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Ogni scarpa ci parla di noi e del nostro modo di essere in “quel” momento. È il dito puntato sulla nostra femminilità, sulla nostra fantasia, malizia, voglia di potere e smania di seduzione, eccentricità. Dall’altro lato della medaglia, quello che portiamo ai piedi divide da sempre i poveri dai ricchi, e senza pietà e ipocrisie indica anche i momenti di maggior debolezza, insicurezza, tristezza. Scarpe e tacchi sono oggetto di passione e di feticismo. C’era una volta, nel lontano ‘700, un tipo di calzatura nota come Venez-y-voir, che giocando con le parole segnalava quel poco che restava del lato B da guardare: un misero, emozionante, erotico, prezioso tacchetto incastonato di pietre e diamanti. Oggi abbiamo accesso a ben altri sguardi, ma quel modo di dire si usa ancora per indicare tacchi sfacciati al punto da rappresentare uno spettacolo cui applaudire. Un esempio? Le scarpe di Christian Louboutin, con tacchi stratosferici e suola rossa. Non per niente il modello più famoso ha un nome che non lascia dubbi: “Seguimi”.
In punta di storia
Non c’è anatema, divieto, scomunica, censura al mondo che possa fermare l’inarrestabile ascesa del tacco. Anzi,aggirare l’ostacolo alimenta la creatività. Lo sapevano bene le donne medievali, che imparano a nascondere trasgressivi strati di sughero sotto lunghi strascichi di stoffa. Tre secoli dopo, nella splendida cornice rinascimentale di Venezia, le scarpe si arrampicano verso il cielo affidandosi al sostegno di ridicoli trampoli. Le chiamano chopine, e con la scusa di proteggere dall’acqua alta raggiungono altezze da vertigine, obbligando dame e cortigiane a muoversi solo se sostenute da braccia poderose. Lo avranno fatto apposta? Sarà..., ma gli stessi uomini venderebbero l’anima per alzarsi di qualche centimetro. Primo fra tutti Luigi XIV, che per vincere il complesso del tappo, promulga l’uso di un grande rialzo rosso. Da questo momento l’obiettivo diventa un tacco utile anche per camminare. E dopo circa un secolo e svariati tentativi che lo vedono svettare dalla suola nelle posizioni più assurde, il tacco si stabilizza sul tallone. Da parte sua la suola, abbassandosi in punta, inizia ad assumere una sagoma “umana”. Con il secolo dei lumi e della malizia, altezze e forme mutano di continuo.
Spunta a corte il tacco a rocchetto lanciato da Luigi XV (il famoso “tacco Luigi”), ma la moda femminile non guarda in faccia nessuno e mettendosi a ondeggiare sulle anche, lo vuole ogni volta più alto e sottile. Diventa così fragile che fare qualche passo di troppo significa solo una cosa: cadere! In alternativa, ecco le deliziose ciabattine bordate di pelliccia quando fa freddo, a cui si ispirano le più moderne pantofoline sexy con piumini e piume di struzzo colorate.
Il tacco si evolve
Con la rivoluzione francese i tacchi perdono di appeal. Dopo un periodo di digiuno dove a farla da padrone sono le scarpe piatte alla Rousseau, i tacchi tornano alla ribalta per poco adattandosi ad una società in completa trasformazione. Passata poi l’ondata neoclassica tanto amata da Napoleone, con sandali e scarpine a piede nudo ingioiellato d’anelli e cavigliere, arriviamo alla seconda parte dell‘800. Qui, in pieno revival rococò, riecco di nuovo i tacchi a rocchetto. È adesso che escono dall’anonimato le prime Maison di calzature,come la parigina Pinet a cui spetta l’invenzione del cinturino “a T”, una chiusura elegante per ricamate scarpette da sera color pastello. È il periodo di grandi stilisti come André Perugia,che presto disegnerà modelli per un altro astro della moda: Poiret. Nel frattempo gli Stati Uniti, dove la passione per i tacchi si diffonde con la velocità dell’hamburger e del chewing-gum, hanno pensato di contendere il primato ai francesi mettendo in moto (a partire dal 1888) la prima fabbrica di tacchi in serie. Sempre americana l’idea di produrre il primo paio di scarpe in cui la destra si differenzia dalla sinistra. Prima con Coco Chanel e poi con Dior il mondo della moda si inchina ai nuovi bisogni della vita che cambia, le gonne si accorciano e attirano finalmente lo sguardo su gambe, caviglie e piedi, laddove calzature e tacchi donano quel “io so che”,di cui la donna non potrà più fare a meno.
