Nell’era della globalità tutto deve essere nuovo, veloce, fatto in fretta. Fino a che punto questa frenesia interagisce con le nostre relazioni, e quanta influenza hanno i social network sulla nostra vita affettiva e sessuale? Ma parlando di nuove sensualità, ci piace anche ritrovare quel pote ...  Scopri 

Iscriviti alla nostra newsletter!
Nome
Cognome
*Email
Autorizzo
* Indica un campo obbligatorio



Essere in coppia: una sfida in mezzo alle insidie dei social network


Pubblicato su Hod benessere n.66 - Inserito in Salute » Sessualità

Fino a che punto la mancanza di etica, ma anche l’invasione di social network che escludono il contatto fisico influenzano la nostra vita sentimentale e sessuale? È possibile che si crei una sorta di schizofrenia tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere? Ne parliamo con il Professor Carlo Rosso:

 

È una domanda piuttosto impegnativa. Inizierei dalla sua puntualizzazione sulla mancanza di etica a regolare i rapporti di coppia e segnatamente la sessualità della coppia. Non penso che si possa parlare di mancanza, ma certo di un’etica particolare. Viviamo in un tempo animato dalla vocazione a legittimare le differenze di ogni tipo, anche quelle erotiche. Se nel campo delle relazioni sociali questo sembra essere un auspicabile punto di arrivo, in quello sessuale può avere insieme ai benefici alcuni effetti collaterali non indifferenti. Infatti, secondo un approccio naturalistico tutte le differenze si distribuiscono secondo un continuum di variazioni. Se applichiamo questa visione alla biologia, un corollario interessante è che non esiste un confine preciso tra una razza e l'altra ma piuttosto un ventaglio di differenze tra individui. Bene, lo stesso approccio applicato alla sessualità comporta la vanificazione del concetto di patologia sessuale. Cioè non esistono comportamenti etichettabili come patologici. L'atto sessuale presenta un’ampia gamma di possibilità espressive, e qualsivoglia categorizzazione patologica sarebbe da considerarsi un arbitrio culturale. Associato all'attuale etica liberista, per cui l'essere umano tutto può a condizione che ciò che fa sia ecologico e rispettoso del volere altrui, questo concetto sdogana ogni forma di sessualità. In apparenza è un bene, ma senza un confine tra normalità e patologia sessuale, che le assicuro esiste, siamo tutti un po' disorientati e nel contempo più legittimati a sperimentare ciò che ci piace a prescindere dal nostro compagno.

 

Vuol dire legittimati a tradirlo?
Anche. Se la realizzazione delle mie aspirazioni sessuali è considerata sempre più un atto di legittima autorealizzazione, perchè dovrei farmi troppe remore qualora all'interno della mia relazione sessuale ciò non fosse possibile?

 

Esistono ancora coppie in cui si stipula il patto di fedeltà, in cui il sentirsi coppia transita attraverso la difesa dell'intimità?
Certo, esistono ancora coppie che cercano di difendersi dalle spinte sociali che promuovono lo sparigliamento dei corpi e dei destini. Ma le insidie da cui difendersi, se consideriamo la coppia un valore, sono davvero molte. Una di queste insidie è proprio contenuta nella sua prima domanda. Sto riferendomi all'influenza dei social network nella vita affettiva e sessuale delle persone.

 

È possibile approfondire questo particolare punto che potremmo considerare, se ho ben capito, una delle insidie per la tenuta della coppia?
Esatto, non solo per la tenuta ma anche per la formazione della coppia. Desidero però premettere che le riflessioni che stiamo condividendo provengono dal lavoro che sto attuando insieme alla Dott.ssa Antonella Contarino sull'influenza dei social network nella formazione e nella dissoluzione della coppia. Si, i social network possono essere ritenuti un ostacolo alla creazione e al mantenimento di una relazione stabile. Con un semplice click, infatti, accediamo a Facebook, Twitter, Google plus e molti altri social network che ci permettono di comunicare con altre persone stando comodamente seduti alla nostra scrivania. Non solo, con un altro click entriamo in chat e partecipiamo a conversazioni in cui possiamo svagarci, informarci ma anche mettere in gioco parti di noi prima inibite o non espresse. Attraverso il filtro dello schermo del pc molti di noi superano le proprie insicurezze, la timidezza e riducono il senso di solitudine. Tuttavia quel filtro rischia di essere interiorizzato, facendo perdere di vista i valori veri, l’autenticità dei rapporti e, soprattutto, la loro esclusività. Gli approcci possibili diventano infiniti, la rapidità con cui instaurarli altrettanto. Da una parte questo può provocare sentimenti di onnipotenza, che inducono a pensare di poter ottenere tutto quello che si desidera. Dall’altra però, ciò che si perde è il piacere della conquista e l’autenticità. Sentirsi importanti per un’altra persona, riconosciuti e parte di qualcosa, oggi non è più una meta ma solo l’inizio di un percorso seriale in cui le conquiste si susseguono e, una volta raggiunto un obiettivo, si deve lasciare immediatamente posto al successivo. È una sorta di circolo vizioso, che non ha più spazio né tempo e che si consuma a tutte le età.

