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Un fiore contro la paura


Pubblicato su Hod benessere n.57 - Inserito in Salute » Medicina complementare

La paura è un’emozione che informa il nostro organismo su un potenziale pericolo. La sua valutazione è sempre soggettiva e le diversità d’interpretazione risiedono nella diversità delle esperienze.

Anche se viene vissuta come ineluttabile, la percezione di un pericolo non è forzatamente realista, l’immaginazione infatti gioca un ruolo importante nella formazione delle percezioni. Nel caso della paura il fatto di immaginare ciò che potrebbe accadere scatena l’emozione. Ad esempio, la paura di annegare in pochi metri d’acqua può apparire irreale e impossibile, ma chi non ha famigliarità con l’acqua pensa che sia plausibile. Quando l’organismo percepisce un pericolo, le ghiandole surrenali aumentano la produzione di adrenalina e il corpo si attiva per la fuga o per la difesa: accelerazione dei battiti cardiaci, aumento di acutezza e attenzione, demolizione dei grassi per fornire più energia ecc. È solo quando il pericolo è scomparso che si percepisce tutta l’intensità degli effetti fisiologici della paura. Ma c’è un’altra cosa molto importante: l’informazione che la paura fornisce, ci fa prendere le misure necessarie per proteggerci. In questo senso è molto preziosa e indispensabile per la vita stessa, tant’è che anche gli animali dispongono di questa emozione protettiva. Dunque, le reazioni che abbiamo davanti alla paura sono nella maggior parte dei casi funzionali, ma in alcuni momenti possono renderci incapaci di reagire e tentando di evitare senza discriminazioni tutto ciò che ci fa paura, si rischia di condurre un’esistenza sempre più limitata. Al contrario, per guadagnare la libertà è necessario “addomesticare” le proprie paure.

L’inquietudine, che possiamo considerare come una pseudo-emozione, presenta delle similitudini con la paura. All’inizio, come la paura, non si basa sul presente ma su un avvenimento futuro possibile. La persona inquieta si agita e si appoggia ad avvenimenti presenti per anticipare la situazione temuta, solo in seguito fa uso dell’immaginazione. In entrambi i casi, il “fantasma” può essere reale o irreale, ma è comunque sempre ipotetico. Infine, di nuovo come la paura, l’agitazione è soggettiva: alcune persone sono più portate di altre ad inquietarsi per ciò che potrebbe accadere. Chi ha una forte propensione all’inquietudine mostra una certa difficoltà a vivere completamente il proprio presente. Quando poi si aggiunge una certa propensione alla fuga, aumentano le probabilità di manifestare vere e proprie crisi di panico.

 

Ansietà, una paura diffusa
L’ansietà, al contrario, è un’emozione repressa che si manifesta come un malessere sotto forma di un leggero smarrimento interiore. Si accompagna a tensione fisica, senso di costrizione alla bocca dello stomaco o alla gola. Quando prende il sopravvento, tende a dominare ogni cosa e a dare un aspetto “nervoso” a tutto ciò che facciamo. È molto difficile concentrarsi quando siamo ansiosi. La presenza di ansia indica il timore di una situazione che deve arrivare, ma l’oggetto di questa paura è impreciso. Ad esempio, più ci avviciniamo alla data di un esame, più la nostra ansietà aumenta, sappiamo di temerlo ma non conosciamo ancora e precisamente perché. Per alcune persone l’ansietà è quasi un “modo di essere”. Esse tendono a reprimere le emozioni o le preoccupazioni che potrebbero turbarle, e in questo modo generano ansia perché mascherano l’origine della paura e rendono impossibile la soluzione dell’eventuale problema. Per comprendere a fondo la natura di tutto questo bisogna considerare che è normale avere preoccupazioni ed emozioni, che il più delle volte esistono proprio per indicarci la presenza di un problema da risolvere. Per farlo in modo soddisfacente, occorre prenderne coscienza ed affrontarlo, cosa che non è sempre facile specie se manca la fiducia nelle proprie capacità, o se le emozioni che suscita sono intense e spiacevoli. Quando al posto di dare spazio ad una preoccupazione la si fugge, qualcosa dentro di noi ne è contrariato. In effetti, non è possibile ignorare o decidere razionalmente che una certa cosa è priva di importanza senza che il nostro organismo reagisca. L’ansietà è questa reazione. Più ci si incaponisce a rigettare una preoccupazione (perché troppo spiacevole o perché ci innervosisce troppo), più l’ansia aumenterà. Al contrario, se si affronta la paura di fallire, si potranno identificare con maggiore precisione le nostre debolezze.

