscienza. Al contrario, se ben dosata consente al paziente di condurre una vita normale.

 

Come si prendono
Tutti i farmaci che curano il dolore, morfina compresa, possono essere assunti sia in ospedale che a casa: le vie di somministrazione sono molteplici e consentono di personalizzare la terapia del dolore, mettendo a punto per ogni paziente la schema posologico più indicato. Le vie di somministrazione più comuni sono quella orale (pillole, sciroppi o fiale orali), l’iniezione sottocutanea o endovenosa, il cerotto transdermico (che viene applicato sulla pelle e che rilascia in modo costante una certa quantità di sostanza). Si utilizzano anche altre vie di somministrazione più complesse, come l’infusione venosa continua o la via epidurale, per le quali ci si deve rivolgere a un infermiere o a un centro di assistenza domiciliare.
In Italia le associazioni per l’assistenza domiciliare sono una realtà molto ben organizzata e in genere, oltre al personale infermieristico, mettono a disposizione dell’ammalato e della sua famiglia anche medici, psicologi, assistenti sociali e altri volontari. Purtroppo, nonostante l’interesse, in Italia la terapia del dolore stenta ancora a decollare: il nostro paese è risultato a lungo agli ultimi posti tra gli stati dell’Unione Europea nel consumo dei farmaci per il trattamento del dolore severo, nonostante il Ministero della Salute abbia adottato numerose iniziative per promuovere l’utilizzo della terapia del dolore e l’impiego dei farmaci analgesici oppiacei, attraverso le semplificazioni burocratiche apportate da una Legge del 2001 e dai successivi decreti. Le nuove norme, introdotte dalla Legge 38 del 15 marzo 2010 che riconosce finalmente il dolore non come sintomo ma come malattia, hanno semplificato ulteriormente le modalità di prescrizione di questi farmaci, ridimensionando le responsabilità penali di medico e farmacista (giudicate in passato eccessive) senza far venir meno le loro responsabilità etiche e professionali.
È stata rivolta particolare attenzione ai pazienti in dimissione dopo il ricovero ospedaliero e ai sistemi di assistenza domiciliare, al fine di garantire due principi fondamentali del diritto alla salute: da un lato il diritto dell’ammalato a non soffrire e a morire a casa propria, dall’altro il dovere di noi tutti, famigliari e operatori sanitari compresi, di aiutarlo in questo passaggio, nella logica del rispetto per la dignità dell’ammalato e della sua sofferenza.

 

L’uso terapeutico della Cannabis
Nella Cannabis sativa, pianta erbacea della famiglia delle Cannabinacee, sono state individuate numerose sostanze chimiche con possibile effetto terapeutico, primo fra tutti il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC). L’industria farmaceutica ha prodotto negli anni differenti cannabinoidi sintetici, alcuni dei quali sono commercializzati in Paesi come Germania, Olanda, Inghilterra, Canada e Stati Uniti e utilizzati nel trattamento del dolore neoplastico o del dolore neuropatico in pazienti affetti da sclerosi multipla. Attualmente in Italia non sono disponibili formulazioni commerciali a base di principi attivi o derivati dalla cannabis, ma esiste la possibilità di garantire la terapia attraverso l’allestimento di preparati galenici in farmacia.Tali preparati possono essere prescritti da medici specialisti solo in particolari condizioni e sono sottoposti ad attenti controlli da parte delle Autorità sanitarie e di Polizia.

 

Per informazioni: Farmacia Ambreck Dott. Alberto

via Stradivari,1 - Milano • tel 02.29.52.69.66 • fax 02.29.40.64.05

laboratorio@ambreck.it


Scritto il 25/11/2011,

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