 

 

Il “Grande fratello” del web

Ma in questo modo rischiamo di vivere una vita emotiva scissa, viviamo accanto a una persona e mettiamo in gioco le nostre emozioni con altre cento. Che cosa può accadere alla nostra vita emotiva e di coppia?
È una situazione nuova, che non ha precedenti nella storia dell'umanità. Come ho detto, attraverso il filtro di uno schermo ci troviamo proiettati in una realtà parallela, in cui tutto è possibile e in cui possiamo mettere in gioco parti di noi che nella quotidianità rimangono sopite o che semplicemente non ci concediamo. Su Facebook tutto può succedere e tutti si possono incontrare. È un’enorme piazza virtuale, ci si ritrova per fare due chiacchiere, con la differenza che anziché guardarsi negli occhi guardiamo lo schermo, quindi non c’è più il problema del tempo, del freddo, del caldo, della stanchezza e tutti parlano con tutti, perché la sensazione è che non sia una vera conversazione ma qualcosa da cui ci si può sganciare in qualunque momento, liberi da ogni vincolo. E così si incontrano i vecchi amici e amiche, i compagni del liceo, delle medie, delle elementari, gli amici degli amici e all’improvviso si creano gli estremi per approfondire queste conoscenze. Persone che se prima avessi incontrato per strada non avresti mai salutato, diventano amiche su Facebook, con la possibilità di trascorrere ore a conversare. Una semplice conoscenza può diventare qualcosa di diverso. Quella persona che non vedevi da anni, che avevi conosciuto in altre fasi della vita e sembrava insignificante comincia a incuriosirti, scatta la voglia di rivedersi, ci si scopre molto più disinibiti, ci si concede di più con l’illusione che spento il pc, si spenga anche la fantasia e torni tutto come prima. Invece, spesso, il meccanismo si autoalimenta. Tutto ciò a volte finisce con un nulla, con la sensazione di essersi immaginati qualcosa che alla prova della realtà sbiadisce e denuncia che la sua forza era riposta solo nelle nostre proiezioni. Altre volte, invece, si transita da relazioni virtuali a reali che sono in realtà pseudo-reali, in cui i corpi degli attori si prestano alla messa in scena del virtuale, nell'illusione narcisistica di poter concretizzare l'incontro con un essere in cui possiamo rispecchiarci prescindendo dai nostri limiti. Non sono vere relazioni ma sono, purtroppo, veri tradimenti, almeno dal punto di vista del partner, quello reale, che combatte quotidianamente con le parti meno seduttive della nostra personalità. In ogni caso il tradimento, carnale o virtuale che sia, erode lo spazio emotivo della coppia senza pensare che sono tradimenti attuati con leggerezza perché, in fondo, percepiamo che avvengono su un registro completamente diverso e ci sembra pertanto di tradire ma di tradire meno.

 

Si però il partner non la pensa così, sempre che ci scopra.
Esatto, ma il problema è che ci scopre con facilità.

 

Cioè?
Abbiamo abdicato alla nostra privacy. Su Facebook si pubblicano video, foto, eventi, si condividono gli stati emotivi, che vengono messi a disposizione di tutti coloro che rientrano nel nostro ventaglio di amicizie. E così se oggi sono triste e voglio comunicarlo basta scriverlo su Facebook e chiunque può commentare il mio stato, da un commento poi posso passare ad una conversazione privata attraverso mail o chat. E chattando con uno quasi sconosciuto mi sorprendo nel vedere che coglie sfumature del mio modo di essere, che il mio partner, non più così attento a ciò che avviene all’interno della coppia, sta pericolosamente tralasciando. Ed è così che mentre la curiosità aumenta, le relazioni si intrecciano e le situazioni si complicano. Si possono tenere in piedi più storie contemporaneamente, illudendosi che nessuno se ne accorga e sottovalutando che in realtà quel mondo è sotto i riflettori. È un “Grande fratello” del web. Se io sto dall'altra parte della barricata o comunque mi sorgono dubbi sulla fedeltà del mio partner, non mi occorre cimentarmi in un'operazione di spionaggio che prevede il trafugamento e l'ispezione del cellulare, no, non occorre più accollarsi questi rischi! Mi basta cercare le risposte sul suo profilo Facebook, da cui si colgono i movimenti più disparati, le nuove amicizie fatte, le persone che compaiono sulle sue foto. È possibile controllare il proprio partner come mai si è potuto fare prima. Da qui gelosie e fraintendimenti possono dar luogo a discussioni. La mente comincia a creare collegamenti su ciò che sta avvenendo nella vita del partner, sulle persone che frequenta e su quelle che potenzialmente sono interessate a lei/lui. Da un semplice commento può partire il dubbio di un tradimento, facendo vacillare la fiducia e il rispetto reciproco. Tutto diventa precario e sdrucciolevole, e i dubbi e le incertezze possono diventare paranoie e ossessioni, dettate dalla necessità di capire in ogni singolo momento cosa stia succedendo all’altro.

