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Passeggiata per i vicoli di Napoli tra odori e sapori, sacro e profano
Il primo sguardo su Napoli merita darlo dall’alto. Si fa presto con la funicolare di Montesanto a salire al Vomero e fatte le poche centinaia di metri che separano dalla Certosa di San Martino e da Castel Sant’Elmo ecco che, sotto gli occhi di chi si affaccia dagli spalti dell’antico castello medioevale oggi adibito a museo o dai giardini della Certosa, la città si distende fino al mare. In basso Spaccanapoli, l’arteria che, come dice il nome, divide in due la città vecchia, pulsa col suo traffico caotico. A destra ecco Santa Chiara, il Teatro San Carlo, il porto e il mare. Sull’altro lato il Gesù, il Duomo, i Quartieri Spagnoli e Via Toledo. Diritto davanti a noi il nuovo e modernissimo centro direzionale e sullo sfondo lui, il Vesuvio, il vulcano dormiente.
Ai suoi piedi scorre la vita della città e del golfo, nella segreta speranza che non si risvegli all’improvviso come avvenne nel 79 d.C., quando sotto i suoi lapilli finirono Pompei ed Ercolano.
Dedicate tempo alla visita della Certosa e di Castel Sant’Elmo. In particolare nella prima visitate la sezione dei presepi, una tra le più importanti raccolte pubbliche di un’arte in cui Napoli è maestra.Tra i più belli c’è il notissimo presepe Cuciniello, cosiddetto dal nome dell’architetto e commediografo Michele Cuciniello, che lo realizzò su una grandiosa base in sughero, cartape- sta,legno e terracotta.Tra le statuine più famose il mendicante cieco con le cataratte, opera di quel Giuseppe Sanmartino che eseguì pure il Cristo Velato. A ragione il presepe Cuciniello è stato definito la “traduzione in dialetto napoletano della nascita del Salvatore”.
Da Piazza Vanvitelli, salotto-bene del Vomero, la funicolare centrale vi fa scendere direttamente in Via Toledo, la più celebre della città. Lungo il suo percorso chiese e palazzi si alternano a negozi di ogni genere,per tutti i gusti e le tasche. A sinistra ecco i Quartieri Spagnoli,una delle zone più popolari di Napoli, da visitare con cautela. Il nome risale al ‘500 quando erano abitati dalle truppe spagnole e ricordano quella Napoli descritta così bene dalle commedie di Eduardo De Filippo. Ma proseguendo su Via Toledo, con una sosta da Gay Odin per un’ottima cioccolata e da Pintauro per una sfogliatella, si arriva alla Galleria Umberto I, un tempo luogo di ritrovo dei musicisti napoletani, non a caso a due passi da uno dei più antichi teatri lirici del mondo,il San Carlo. Entrati in Galleria, perché non fare una nuova sosta alla pasticceria che sforna una delle migliori sfogliatelle di Napoli? Non c’è bisogno di indicazioni: basta seguire il profumo e la lunga coda di gente che fa la fila, garantito!
Una breve passeggiata in Galleria, luminosa grazie alla maestosa volta in ferro e vetro, porta proprio davanti al Teatro San Carlo. Il tempio della musica napoletano è a due passi da Castel Nuovo, o Maschio Angioino, con le sue cinque torri cilindriche.A destra il seicentesco Palazzo Reale, che guarda su Piazza del Plebiscito, oggi isola pedonale e meta delle passeggiate domenicali dei napoletani. E all’angolo del palazzo, ecco un’altra icona e tappa sia per i buongustai in cerca di leccornie che per gli amanti della storia: il Gran Caffè Gambrinus, nel secolo scorso ritrovo di artisti, politici, letterati e musicisti. Qui, in un ambiente stile “belle époque”,si può sorseggiare un buon caffè alla nocciola come solo a Napoli sanno fare.
