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Secondo il professor Carruba, la bellezza è qualcosa di molto soggettivo. In poche parole, dipende dalla storia culturale di ognuno. Ma sebbene sia fatta di tante cose, la bellezza deve risultare armonica perché significa innanzitutto equilibrio. Equilibrio delle forme e armonia tra l’individuo e il suo ambiente. L’estetica può essere importante al primo impatto, ma se non è supportata da tutto il resto, diventa sterile e fine a se stessa.
Peccato che mass media e moda (anche con le recenti sfilate “a taglie forti”) ci raccontino ben altro.
Non tutti sono interessati ad andare a fondo di una persona. Pensiamo al fascino: non è solo contatto superficiale ed estetico, ma un insieme di cose che comprende anche tutto il contorno che ci sta dietro. La bellezza deve essere condivisa. Fondamentalmente è un modo di rapportarsi al mondo affinché gli altri recepiscano il nostro vissuto. È comunicazione. E in questo contesto la responsabilità dei media (e della pubblicità correlata anche ai prodotti di bellezza) è davvero grande: i modelli di magrezza estrema sono autentiche mine in termini di impatto sociale. Da qui nasce l’impegno della comunità scientifica di modificare messaggi potenzialmente pericolosi soprattutto per il target adolescenziale.
Obesità e anoressia: in che modo queste due patologie rispecchiano lo squilibrio tra psiche e corpo?
Noi non siamo soli, costruiamo il nostro vissuto psicologico insieme agli altri. La vita sociale si snoda nel rapporto con gli altri contribuendo a formare l’esperienza, i comportamenti, il nostro modo di essere. Un bambino deriso per il suo corpo può reagire in modo drammatico ma può anche metabolizzare, fare esperienza e imparare a vivere. Del resto ognuno di noi ha la sua personale immagine corporea, più o meno giusta, più o meno corrispondente, dovuta ad una serie di eventi successi prima. È un’immagine del tutto soggettiva, costruita con il nostro cervello, e non è per niente scontato che corrisponda allo specchio o a quello che gli altri vedono di noi. Certo, quando l’immagine corporea “reale” (come viene percepita dalla maggior parte delle persone) corrisponde a quella costruita nella nostra mente, c’è più equilibrio. Al contrario, se recepiamo un’immagine corporea diversa dagli altri, nascono problemi anche gravi che talvolta si trasformano in ossessione fino a sfociare in una malattia psichiatrica. Per alcuni condizionamenti arrivati in un momento di debolezza, una persona filiforme (un’anoressica può pesare perfino 27 chili) percepisce allo specchio la sua immagine come troppo grassa, e continua a voler dimagrire mettendo a repentaglio oltre alla vita l’intera esistenza, perché chi é colpito da questa patologia si sveglia e va a letto pensando solo e unicamente al cibo.
L’anoressia continua a colpire soprattutto le adolescenti?
Durante l’adolescenza le forme corporee cambiano anche in funzione della sessualità. In questo momento critico della vita, la bambina che diventa donna deve costruirsi una nuova identità e quando è insicura, quando le influenze esterne diventano troppo pressanti e negative, ha paura di affrontare il cambiamento. Una volta si diceva che le ragazzine diventavano anoressiche per cancellare la femminilità, impedire alle forme di modellarsi, andare in amenorrea e non essere in grado di produrre. Spesso però questo rifiuto nasce da traumi, da violenze sessuali subite dalla bambina. Il problema è molto complesso e come sempre esiste un fattore denominatore comune: l’immagine corporea. Il concetto della propria immagine va di pari passo con la stima di sé, e quando diventa indispensabile costruirsi una nuova identità sessuale spesso si ha paura e si rifiuta il problema. Il nostro equilibrio psicofisico è legato al fatto che il cervello adatta i nostri comportamenti all’ambiente in cui viviamo. Se ci sentiamo insultati o non voluti, se il cervello non recepisce bene l’ambiente, l’equilibrio si interrompe e arrivano le patologie.