 

Mentre lei mi presentava questo scenario mi sono chiesto quali siano i valori e i bisogni fondanti delle coppie di oggi.
Ottima riflessione. Infatti le carte sono state sparigliate e il modo di costruire, beneficiare e gestire la relazione rappresenta uno dei nodi cruciali per i giovani del XXI secolo. Dicevamo che oggi è più semplice ottenere piaceri immediati, che soddisfano anche le fantasie più recondite. Ma tutto avviene perchè è più facile incontrarsi tra persone affini su un qualche aspetto della vita sessuale. Accade che le cose vadano bene e si vivano momenti intensi, ma sono attimi di forti emozioni e passioni che transitano rapidamente al senso di vuoto e di inadeguatezza nel momento in cui ci si rende conto che non ne rimane traccia nella quotidianità. Il bisogno di impegnarsi e di costruire qualcosa per il proprio futuro, che ci è stato tramandato per generazioni, si è trasformato in una vera e propria fobia dell’impegno e nella decisione consapevole che impegno è sinonimo di perdita di libertà. Il risultato è il progressivo crearsi di “non relazioni”. È come se la società odierna fosse schierata in due grandi blocchi. Da una parte persone pronte a impegnarsi stabilmente in una relazione, che a un certo punto si ritrovano quasi imprigionati nella stessa, in quanto sottoposti a continui stimoli esterni che mettono costantemente a repentaglio la fedeltà: i social network. Dall’altra, persone che non vogliono impegnarsi (o forse non possono) in quanto terrorizzate dall’idea di assumersi una responsabilità e di mantenerla nel tempo, data la continua e costante consapevolezza delle infinite possibilità di cui dispongono di disegnare qualche forma di relazionalità. Il risultato è che si finisce per adattarsi a ciò che la società ci chiede, a come ci vuole, senza più essere in grado di distinguere ciò che noi stessi vogliamo. Se fino al decennio scorso i trent’anni rappresentavano il momento in cui ci si sposava e si costruiva una famiglia, oggi rischiano di diventare quello in cui si cerca di tenere in piedi una relazione per più di un mese.

 

In poche parole, gli uomini e le donne non sono più quelli di una volta, insomma siamo cambiati?
Il modo di concepirci all'interno del nostro contesto sociale e di ritagliarci ruoli di genere è in continua evoluzione. La metterei in questo modo: le donne sono da sempre vittime di uomini non predisposti alla monogamia, ma a loro volta gli uomini sono divenuti vittime di donne sempre più emancipate. Le progressive conquiste d’indipendenza della donna hanno un ruolo fondamentale in questa discussione. Per le donne l'acquisita sicurezza in vari ambiti sociali e lavorativi sembra spaventare prima di tutto loro stesse. D’altro canto la possibilità di mantenersi e di condurre una vita agiata anche da single pone l’uomo agli occhi della donna in una prospettiva molto diversa. Non si è più in cerca di un marito che ci possa mantenere, così come per gli uomini di una moglie che si possa prendere cura di loro e del focolare. Questo cambiamento potrebbe essere in verità una risorsa, in quanto la parità dei ruoli consentirebbe maggiore spontaneità e condivisione di intenti, ma sta diventando un ostacolo perché si parte dal presupposto che ce la si può fare benissimo da soli e questo diventa quasi una sfida. Nella sfida si perde di vista il bisogno di affetto e di vicinanza che comunque è inemendabile.

 

Ma allora...
Tutto ciò che abbiamo detto solleva molti quesiti, tra cui: qual è il prezzo da pagare per sentirsi liberi? Perché spesso non ci si sente liberi all’interno di una relazione? Cos’è che crea la crisi: l’ampia scelta di possibilità, o la difficoltà a far sì che una relazione maturi e si trasformi nel tempo, senza spaventarsi di questo e senza farsi tentare da piaceri fittizi? E ancora: la sessualità, anche quella trasgressiva, può avere un ruolo nel saldare l'intimità di coppia e renderla più forte verso il canto delle sirene che proviene dai social network o dalle molteplici occasioni di incontro che ci fornisce il mondo del lavoro?

 

Se volete saperne di più: Alcune di queste risposte le troverete in un piccolo volume che il Professor Rosso sta scrivendo sul ruolo del sesso trasgressivo nella relazione di coppia, che sarà nelle librerie verso il mese di maggiorosso.psichiatria@gmail.com

 

 


Scritto il 05/01/2012,

Immagini correlate




Lascia il tuo commento (il simbolo * denota campi obbligatori)

* nome cognome
* email Uomo o donna? La tua età

mi voglio iscrivere alla vostra newsletter gratuita.









Hod non è solo un sito Internet ma anche un giornale di nicchia bimestrale e gratuito; un curioso "book-let" patinato a colori, ricco di immagini e notizie; una rivista maneggevole che vi mette a portata di mano (e di tasca) una serie di nomi e indirizzi utili; un giornale affidabile ma anche originale e fuori dal "coro", che vanta per ogni argomento consulenze e firme di personaggi esperti e competenti dei vari settori.