 

Angoscia, un’ansia amplificata all’ennesima potenza
L’angoscia è un’esperienza emotiva simile all’ansietà ma molto più forte. Più è intensa più indica l’importanza del soggetto respinto, ed è sottolineata da sensazioni di costrizioni al torace e di nodo allo stomaco. È in questa regione, comunemente chiamata plesso solare, che si trovano le ghiandole surrenali. Quando si ha paura, esse secernano una quantità supplementare di cortisolo e catecolanine: è questo sforzo dell’organismo che dà l’impressione di avere lo stomaco “ritorto” nei momenti di maggiore ansietà. Nel caso dell’angoscia, le sensazioni fisiche sono le stesse, ma amplificate e complicate da una certa difficoltà respiratoria, debolezza, sudorazioni, visione confusa e udito disturbato. Abbiamo tutti momenti di ansietà o di angoscia, anche se alcuni ne soffrono più spesso e per lunghi periodi. Queste sono in genere persone che tendono a mettere i loro problemi da parte, facendo sì che ansia e angoscia crescano in proporzione alle preoccupazioni che si accumulano. Quando si è in preda all’angoscia, non si riconosce con chiarezza la causa di questa sensazione. Si tende a pensare che sia l’angoscia stessa a costituire il problema, e mentre si cerca di diminuirla si intravede già il circolo vizioso: cercherò di eliminare l’angoscia che mi segnala che sto trascurando qualcosa d’importante, e così facendo tenterò indirettamente di reprimere l’oggetto del mio malessere, che in compenso cercherà di manifestarsi provocando un’angoscia più forte che dovrò combattere ancora più tenacemente ecc. ecc.

 