Un’altra chicca da non perdere è il chiosco di spremute a fianco della chiesa di San Ferdinando,dove il venerdì santo si esegue lo
Stabat Mater di Pergolesi. Qui ha la sua bottega uno degli ultimi “acquafrescai”di Napoli. È uno di quei mestieri antichi che va scomparendo:sono sempre di meno le “api”, i tipici carrettini che si spostano per la città con i loro limoni appesi offrendo bibite fresche preparate con i limoni della Costiera.D’inverno poi il loro numero si conta sulle dita. L’acquafrescaio di Piazza Trento e Trieste è ormai un’istituzione,fino al giorno in cui, ahimé,anche lui deciderà di chiudere. Conviene quindi approfittare per una sosta rigenerante con una delle sue favolose limonate da bere subito, mentre il bicarbonato aggiunto all’ultimo sta ancora producendo il suo effetto schiumoso.
Dirigendo lo sguardo verso il mare ecco a sinistra Santa Lucia, il Castel dell’Ovo, la riviera di Chiaia (con alcuni dei negozi più eleganti di Napoli) e la passeggiata a mare su Via Caracciolo lungo la villa comunale fino a Mergellina, inanellando uno dopo l’altro locali e ristoranti rinomati in tutto il mondo. Dopo Mergellina Napoli continua lungo la collina di Posillipo,dove lussuose ville e palazzi ricordano che nel ‘600 questa zona, oggi inglobata nella città, era il luogo di villeggiatura preferito dalla nobiltà spagnola. Ed è qui che si trova Marechiaro, il vecchio borgo di pescatori immortalato dalla celebre canzone di Salvatore di Giacomo. Per una sosta, tra ristoranti, bar e uno stabilimento balneare,non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Ma è nella parte vecchia della città, a Spaccanapoli, lungo i vicoli che si sono sovrapposti agli antichi decumani dell’Impero romano, che scopriamo gli altri mille volti di Napoli. Poi, tornati al Teatro San Carlo e Piazza Municipio, non resta che dirigersi verso il Gesù Nuovo e il maestoso complesso di Santa Chiara.
Eccoci a Spaccanapoli. L’arteria lungo il suo percorso prende quattro nomi diversi, in questo tratto si chiama Via Benedetto Croce, poi diventa Via San Biagio dei Librai. Al n. 114 c’è uno dei palazzi che per secoli ha scandito la vita quotidiana di tanti napoletani: il Monte di Pietà. L’istituzione era così diffusa che perfino i Borbone vi si rivolsero per ottenere prestiti. L’edificio merita una sosta perché nasconde un vero gioiello da non perdere: la Cappella del monte di Pietà, con il pavimento in cotto e maiolica e le pareti completamente ricoperte di affreschi. Notevoli anche i quadri, l’altare e il resto della decorazione della volta. Gaspar Butler, “Napoli da ponente”,1730.

Il Gesù Nuovo, la chiesa dei Gesuiti con la tipica facciata a bugnato e l’interno barocco, ospita al suo interno la cappella con le spoglie di San Giuseppe Moscati, un medico vissuto agli inizi del secolo scorso che dedicò la vita a curare i poveri senza mezzi, veneratissimo dai napoletani e canonizzato una ventina d’anni fa. Le pareti delle stanze dove viveva sono letteralmente ricoperte dagli ex-voto, ed è un pellegrinaggio continuo di fedeli che senza sosta vengono a venerare la salma.
Di fronte al Gesù ecco il complesso di Santa Chiara,convento,chiesa e chiostro. Da vedere il coro delle Clarisse, le Tombe Reali e il magnifico chiostro, con i 72 pilastri ottagonali e i sedili completamente rivestiti da maioliche dipinte.
Tra ambulanti, negozi tipici ed etnici si arriva a Piazza San Domenico, sede della storica Pasticceria Scaturchio, nome ben noto tra gli estimatori di pastiere, babà al rhum, cassate napoletane e naturalmente sfogliatelle,“frolle”o “riccie”. Si prende il numero e si fa la fila, aspettando pazientemente il proprio turno per essere serviti.
Dopo la sosta golosa, una breve deviazione a sinistra e subito a destra immette nel vicoletto che porta alla Cappella Sansevero di Palazzo Sangrodove è custodito uno dei gioielli segreti di Napoli: il Cristo velato. La scultura raffigura il Cristo giacente coperto da un velo ed è meta ogni anno di migliaia di visitatori, ma si dice che l’effetto “velato”sia stato ottenuto coprendo la statua con una tela poi solidificata con un processo chimico. Il Principe Raimondo de Sangro, che aveva commissionato l’opera a Giuseppe Sammartino, era alchimista e scienziato, amante dell’esoterismo, massone, membro dei ca- valieri di San Gennaro e la fantasia popolare non lo ha risparmiato. Voci popolari che affollavano i vicoli della Napoli del ‘700 raccontavano che quel velo non è di marmo bensì l’effetto di qualche “strano”esperimento.