La gatta con gli stivali
Ne è passato di tempo da quegli scomodi stivaletti vittoriani e Belle Epoque con file di bottoncini in madreperla e ganci e gancetti, intrighi di lacci e stringhe che, pur attizzando la pruderie maschile, occupavano un tempo infinito per essere allacciati… e slacciati... Eccitanti o laboriosi a seconda del punto di vista. Interessanti anche i materiali, che con sapienza mescolavano pelle, cuoio e lucida vernice,ghette di velluto,camoscio e tessuti tra i più disparati - cachemire, tweed, seta, satin ma anche stretch - a seconda dell’abito a cui intonarli. E in inverno bordi di pellicce, astrakan in primis. Da allora ne hanno fatta di strada questi stivaletti a chiusura forzata, ma il loro fascino... e mistero... resta. Non c’è stilista che non ne sia consapevole. Senza parlare che da sempre piedi e scarpe,rispettivamente simboli dell’organo sessuale maschile e femminile, sono oggetto di culto e di feticismo. In particolare, la scarpina gioiello con tacco alto fa sembrare i piedi più piccoli, una qualità da Cenerentola che attrae l’immaginario sexy-erotico-ossessivo del dominio. In poche parole,se una volta le scarpe avevano innanzitutto il compito di difendere da climi freddi e impossibili, da fango,pietre e insetti, oggi il loro protagonismo è entrato nel nostro immaginario con mille sfaccettature da far impallidire Madame Bovary.
Le donne preferiscono lo stiletto
Ci hanno provato in molti a farli, ma quei tacchi a spillo all’inizio in legno, prima o poi (più prima) si spezzavano. Un giorno, attorno al 1953, prendono forza ed è boom. Il punto è che per dare solidità ad un tacco che si assottiglia fino a 8 millimetri ci vuole un’anima di metallo, e l’attaccatura in legno deve proseguire con l’alluminio. Lo sanno bene a Vigevano, la cui produzione ancora in gran parte artigianale tra il 1956 e il 1959 esporta in tutto il mondo ren-dendo alte e felici donne di diverse età e classi sociali. Negli stessi anni, dopo aver stregato il mondo di Hollywood, torna in Italia Salvatore Ferragamo. L’inventore dei sandali invisibili e delle zeppe di sughero, dei tacchi ortopedici, è forse uno dei più grandi e famosi. Anche lui scommette sul tacco a spillo e come sempre avrà ragione. Al punto che alludendo alla sottile lama di un pugnale, il nuovo “stiletto” interamente di metallo (rivestito di plastica o pelle) può raggiungere i 15 centimetri di altezza.Sebbene in principio sia vietato sugli aerei, negli hotel e negli edifici pubblici dove era accusato di rovinare il pavimento, la concorrenza è infinita. Basta un nome: Roger Vivier. È lui che firma il tacco a virgola, a piramide e a prisma, a puro spillo… tacchi che all’interno racchiudono petali di fiori: un’anticipazione per Christian Louboutin, che verso la fine del ‘900 oltre a fiori e foglie aggiunge perfino souvenir di viaggio! In realtà già negli anni ‘50 le americane poggiavano il tallone su tacchi a forma di architetture in cristallo e strass da fare invidia all’argenteo Chrysler, che gratta il cielo di New York dagli anni del più sfrenato déco. E anche se negli anni ‘60 e in gran parte dei ‘70 il tacco alto cade in disgrazia,lo stiletto risorge definitivamente alla fine del secondo millennio,quando sandali superdotati di tacchi e cinturini dorati diventano presto gioielli supersexy. Diciamolo. Occorre un gran senso dell’equilibrio per indossare i tacchi di Manolo Blahnik o di Jymmy Choo arrivati ad altezze e prezzi da capogiro. Ma le scarpe non sono forse il “risultato di una misteriosa alchimia di proporzioni” ed emozioni... spesso irrangiungibili”?