Panico!
Anche il panico, come la paura, è un’emozione di anticipazione, ma contrariamente a questa il contatto con la realtà pericolosa si spezza. Al posto di affrontare il pericolo, si immaginano eventi e scenari catastrofici. Dunque, non è più possibile misurarsi in modo adeguato con la situazione che si teme poiché è troppo lontana dalla realtà. Un’immaginazione così irrefrenabile può portare ad uno smarrimento totale in pochi secondi. Il panico scatena diversi fenomeni fisici e psichici. In genere la respirazione è alterata e trattenuta, in altri casi l’agitazione porta all’iperventilazione e coinvolge l’accelerazione del ritmo cardiaco provocando, a volte, palpitazioni. Queste reazioni suscitano un malessere fisico che alimenta il panico che, a sua volta, accentua queste reazioni in una spirale di agitazione ascendente. Ma se la paura è un’emozione necessaria alla sopravvivenza, il panico è del tutto dannoso. Ci impedisce di occuparci efficacemente dell’oggetto della nostra paura, distraendoci dalla situazione davanti a cui dovremmo reagire per la nostra sicurezza. La crisi di panico è una crisi d’angoscia estrema. Si potrebbe dire che è una valvola di sfogo all’angoscia per troppo tempo contenuta e controllata. Questo eccesso di angoscia sopravviene in maniera del tutto inattesa e all’apparenza senza alcun motivo. In realtà c’è un elemento che procura il panico, e se è difficile rendersene conto è perché la reazione fisica prende il sopravvento. L’evento scatenante può infatti essere poco percettibile e banale da un punto di vista oggettivo ma, per noi, evoca un vissuto importante. Potrebbe essere una semplice parola durante una conversazione, il riaffiorare di un ricordo, la percezione improvvisa di un profumo conosciuto… Insomma, un evento “indiscernibile” fa emergere un’emozione che scatena una scarica di adrenalina tale da provocare una serie di reazioni fisiologiche: innalzamento del ritmo cardiaco, apprensione a livello toracico, vampate, sudori freddi, tremori, brividi, mal di pancia, nausea, diarrea, nodo in gola, svenimento. La crisi può durare da 5 minuti a un’ora, più in generale una ventina di minuti. Le reazioni fisiche sono talmente forti ed invasive che si ha l’impressione di essere malati o sul punto di morire. La crisi di panico è un segnale d’allarme. È il sintomo che il corpo ci fornisce per indicare che non è più in grado di contenere la pressione che gli facciamo subire mettendo da parte preoccupazioni importanti. Se fino a questo punto l’angoscia non è stata sufficiente, il panico prende il sopravvento. Ribadiamo: soffrono di angoscia e di panico le persone che tendono a banalizzare i propri problemi, si sforzano di tollerare situazioni inaccettabili o trascurano aspetti importanti della loro esistenza. Se non si approfitta del panico per indagare e scoprire cosa c’è che non va nella propria vita, si comincia ad aver paura di frequentare i luoghi dove è più facile cadere in preda a queste crisi (come gli ascensori) o quando ci si trova in luoghi ristretti (in aereo, su un ponte ecc.). Per alcuni invece sono gli animali a scatenare il panico, ma si tratta dello stesso fenomeno: la vista di questi animali risveglia l’angoscia che, in realtà, è legata alla preoccupazione nascosta. Non si conosce la funzione generale dell’angoscia, del panico e della fobia, si ha il riflesso condizionato di proteggersi evitando i luoghi o gli animali che li scatenano. Si crede che siano realmente la folla, l’ascensore o i ragni la causa di queste esperienze spiacevoli. In effetti, il meccanismo di fuga è così forte nel fobico da riuscire a trasformare la situazione: il problema interiore viene trasferito all’esterno. Perciò non è più verso il proprio conflitto interiore che la persona volge il suo sguardo spaventato, ma verso un pericolo esterno, illusorio.

 