Un altro momento di grosso cambiamento è la menopausa…
Purtroppo l’influenza mediatica ha un impatto sempre più forte. Indicare come modello di bellezza delle donne estremamente magre non colpisce solo le adolescenti (comunque le più vulnerabili), ma anche persone più adulte che, sentendosi inadeguate, riducono la stima di sé e vogliono dimagrire. Quando non ci riescono - perché spesso si contrappone la fisiologia - si innesca un meccanismo perverso per cui a furia di diminuire l’autostima si diventa ogni giorno più fragili…
Anche l’altra faccia del problema, l’obesità, ha grosse componenti sociali.
L’obeso ha sicuramente dei grossi problemi di rapporti sociali. Non a caso la persona che raggiunge un certo grado di obesità si isola, non si espone, ha vergogna del suo corpo e va incontro a grosse depressioni. Aldilà dello stereotipo del “grassone sempre allegro”, chi è troppo grasso non riesce a controllare i propri comportamenti e invece di chiedere aiuto pensa di arrangiarsi da solo, con una serie di diete “fai da te” sbagliate.
L’alimentazione corretta risponde ad un comportamento equilibrato
Non si può parlare di nutrizione e obesità senza aver studiato il comportamento alimentare.
Sono due i segnali che l’organismo utilizza per portarci in equilibrio: uno ci spinge a mangiare quando esiste il bisogno di energia (fame), e l’altro ci fa smettere quando questo bisogno è soddisfatto (sazietà). Tant’è vero che in natura non esistono animali obesi, salvo i cani e i gatti che noi alleviamo in casa condizionandoli e confondendoli nel dargli il cibo come premio, prova d’affetto… Nel nostro mondo di oggi i condizionamenti sono enormi ma nel corso del tempo, soprattutto grazie all’esperienza, avremmo dovuto imparare che ogni comportamento deve essere congruo ai bisogni reali dell’organismo. Occorre percepire i segnali veri di fame e sazietà.
E l’appetito?
È un altro segnale che coinvolge il significato edonistico del cibo, il piacere. È giusto che ci sia, ma dandogli troppa importanza perdiamo le misure, l’equilibrio, e anche lo stesso gusto del piacere. Il fatto di mangiare dolci tutti i giorni alla fine diventa normalità e così si va alla ricerca di qualcos’altro che ci piaccia ancora di più, rischiando un’escalation senza fine. Oggi la scelta alimentare è condizionata da parametri che non rispondono più al bisogno dell’organismo ma al piacere. Ad esempio i bambini scelgono i cibi non in base a quello che fa bene, bensì secondo quello che piace. Al contrario dovrebbero essere educati a mangiare di tutto. Manca la tradizione, che significa anche educazione. “Mangiare sano” in buona sostanza vuol dire saper bilanciare quantità e qualità dell’alimentazione quotidiana.
Che dieta equilibrata consiglia?
Dal punto di vista qualitativo, la dieta Mediterranea è ancora una dieta ideale, molto varia ed equilibrata, basata su pasta, frutta e verdura, pesce (poca carne). È una dieta salubre tramandata per generazioni da madre in figlia, che risponde a quei segnali biologici (ed anche edonistici, non dimentichiamolo) che ci indicano la necessità di un certo tipo di alimento. Si è perché la gente ha visto che oltre ad essere buona faceva stare meglio, capiva che quel piatto mangiato in quel momento rispondeva ai bisogni dell’organismo e produceva benessere. Purtroppo però questa cultura alimentare si sta perdendo e va recuperata. Si è bombardati da messaggi e diete “sbagliate” di ogni tipo, le madri non insegnano più alle figlie a cucinare e quasi nessuno ha più tempo da dedicare alla cucina. Intanto, quella che ci rimette per prima è la salute.
Dulcis in fundo, cosa pensa dei modelli chirurgici che imperversano ad ogni età?
Bisogna seguire la fisiologia. Dobbiamo tenere il nostro corpo nella massima efficienza, ma soprattutto tenerlo collegato al “centro comando”, al cervello. È ridicolo pensare di avere un cervello con un’esperienza di 50/60 anni e un aspetto da 20 anni, così come fa specie che una sessantenne si comporti da ventenne. Sono cose che stridono, che non possono andare d’accordo. Non c’è armonia in una persona di questo genere. L’armonia nasce da un buon equilibrio tra psiche e corpo.
Professor Michele Carruba Farmacologo, Nutrizionista e Direttore del Centro di Ricerca e Studio sull'Obesità dell'Università di Milano.
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