Fanno male i tacchi?![]()
Sì. Fanno male. Anche se spesso le donne non conoscono limiti alla passione, è inutile illudersi facendo finta che si cammina benissimo. Non parliamo dei tacchi più alti di 6 centimetri o di quelli a spillo, sotto accusa per eccellenza. Se tutto va bene si rischiano danni a pavimenti e tappeti. Se va male, obbligano la parte anteriore del piede (di quel piede considerato da Leonardo “il più grande congegno di ingegneria del mondo”) a sobbarcarsi circa il 10% del peso del corpo, dando origine a posture sbagliate e innaturali che col tempo danneggiano la colonna vertebrale, provocano fastidi alla pianta e alle dita, creano danni alle articolazioni delle ginocchia con conseguente pericolo di artrosi. E poi gonfiori, distorsioni, cadute, con l’atroce possibilità che arrivino anche problemi legati alla circolazione del sangue. Ma per l’umore…Per l’umore i tacchi sono fantastici. Basta indossarli e ci si sente meglio. Lassù, dall’alto del proprio cielo instabile si conduce il gioco. In quell’incedere d’anche si dominano situazioni e imbarazzi, si attirano su di sé sguardi e attenzioni, e nel vedersi dondolare senza perdere l’equilibrio ci si sente “grandi”. In poche parole, è fatta! Basta ricordarsi di indossarli giusto il tempo della seduzione, altrimenti sono dolori.
5 consigli pratici per un buon uso del tacco:
1)Cambiate l’altezza dei tacchi più volte durante il giorno; i piedi non dovrebbero mai adattarsi alla forma della scarpa, semmai deve accadere il contrario.
2)Le scarpe sono un “accessorio emotivo”: fare male ai vostri piedi sarà come fare male alla vostra anima.
3)Se infilando un paio di scarpe sentite che il vostro peso è concentrato tutto sulla parte anteriore non compratele, vi faranno malissimo.
4)Il piede deve “accomodarsi” dentro una scarpa: se tra il tallone e la scarpa c’è uno spazio vuoto (anche minimo) lasciatela al negozio.
5)Se per allungare le gambe non potete rinunciare a calzature con cinturino alla caviglia, fate almeno in modo che si leghi al di sopra del malleolo.
(Questi consigli vengono da Edmundo Castillo, designer di calzature.)
La scarpa è femmina
Quello che è certo, è che per farvi star bene (qualunque sia il grado di passione che nutriate per le calzature),le scarpe devono farvi sentire il piede perfettamente a suo agio. Eccovi dunque qualche dritta per non sbagliare.
Consigli per l’acquisto
• Cercate di comprare le scarpe a fine giornata, quando i piedi tendono a gonfiarsi. In questo modo non rischierete di pentirvi subito il giorno dopo, per avere acquistato quel mezzo numero in meno che, perfetto la mattina… dopo qualche ora non va più bene.
• Provate sempre tutte e 2 le scarpe: non dimenticate mai che i piedi sono diversi uno dall’altro, e una sola scarpa non fa testo.
• Senza farvi prendere dalla fretta, non limitatevi a guardarvi allo specchio, ma camminate un po’ per il negozio. Non confidate neppure nel vostro numero abituale di scarpe, provatele sempre!
E per fare un buon uso del tacco:
• Non aspirate subito al tacco “12”, optate per un tacco “7”, che vi permetterà con più agio di prendere familiarità per poi,magari, passare al “10”.
• Se volete evitare troppi sbandamenti, una soluzione può essere quella di tenere il tacco in posizione perfettamente verticale (d’altra parte si sa che camminare bene con i tacchi è un’arte…).
• Quando usate il collant fate attenzione che non faccia scivolare troppo i piedi.
E quando a farli scivolare in avanti sono i tacchi a spillo, provare a proteggere il piede mettendo in punta un po’ di cotone.
(Si ringrazia The little Pink Book Scarpe, Astæa Ed.)
Piedi, questi sconosciuti
Purtroppo la maggior parte di noi, a meno che non sorgano fastidi seri, bada poco alla salute delle sue estremità. Peccato, perché i piedi rappresentano letteralmente la base del nostro benessere. Dobbiamo a loro la possibilità di camminare, correre, ballare… di spostarci a nostro piacere nel mondo. Eppure, per una volta, possiamo dire che la moda ha riacceso i riflettori sul piede por- tando alla ribalta sandali (anche invernali), infradito e modelli di scarpe che esaltano il concetto di seduzione del piede, della sua estetica ma anche della sua cura.
Ne abbiamo parlato con Eleonora Martinelli, estetista professionista che si interessa della cura dei piedi:
Innanzitutto, che consigli ci dà per rilassare i piedi quando sono affaticati e stanchi?
Fate pediluvi di una decina di minuti in acqua tiepida e sale da cucina iodato o bicarbonato, amido di riso, oli essenziali come ad esempio alla menta che dà un'aggiunta di freschezza. Inoltre in farmacia o in erboristeria esistono preparati a base di erbe, come quelle alpine, perfette per il piede freddo che ha bisogno di riscaldarsi. Pediluvi con l'argilla sono antiedematosi e aiutano a sgonfiare. Attenzione invece all'acqua calda: non va bene per chi ha varici e soffre di problemi circolatori (fa male a vene e capillari) o ha gonfiori dovuti a ritenzione idrica. Al contrario, alternare acqua calda e fredda è un’ottima ginnastica dei capillari,ma adatta solo a chi sta bene.