La fobia, un male che avvelena la vita di molti
Spesso chi soffre di problemi di panico o di fobia naviga nel mistero più completo. Alcuni di noi si ritrovano un giorno alle prese con questo handicap venuto dal nulla e poi, magari anche dopo anni di psicoterapia, sono più o meno allo stesso punto e sono condannati a vivere prendendo ogni precauzione per evitare i tentacoli della loro fobia. La loro vita diventa limitata perché davanti ai possibili attacchi non hanno altra soluzione che indietreggiare ed evitare il contatto con il loro “mostro”. Esistono anche altri mezzi: i farmaci che agiscono sulla loro angoscia, o una soluzione ben conosciuta ma devastante, l’alcol. La fobia, quando non è sintomo di una malattia mentale grave, non è altro che una paura non fondata, ma esagerata. Le fobie più ricorrenti sono l’agorafobia (paura degli spazi aperti), la claustrofobia (paura di salire in ascensore, degli spazi esigui, del traffico), l’aerofobia (paura dell’aereo), e gli oggetti delle fobie sono illimitati: guerra mondiale, microbi, insetti, ragni, ponti, gallerie ecc. Chi ne soffre vive ogni giorno una sorta di inferno emotivo. La maggior parte si chiude nel proprio segreto e, cosciente dell’assurdità del proprio timore, lo dissimula per paura di essere tacciata di debolezza o di malattia mentale. La fobia suscita un enorme disagio e molto imbarazzo; la prima reazione è l’inquietudine di non capire ciò che sta succedendo. Per evitare inconvenienti si comincia a cessare di frequentare i luoghi dove si manifesta questa reazione e ci si adatta alle proprie paure irrazionali. È una crisi dell’organismo, un calvario per colui che ne soffre e lo diventa rapidamente anche per i suoi famigliari. Sul piano fisico, il sistema immunitario è un esempio di quella forza vitale che ci spinge a mantenerci sani, le cellule che lo costituiscono proteggono il corpo contro virus e batteri. Esso fa parte di un sistema di auto-regolazione non volontaria dell’organismo a cui partecipano anche le emozioni come sistema di informazione dei propri bisogni. Ma attenzione, se non abbiamo nessun controllo volontario sul sistema immunitario, ne abbiamo enormemente su quello emotivo. Così, se non teniamo conto dei nostri bisogni psichici, emergeranno rapidamente emozioni negative, d’insoddisfazione. La fobia infatti sopraggiunge quando i precedenti sintomi non sono stati presiin considerazione. Spesso le crisi di panico precedono la fobia, e prima di assumere la forma acuta di una crisi, si sarà già manifestata l’angoscia. Se si arriva alla fobia, è perché per farsi ascoltare l’organismo deve necessariamente usare “le maniere forti”. Si è osservato che la fobia è un sintomo privilegiato per alcuni tipi di persone, un po’ come una predisposizione, ma si hanno anche sintomi quali emicranie ricorrenti, insonnia cronica ecc. Talvolta appare a seguito di un evento traumatico. Non è raro che un bambino sviluppi una paura-panico verso un animale che lo ha attaccato, e questa paura eccessiva sussiste anche in età adulta. Ma può sopraggiunger anche dopo un evento che, apparentemente, non ha alcun legame con essa. La fobia per gli ascensori ad esempio, può arrivare poco dopo la morte di una persona cara o dopo essere stati vittime di una rapina, un segnale che la reazione a quanto accaduto non è stata vissuta fino in fondo e non è stata integrata. Quando invece indica un problema che dura da molto tempo, l’evento che ne provoca la comparsa non è che la goccia che ha fatto traboccare il vaso e portato l’organismo a lanciare il suo grido d’allarme.

 

Attenzione al “controllo” della fobia
Partendo dal fatto che si tratta di una paura irrazionale, si cerca di convincersi che il pericolo temuto non esiste. Questa soluzione non è consigliabile. Le persone che soffrono di fobie sono già portate all’estremo controllo su di sé e su ciò che le circonda, esse consacrano molta energia ad impedire che certe cose accadano, a dissimulare ciò che vivono e a controllare le proprie reazioni ed emozioni. Al posto di farsi obnubilare dal sintomo, è invece preferibile decodificare il messaggio della fobia, calarsi nella situazione che causa la paura e prestare attenzione ai sentimenti e alle immagini che sorgono in noi. Tuttavia, quando si tenta di intraprendere una tale esplorazione si presentano alcune difficoltà.. Innanzitutto lo scetticismo, poi la paura di ciò che si potrebbe scoprire e infine, una volta identificato il problema, non si ha la certezza di essere in grado di risolverlo. Appare come una montagna insormontabile, si ha l’impressione di essere sprovvisti dei mezzi necessari, di non essere pronti alle soluzioni che sembrano più logiche. È allora che ci si rassegna. Ci si sente paralizzati quando si immagina la soluzione di un problema prima di avere completato l’analisi. Ma se non si è pronti ad adottare una soluzione, è perché non si tratta di quella giusta.

 