Ma torniamo su Spaccanapoli, perché poco più avanti ci attende la chiesa di San Nicola a Nilo. Non è tanto la chiesa, molto bella, che ci attira, ma le sue gradinate, dove il rigattiere Quagliozza espone vari oggetti in vendita:un angolo pittoresco proprio da non perdere! Poco lontano un’altra visita interessante: l’Ospedale delle bambole,una piccola bottega artigiana in Via San Biagio dei Librai n. 81 dove il sig. Luigi e sua figlia Tiziana si dedicano da sempre all’arte del restauro di bambole di tutti i tipi.
L’incrocio con Via San Gregorio Armeno collega Spaccanapoli con Via dei Tribunali. Siamo nel regno dei “presepiari”, i mitici artigiani specializzati in pastori: figure con testa e braccia in terracotta e corpo in ferro e stoppa, vestito con tessuti cuciti da sarti esperti. E non solo pastori, ma anche minuterie,arredi urbani, casette, cascate, un mondo di colori e fantasia. Qui gli appassionati dell’arte del presepio trovano di tutto, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Durante il periodo natalizio non è raro incontrare giovani coppie di napoletani con bambini al seguito che cercano il pezzo da aggiungere al presepe di famiglia, il pastore che manca,o il sughero con cui costruire ’o presebbio. Nelle varie botteghe, dove gli artigiani lavorano tutto l’anno, si possono ammirare dei veri capolavori, costruiti tutti rigorosamente a mano. E per sorridere non mancano nemmeno le statuine dei personaggi famosi contemporanei: politici, calciatori, personaggi dello spettacolo... Nella strada hanno la loro bottega alcuni tra i più famosi e conosciuti artisti presepiari quali, solo per citare tre nomi, Ferrigno, Gambardella, Di Virgilio.
E ammirando le meraviglie di quell’arte di cui Napoli è regina, ancora così viva da riportare alla mente i tempi in cui Edoardo scriveva Natale in casa Cupiello, si percorre la stretta strada fino a Piazza San Gaetano e Via dei Tribunali, dove c’è una friggitoria che sforna in continuazione succulenti bontà.
Antesignane degli odierni fast food, le friggitorie di Napoli offrono ogni genere di cibo da strada: arancini, crocchette, panzarotti, scagliuzzi e la pizza fritta, con ripieno a scelta di ricotta, salsiccia, verdure, pomodoro... da piegare a libro e mangiare mentre si passeggia. Il locale offre anche una sala interna dove chi vuole può consumare un pasto seduto.
E che dire di un salto nelle viscere della città? Sulla sinistra della piazza al n. 68 c’è l’ingresso di “Napoli sotterranea”. Accompagnati da una guida si scendono 133 gradini raggiungendo il sottosuolo tufaceo della città: un interessante percorso di 90 minuti fatto di cunicoli, gallerie, scalinate, fontane.
Riemersi, meritano una visita il Duomo e la cappella di San Gennaro, trionfo barocco di argenti e tempio della devozione al santo più venerato della città. Il 19 settembre di ogni anno,in occasione dello scioglimento del sangue, l’antico busto del santo (1305) in oro e argento viene portato in processione per le vie di Napoli. Coperte di raso e drappi di seta vengono allora esposti sui balconi lungo il percorso, e petali di rosa lanciati al passaggio del corteo.
Ripresa Via dei Tribunali, si fa rotta verso Via Toledo senza dimenticare al n.32 una tappa da Sorbillo, da consigliare per una buona pizza napoletana. Se fosse pieno si può ripiegare su Vesi, sulla stessa strada al n. 388. Negozi di abbigliamento, alimentari, pescivendoli, oggetti etnici,arte presepiale, è un caleidoscopio fino a raggiungere Port’Alba, regno dei banchetti dei venditori di libri antichi e usati. Siamo di nuovo su Via Toledo, che qui si chiama Via Roma. Poco lontano c’è la stazione della funicolare di Montesanto, da dove siamo partiti.
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