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Un vino in primavera: Grüner Veltliner


Pubblicato su Hod benessere n.58 - Inserito in

 

È finalmente primavera, diranno anche molti di voi. Fortunatamente si stanno innalzando le temperature ed il clima più mite invoglia a trovare, e a bere durante pasti o aperitivi, vini più freschi, più gradevoli. In sostanza più beverini.

Allora perchè non provare nelle scelte enologiche un prodotto così particolare (ma sì, talmente piacevole) come il Grüner Veltliner? Il primo passo da fare è iniziare la ricerca della bottiglia nelle vostre enoteche di fiducia, cosa talvolta non facile perché questo vino - ad eccezione di alcune aziende altoatesine – viene prodotto in Austria, e di enologia austriaca in Italia ne troviamo decisamente poca. Anzi, talvolta lo stupore di sapere che in Austria si producono vini è grande. Il Grüner Veltliner, specie in quel territorio che da nord di Vienna si estende tra i confini Ceco e Slovacco ed il corso del Danubio, ne è la punta di diamante.

Iniziamo con un po’ di storia:se l’esatta origine del vitigno è sconoscita e se per trovare i primi riferimenti bisogna risalire ai tempi dei Romani, è a partire dal XVIII secolo che entriamo a conoscenza della sua storia, con tanto di cambiamenti ed evoluzioni anche nel modo in cui veniva chiamato. All’inizio infatti era noto come Grüner Muskateller. Pensate comunque che oggi in Austria più di un terzo dei vigneti sono piantati con questa tipologia, mentre alcune zone superan addirittura il 50%.
Il Grüner Veltliner è molto gradevole, leggero e vivace, ma anche speziato ed “appetitoso”, piacevole per il consumo di tutti i giorni. È scontato che le caratteristiche peculiari di ogni prodotto provengano dai terreni su cui cresce, e non mi pare il caso di dilungarmi troppo vista la varietà delle zone, dalla Wienviertel, la più grande e la più varia, ai territori vocati del Kamptal, Kremstal, Wachau e Traisental. Le principali note caratteristiche di questo vino sono il leggero aroma di spezie di pepe bianco, con sentori di agrumi e pesca che si differenziano a seconda delle zone di produzione: più i terreni salgono di altitudine più l’eleganza la fa da padrone con una nota di spiccata essenzialità ma con l’esplosione dei profumi di erbe fresche e medicinali. Nei migliori, con l’aumento dei gradi alcolici emergono gli agrumi e le note di pera.
Nelle altre zone la differenza viene data dai terreni di loess puro (un terreno originato dal trasporto e dalla deposizione di particelle da parte del vento) da quelli di roccia primaria. Sul loess puro, dove si riesce a vendemmiare molto più tardi, si sviluppano dei toni che potremmo definire “barocchi”, con gusti di pera cotta, miele d’acacia, melone o lenticchie. Da quelli impiantati su rocce primarie si sentono toni di tabacco fruttati e gustosi, dalla mela verde ai frutti tropicali.
Se vi appassionaste a questi vini, una visita sul posto per vedere dove sono coltivati non potrebbe che essere un’esperienza entusiasmante. Vigne fino a 1000 metri di altitudine con pendii talvolta così scoscesi che sembrano quasi incapaci di trattenere il terreno.


Scritto il 05/01/2011,

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