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“Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.”
(Umberto Saba, “Trieste” da Trieste e una donna, 1910-12)
È una città imperdibile, ricca di sorprese, splendida e spesso sottovalutata Trieste: una terra dove sono nati, e hanno vissuto, scrittori, intellettuali e scienziati, gente curiosa, intraprendente, ispirata da quest’angolino dove il mare incontra il Carso e l’est abbraccia l’ovest. Dove la Bora talvolta viene a stravolgere l’ordine delle cose, dove per ordinare un caffè bisogna consultare un dizionario, dove si parlano italiano e sloveno ma anche tedesco, serbo, inglese, greco e tante altre lingue, perché Trieste vanitosamente cosmopolita, in fondo, lo è sempre rimasta.
Trieste per tutti è piazza dell’Unità d’Italia, la piazza sul mare più grande d’Europa, 10.368 metri quadrati circondati, su tre lati, da una stupenda scenografia di palazzi e poi il mare davanti, per lasciar correre lo sguardo. Dalla piazza ci si può immergere nella zona pedonale, in continuo ampliamento. Le ultime conquiste dei pedoni sono via Cassa di Risparmio, via Torino e via Cavana, ripavimentate e
trasformate, nella bella stagione, in piccoli salotti, per chiacchierare e concedersi una pausa in tranquillità. Soprattutto la zona di Cavana è estremamente vivace: è diventata un’area di tendenza, di sperimentazione. Da Cavana vale la pena perdersi per le stradine di Cittavecchia, un quartiere completamente risanato, e rinato, grazie ad un massiccio lavoro di restauro, sviluppatosi soprattutto negli ultimi 15 anni. Da qui si può continuare scendendo dalla scalinata della chiesa di Santa Maria Maggiore, passando davanti al Teatro Romano, riportato alla luce solo nel 1938 e d’estate sede di spettacoli, eventi, concerti. Si entra in corso Italia, in cuore del classico shopping cittadino, e da qui si punta verso via San Nicolò, dove c’è un indirizzo imperdibile, la Libreria Antiquaria Umberto Saba, il negozio di Umberto Saba, gestito con grande passione da Mario Cerne, figlio di quel Carlo Cerne che di Saba era socio ed amico fraterno. Più in su, spingendosi verso via Rossetti, c’è il Teatro Rossetti. Vanta la più alta percentuale nazionale di abbonati sul numero di abitanti, prime nazionali assolute e un cartellone vivace, frizzante.
A questo punto per scoprire dell’altro bisogna spingersi oltre. Servono un’automobile, o magari l’autobus o la bicicletta, per raggiungere altri pezzetti indimenticabili di Trieste. Come il parco di San Giovanni, l’ex manicomio, una sorta di interminabile giardino, solcato da una strada d’asfalto, che cela scuole, università e angoli da capire. O la Val Rosandra, una vera vallata alpina, a due passi dalla città, nel comune di San Dorligo della Valle. E poi la Kleine Berlin, un complesso di gallerie sotterranee della II Guerra Mondiale tra i più estesi d’Italia dove tutto è ancora originale, in via Fabio Severo, e la Risiera di San Sabba, in via Palatucci, uno stabilimento per la pilatura del riso che nel 1943 divenne un campo di prigionia nazista, con tanto di forno crematorio: oggi è monumento nazionale ma soprattutto un museo civico duro, intenso, da vedere. E poi, imperdibile, il romantico e fiabesco Castello di Miramare. Con il suo parco naturale marino, naturalmente.
Museo di Storia Naturale
Bisogna arrivare sino a via Tomiz, dove Trieste quasi finisce, per raggiungere il Museo di Storia Naturale, ma ne vale la pena. La struttura che lo ospita, un’ex caserma, non ha abbastanza spazio per accogliere tutte le splendide raccolte storiche, ma in attesa di una sede più ampia ed adeguata propone alcune delle sue meraviglie. Come il dinosauro Antonio, il più antico in Italia, l’unico in Europa in "rigor mortis", per la sua specie un esemplare unico al mondo. È il più grande e completo rettile preistorico italiano, estratto da un blocco di roccia di cinque tonnellate al Villaggio del Pescatore, a pochi chilometri da Trieste. O la fascinosa sala paleontologica che permette di capire, concretamente, come si è formato uno dei territori geologicamente più straordinari del mondo, il Carso triestino.
Porto Vecchio
A Trieste il nuovo continua ad avanzare, ma sempre con un occhio di riguardo per il suo glorioso passato. Il Porto Vecchio, un gioiello di archeologia industriale, l’unica area portuale in tutta Europa ad avere preservato la sua originale configurazione ottocentesca, finalmente tornerà a vivere. Lo scorso anno è arrivata la Biennale Diffusa, a marzo è stata avviata la fase conclusiva del rinnovo della Centrale Idrodinamica, fulcro della movimentazione del porto ottocentesco, a settembre sarà inaugurata la mostra che racconterà la storia di San Pietroburgo.
Il Porto Vecchio sono 600 mila metri quadrati in gran parte inutilizzati, un lembo di Trieste voluto dal governo imperiale d’Austria, costruito su progetto degli ingegneri francesi Talabot e Pascal tra il 1868 e il 1893.
Per ulteriori informazioni: Trieste Infopoint
Via dell'Orologio 1, angolo Piazza Unità d'Italia
Tel. 040/3478312 • info.trieste@turismo.fvg.it
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