E la vecchia pietra pomice?
È utile per eliminare piccoli inestetismi dal tallone e dalla pianta del piede. Bisogna solo ricordarsi di usarla sempre umida.
Dopo il pediluvio, consiglia di mettere delle creme?
Dipende dal tipo di piede. Se è normale, va bene una crema idratante, ma se è secco occorre una crema più grassa e nutriente, e se è tendenzialmente sudato preferite dei talchi. Esistono anche dei gel, la cui peculiarità è quella di essere freschi e gradevoli a livello circolatorio.
Quando occorre un detergente particolare?
Quando si va in piscina o si hanno in previsione viaggi in hotel o ambienti poco conosciuti. In questi casi è meglio affidarsi a spray o detergenti antimicotici. Non si sa mai. Va inoltre ricordato che i piedi si devono sempre asciugare molto bene, soprattutto negli spazi interdigitali laddove la pelle, macerandosi più facilmente, è più ricettiva al sorgere delle micosi.
Curare il piede vuol dire prevenire problematiche ad articolazioni e colonna vertebrale?
Certo. E comunque, al di là dei tacchi troppo alti, fanno male anche scarpe troppo strette, corte o con una punta esagerata che imprigiona il piede. Ma quando proprio non si può fare a meno di indossarle, bisognerebbe avere l'accortezza, appena tolte, di mettere il piede in stato di comfort con un pediluvio, sdraiandosi con le gambe alzate su un cuscino per qualche minuto o, ancora meglio, con un massaggio (l’ideale!).
Calli, duroni, occhi di pernice, verruche, quali sono i disturbi più fastidiosi?
I calli, perché nello strato corneo si forma l'ispessimento tipico del callo dove talvolta si crea una “puntina” dura e acuminata che, con la pressione data dal peso del corpo e dalla deambulazione, può creare dolore perché sollecita le terminazioni nervose sottostanti. Occorre dunque intervenire subito per non peggiorare la situazione. Lo stesso dicasi per le verruche che si possono confondere con i calli, con la differenza che provocano un dolore vivo e, se lesionate, sanguinano e si propagano. Va inoltre tenuto conto che dal momento in cui insorge una problematica, ad es. un ispessimento a livello di strato corneo, si instaura una situazione alterata che va vista e trattata. Molto spesso le problematiche dei nostri piedi sono sottovalutate, mentre occorrerebbe intervenire subito.
Eleonora Martinelli: estetista con qualifica ed abilitazione professionale conseguite presso il centro di formazione professionale Opera Armida Barelli, Rovereto (TN) dove insegna “Tecniche e Processi Operativi estetici”. Ha partecipato a corsi di specializzazione e approfondimento, aggiornamenti, seminari e meeting.
Tacchi e scarpe da Museo
“Io considero la mia scarpa una cosa ‘viva’, nel senso che, appena la indossi, balla con te”. (Armando Pollini)
Quello di Vigevano è un museo da veri amatori di scarpe. Davanti a voi 11 sale magnificamente allestite con calzature di tutti i tempi che vi raccontano storia, stili, design, moda, arte. A una sezione permanente si affiancano (anzi ruotano) diverse mostre organizzate sotto la direzione artistica di Armando Pollini,storico designer di alcune delle nostre calzature più belle e innovative. Ci troviamo di fronte ad un patrimonio di 1.800 paia di scarpe.Tra le firme storiche a disposizione Ferragamo, Pucci, Gucci, Pollini, Andrea Pfister, André Perugia, Roger Vivier, Dior, Karl Lagerfeld, Charles Jourdan,Manolo Blahnik… Non perdetelo!
Museo Internazionale della Calzatura Pietro Bertolini - Castello della Città di Vigevano (PV)
Aperto da martedì a domenica + festivi (lunedì chiuso) ore 10/19
Tel. 0381.693952 musei_civici@comune.vigevano.pv.it - www.comune.vigevano.pv.it
2 link utili:
Museo Salvatore Ferragamo - Una collezione di 10.000 scarpe dalla fine anni ‘20 al 1960.
Palazzo Spini Feroni - p.za s.Trinità 5rosso, Firenze
tel. 055 3360456 - www.salvatoreferragamo.it
Bata Shoe Museum
327 Bloor Street West - Toronto, ON, Canada
www.batashoemuseum.ca
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