Che fare
Non si viene a capo di una fobia senza fare i cambiamenti che ci condurranno ad essere più felici. Tuttavia, quando ci si avventura nel problema che è all’origine della fobia, è importante essere coscienti, sapere che è se stessi che bisogna cambiare, e che il cambiamento personale “volontario” è un processo graduale; che si passerà attraverso una serie di piccoli cambiamenti concatenati che non danno spesso l’impressione di una svolta importante se non dopo un certo tempo. È un po’ come la crescita di un bambino, l’effetto d’insieme è lento e non è sempre facile uscirne da soli. E quando non si arriva ad individuare il problema o ad effettuare le trasformazioni necessarie, è giusto consultare uno specialista che potrà fornire un inquadramento utile guidando i nostri passi e fornendoci gli strumenti indispensabili che ci mancano.
Altre volte succede che per contenere questi malesseri e alleviare la sofferenza si faccia ricorso a dei medicinali. In questo caso, però, è probabile che la dose del farmaco debba essere aumentata periodicamente perché, trascurando di occuparsi del problema, l’angoscia aumenterà. Se consideriamo l’ansietà e l’angoscia come “vigilanti” dell’equilibrio mentale, non possiamo infatti dimenticare che i medicinali annullano o per lo meno diminuiscono questa vigilanza (se la dose di ansiolitico è sufficiente ad annullare il nostro segnale d’allerta). Così senza saperlo, cercando solo un po’ di conforto e di pace, rischiamo di peggiorare la situazione. Al contrario, per ritrovare l’equilibrio e il benessere reale non bisogna eliminare l’angoscia, ma porre rimedio al problema che la crea e che essa segnala. Va comunque sottolineato che in alcuni casi i farmaci ansiolitici costituiscono una giusta ed appropriata terapia, possono aiutare ad affrontare ciò che ci fa paura diminuendo l’intensità dell’angoscia, o permetterci di prendere il riposo necessario e di rinvigorire le forze prima di affrontare la causa primaria del problema. Ma è importante che i dosaggi mantengano sempre l’individuo sufficientemente vigile.

 

Nel campo delle “medicine alternative” i rimedi di Bach costituiscono un metodo di cura semplice, naturale e ormai ampiamente conosciuto per i disordini della personalità:


Rock Rose (Eliantemo) è il rimedio di pronto soccorso in caso di incidente, di malattia improvvisa, isterismo e panico. Quando si teme per la propria vita o si hanno incubi ricorrenti. I sintomi vanno dai tremori, sudori freddi e fiato corto, fino alla perdita di controllo, paralisi e addirittura perdita di coscienza.

Mimulus(Mimmolo) è il fiore della timidezza. Quando si ha paura di cose reali e concrete come animali, acqua, buio, delle malattie o della folla, di volare. Di solito queste persone sopportano le loro fobie in segreto ed in silenzio, non ne parlano volentieri. I sintomi possono essere la balbuzie, la facilità ad arrossire, il respiro breve e l’ipersensibilità olfattiva, uditiva, visiva e alimentare.

Cherry Plum(Visciola) per chi ha paura di perdere il controllo, di avere la mente sovraffaticata, di fare cose terribili e spaventose, non volute, che si sanno essere sbagliate e che non si vogliono fare ma che tuttavia vengono alla mente e che per questo, d’impulso, si tendono a fare. Quando un protratto stress mentale fa nascere la paura di impazzire, in caso di esaurimento nervoso, paure suicide, ossessioni. I sintomi comprendono pallore, occhi sbarrati, tic nervosi, agitazione, discorsi ossessivi, movimenti e azioni ripetitive e allucinazioni.

Aspen(Pioppo) è il rimedio per chi soffre di paure e preoccupazioni non tangibili che lo opprimono di giorno e di notte, e per le quali non vi sono spiegazioni o giustificazioni. Quando si è nervosi od ansiosi senza motivo, si ha paura di forze invisibili, paura di dormire per timore di ciò che potrebbe accadere, tutte paure che vengono spesso celate. I sintomi includono: mal di testa, dolore agli occhi, sudori, tremori, svenimenti improvvisi, nausea, problemi digestivi, contrazioni muscolari, sonnambulismo e discorsi nel sonno.

Red Chestnut(Castagno Rosso) quando si è eccessivamente preoccupati per gli altri. Questi soggetti arrivano spesso a cessare di preoccuparsi per se stessi ma si fanno carico dei problemi degli altri, immaginano il peggio, anticipano guai e avversità trasmettendo ansia a chi gli sta attorno. Possono verificarsi palpitazioni, mal di testa, tensione al collo e alle spalle, insonnia.

