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SOS Allergie bimbi - Intervista al Dr. Attilio Speciani


Pubblicato su Hod benessere n.47 - Inserito in Salute » Medicina complementare

È una questione di stile. Il vero rimedio contro le allergie e le intolleranze alimentari è un cambiamento dello stile di vita. A cominciare dall’alimentazione, la nostra fonte primaria di salute e di equilibrio che molte volte va rieducata. È importante ricordarlo soprattutto quando si parla di bambini, perché abituandoli a mangiare in modo corretto gli evitiamo un sacco di disturbi. Gli ultimi dati infatti parlano chiaro: solo in Italia 400.000 bambini risultano allergici ad un alimento.

 

Dr. Speciani, a che età possono insorgere le intolleranze alimentari e quali sono i primi sintomi?
Di suo, il bambino nasce allergico e intollerante a tutto. E quando allatta, la mamma intollerante ai latticini trasmette la sua allergia al bimbo che insieme al latte riceve così dei “pezzettini di mucca” che lo irritano. Certo, se la mamma controlla l’alimentazione si mantiene in ottimo equilibrio e dà al figlio elementi positivi. Ma purtroppo spesso capita l’opposto. Il lattante inizia a manifestare segni di dermatite, coliche gassose (estremamente importanti), segni di nervosismo, fenomeni di stitichezza anche ostinata. Nonché perdita di sangue con le feci… e quando questo succede non si pensa subito di fare il test del sangue occulto perché è un problema che siamo abituati a registrare nelle persone da 50 anni in su, non nei bambini. In realtà, in uno dei nostri studi (proposto alla Regione Lombardia e sotto l’egida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) sulle intolleranze alimentari nelle donne che allattano con bimbi con la dermatite atopica, abbiamo visto che dopo aver messo a dieta la mamma, nel giro di due giorni al bambino sparisce tutto.

 

E quando non si tratta più di lattanti?
Nel bambino in età di svezzamento, i primi sintomi di allergia sono di “tipo eliminativo”, e cioè prurito, irritazione, dermatite, ripetizione di fenomeni cutanei, nausea, vomito, fenomeni colitici, gonfiore addominale. Quando questi sintomi iniziano a comparire, in parte vengono considerati normali perché il bimbo entra in contatto con sostanze per lui nuove e con cui non ha ancora stretto un patto di tolle-ranza reciproca, in parte invece significano che sta assumendo qualcosa che gli crea uno stato irritativo a cui il suo fisico reagisce.

 

Questa “ipersensibilità alimentare”, può anche farlo soffrire di asma?
Assolutamente sì. Alcuni studi sostengono che l’81% delle persone con una reattività da cibo ha sintomi di allergia. Soprattutto i bambini. A tal proposito, si è evidenziato con precisione che topini non allergici ad acari, polline e muffe ma con un’intolleranza alimentare (ad es. all’uovo) appositamente mantenuta per un certo periodo, quando vengono di nuovo esposti agli acari, al polline o alle muffe sviluppano una risposta asmologica, rinitica, congiuntivitica generale che dura anche una decina di giorni. Cos’è accaduto? Che pur non avendo un’allergia specifica nei confronti degli acari ecc. i topini hanno sommato una serie di reattività: un dato che ai fini della nostra ricerca è molto importante. Peccato che il problema resti e che oggi un bambino che presenta un fenomeno asmologico di questo tipo, prima di trovare qualcuno che gli metta a posto la pancia e l’alimentazione, rischia di passare da un antibiotico all’altro senza che il disturbo se ne sia andato e prima di aver capito quello che ha realmente.

 

È vero che l’intolleranza alimentare può trasmettersi da un cibo all’altro?
Confermo. Soltanto un’alimentazione varia garantisce uno stato di equilibrio. Un’indicazione interessante è che noi italiani siamo mediamente intolleranti a latte, frumento e lievito, così come i giapponesi lo sono al riso e alla soia. Il perché è semplice, sono le sostanze che mangiamo in modo più sistematico. Nel caso dei vegetariani, se sanno equilibrare proteine vegetali di tutti i tipi, usare sei differenti cereali, e poi lenticchie e ceci, fagioli e azuchi, mandorle… mangiano bene e in genere non hanno problemi. Ma il mondo è anche pieno di vegetariani che, come gli onnivori, si imbottiscono di formaggi, brioches e dolci diventando intolleranti al latte, al formaggio e al nichel esattamente come chi va da McDonald’s. A quel punto non possono più mangiare formaggi, non hanno imparato a nutrirsi di altre proteine… e stanno male.

 

Cos’è successo?
È successo che quanto più selezioniamo un’alimentazione, tanto più facilmente ci “intollerizziamo” nei confronti delle poche sostanze che stiamo mangiando. Ecco perché occorre variare i cibi sulla nostra tavola e non mangiare mai le stesse cose. Un altro dato fondamentale che riguarda tutti e in particolare i bambini, è che prima di ogni altra cosa bisognerebbe mangiare un po’ di frutta o di verdura cruda. In tal modo si attiva il sistema immunologico intestinale (il cosiddetto “Galt”) verso la tolleranza immunologica. In poche parole più si diventa tolleranti, meno si rischiano allergie. Informazione importantissima soprattutto perché oggi sappiamo con certezza che l’allergia non dipende dall’esistenza di un cibo cattivo ma dal nostro equilibrio interno. Si può quindi aiutare il bambino dandogli dei minerali e nutrendolo con sostanze crude, vive e vitali affinché sviluppi tolleranze e migliori il quadro fisiologico nel suo complesso.

 

Come si scoprono le intolleranze alimentari di un bambino?
Possono essere utilizzati dei test estremamente positivi e interessanti, quali quello cellulare, l’Alcat Test, o dopo i 5 anni il Test DRIA che identifica le ipersensibilità o le intolleranze nei confronti della varie sostanze testate. Va però detto che proprio nel caso dei bambini basterebbe fare attenzione a identificare quello che mangiano sistematicamente. Di fatto un bambino sta bene quando si nutre di frutta e verdura, fa una prima colazione adeguata, fa attività sportiva e ha uno stile di vita che già di per sé lo rende contento.

 

Cosa intende per colazione adeguata?
Una semplice questione di abitudine familiare. Tendiamo tutti a mangiare tanto alla sera, compreso il bambino che va a letto sgranocchiando le patatine mentre si guarda un cartone. Invece, anche per prevenire l’obesità, si deve mangiare poco la sera e tanto la mattina. Una buona colazione dovrebbe avere una base liquida come il latte di soia, sempre uno o due frutti, due fette di pane integrale tostate e spalmate di ricotta o di pasta di mandorle, 3 noci, una fetta di prosciutto per gli onnivori, mezzo uovo sodo, una frittata cucinata la sera prima senza grassi e saltata nel teflon, una crêpe con uovo e marmellata… La soluzione ideale è sedersi a tavola e fare colazione con il bambino.

 

Adesso parlo per tutti, anche per i grandi. E se la mattina non abbiamo fame?
Iniziate a cenare solo con una mela, come facevano i nostri vecchi, e dopo 4/5 giorni di questa cura vedrete che vi sveglierete con una fame sana e, una volta arrivata sera, mangerete un quarto rispetto a prima. Questo si chiama “ritmo fisiologico” e garantisce il controllo dell’iperinsulinismo nei bambini.

 

Dott. Attilio Speciani Medico chirurgo,Specialista in Allergologia e Immunologia clinica ed esperto di Medicina naturale.

 


Scritto il 16/01/2011,

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