 

Tra i Fiori della Sintesi oltre ai fiori sopra citati, si possono utilizzare:

Sintesi-Centaury(Centaurea) per chi teme la non accettazione da parte degli altri e agisce in funzione delle loro richieste e aspettative. Sono persone deboli e frequentemente stanche, sofferenti di meteoropatia e ipotensione.

Sintesi-Cerato(Piombaggine) quando si tende a imitare gli altri perché si teme continuamente di sbagliare. Si hanno azioni motorie scoordinate e incerte.

Sintesi-Clematis(Clematide), il rimedio di chi si rifugia nei sogni e nella fantasia per non affrontare una realtà che non soddisfa. Estrema facilità al sonno, scordinazione dei movimenti e postura scomposta.

Sintesi-Elm(Olmo) per chi, a causa di grande stanchezza fisica o psichica, dubita delle proprie capacità ed ha paura di non potere affrontare le difficoltà della vita. I sintomi sono astenia, insonnia, sensazione di cedimento alle gambe.

Sintesi-Valeo(Valeriana) per riportare la calma e la tranquillità in caso di paure di qualsiasi origine. Quando si è in preda a eccitazione motoria, equilibrio precario, difficile eloquio, mancanza di appetito, diarrea.

 

In Omeopatia, metodo terapeutico che applica clinicamente la legge di similitudine, si impiegano sostanze la cui patogenesi corrisponde alle diverse modalità reattive degli individui.
Somministrate a dosi infinitesimali, diventano medicamenti omeopatici nei confronti dei disturbi presentati da soggetti “paurosi” o impressionabili, senza turbarne l’attenzione o inibirne il potenziale intellettuale:

Gelsemium Semperviresè il Gelsomino selvatico, arbusto rampicante della famiglia delle Loganiacee. È una pianta estremamente velenosa, soprattutto per le radici e la scorza, diversa dal Gelsomino Officinale da cui si estrae l’essenza. In dosi omeopatiche è indicata in caso di obnubilazione, tremori, turbe intestinali con tendenza alla diarrea. Il soggetto è abbruttito dalla paura, ha l’impressione che le gambe cedino e ha vuoti di memoria. È ad esempio il rimedio di chi resta muto e tremante di fronte a un esame da sostenere, ad un colloquio o un evento importante Ignatia Amara è la Fava di Sant’Ignazio, seme della Strychnos ignatii, anch’essa arbusto rampicante delle Loganiacee. Oltre ad altri alcaloidi, i grani contengono stricnina e brucina, e questo rimedio si addice agli individui ipersensibili, turbati della minima preoccupazione, per cui la prospettiva di una prova temuta prende l’aspetto di una catastrofe, di un ostacolo insormontabile che la persona somatizza con palpitazioni, insonnia, astenia.

Argentum Nitricumo Nitrato d’Argento va bene per chi soffre di paura da anticipazione, con tendenza alla diarrea motoria. È indicato per i soggetti nervosi, agitati, frettolosi, che vogliono terminare una cosa prima ancora di averla iniziata, parlano e scrivono senza ordine logico per paura di non arrivare ad esprimere tutte le idee che affollano in maniera caotica la loro mente.

Lycopodium Clavatumè una pianta erbacea della famiglia delle Lycopodiacee, di cui si utilizzano le spore. È il rimedio di fondo dei soggetti intelligenti che non hanno però fiducia in se stessi, inclini ad eccessivo nervosismo che si traduce in un carattere difficile e collerico.

Silicea, puro estratto di silice minerale, è il rimedio di fondo dei soggetti magri, deboli ma molto nervosi e agitati, timidi e poco fiduciosi in se stessi, che temono sempre di sbagliare.

 

Farmacia Marinoni

Corso Buenos Aires, 55 - Milano

Tel. 02.29400513 • Fax 02.29513732

marifarm@libero.it


Scritto il 20/12/2010,

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