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Lo specifico assetto neuro-ormonale femminile, che per millenni ha protetto le donne (almeno nell’età fertile) dalla minaccia di tante e temibili malattie, come quelle cardiovascolari, sembra non più sufficiente a fronteggiare l’attacco di nuovi e più insidiosi nemici della salute: i cosiddetti radicali liberi. A pagarne le conseguenze, in termini di qualità e durata della vita, sarebbero soprattutto le donne che occupano nella società ruoli di responsabilità particolarmente gravosi. Imprenditrici e manager, in prima istanza, dunque. Ma questa sarebbe solo la punta di un iceberg che vede nascosta alla sua base, a profondità variabili, le libere professioniste, le impiegate, le operaie e, infine, le casalinghe, solo per il fatto di appartenere al gentil sesso. L’allarme “rosa” è stata lanciato in diverse occasioni dall’Osservatorio Internazionale dello Stress Ossidativo, che da tempo è impegnato in ricerche volte a comprendere i meccanismi alla base dei rapporti fra radicali liberi e antiossidanti da una parte, e malattie cardiovascolari e neurodegenerative dall’altra, in un complesso puzzle che vede coinvolte le funzioni del sistema nervoso, delle ghiandole endocrine e dell’apparato immunitario.
Nel numero precedente abbiamo dato ampio risalto allo stress psichico, stato di tensione psicofisica dell’organismo volto all’adattamento a una situazione imprevista, che può assumere una valenza sia positiva (eu-stress) che negativa (di-stress). Infatti, almeno nella sua forma acuta benigna (eustress) lo stress è una condizione reattiva, di chiaro significato adattativo (lotta per la sopravvivenza) che mette l’organismo, sottoposto a vari stressori (agenti fisici, chimici, biologici, psicologici) nelle condizioni ottimali per fronteggiare una situazione minacciosa, imprevista o imprevedibile, col fine ultimo di superare l’emergenza, lottando o fuggendo (flight or fight, per dirla all’inglese). Purtroppo, il persistere dei suddetti stressori e/o la loro inadeguata rimozione comporta la cronicizzazione dello stress, evento molto frequente nei soggetti che rivestono importanti ruoli nella società. Tale di stress innesca meccanismi potenzialmente dannosi, ai quali prendono parte eventi sia neuro-ormonali – prolungamento della “scarica adrenalinica” – che “chimici”, tra i quali giocano un ruolo determinante proprio i radicali liberi.
Ma cosa sono i radicali liberi? I n termini squisitamente chimici sono atomi o raggruppamenti di atomi particolarmente instabili che tendono a reagire con qualsiasi molecola entrano in contatto. Utilissimi per la lotta contro le infezioni batteriche e per la comunicazione tra le cellule, diventano pericolosi killer cellulari quando prodotti in eccesso e, quando, soprattutto, le nostre “difese antiossidanti” diventano incapaci di smaltirne la quantità in esubero. Gli scienziati hanno coniato il termine “stress ossidativo”, proprio per indicare una condizione morbosa indotta da uno squilibrio fra la produzione (aumentata) e l’eliminazione (ridotta) dei radicali liberi. Allo stress ossidativo è riconosciuto un ruolo chiave nell’accelerazione dell’invecchiamento e nello sviluppo di malattie croniche e degenerative, quali l’arteriosclerosi (con le sue più temibili conseguenze: l’ictus cerebrale e l’infarto cardiaco), la malattia di Alzheimer, il morbo di Parkinson, il diabete mellito e persino alcune forme di cancro. La novità è che esisterebbe una stretta correlazione fra i due tipi di stress, psichico e ossidativo. E di entrambi sarebbero vittime - non sempre inconsapevoli - proprio le donne, soprattutto quelle “in carriera”. Infatti, in conseguenza delle mutate condizioni socio-culturali degli ultimi cinquant’anni, queste donne, spesso con situazioni familiari conflittuali alle spalle, animate dal desiderio di “farsi valere” in un contesto professionale declinato “al maschile”, o semplicemente vittime della loro stessa frenetica attività, hanno presto acquisito stili di vita decisamente poco salutari. In molte di loro, lo stress psichico quotidiano alimenta spesso reazioni a sfondo ansioso o depressivo, che non di rado sfociano in abitudini viziose, quali gli eccessi alimentari, il tabagismo, l’alcolismo e l’abuso di farmaci psicotropi. A loro volta, tutte queste condizioni contribuiscono, in varia misura, a far aumentare la produzione di radicali liberi e ad abbassare le capacità di difesa antiossidanti, creando i presupposti per uno stress non più solo psichico ma anche “chimico”, lo stress ossidativo, appunto. Ne consegue un generale peggioramento della qualità della vita che rende le donne manager più suscettibili allo stress psichico, secondo un circolo vizioso difficile da spezzare, soprattutto se si aggiungono altri cofattori di morbilità, quali una ridotta attività fisica.
E le donne che non pensano alla carriera?
Neanche le donne “meno in carriera” possono sfuggire a questo perverso meccanismo. Infatti, per motivi non ancora ben chiari, la gravidanza si accompagna ad un aumento dei livelli di marcatori biochimici di stress ossidativo, specie in caso di gestosi. Inoltre, l'assunzione di associazioni estro-progestiniche (indipendentemente dall'indicazione, ossia prevenzione del concepimento o squilibri ormonali) è costantemente accompagnata ad una grave condizione di stress ossidativo. Forti dubbi, poi, si hanno anche riguardo alla cosiddetta terapia ormonale sostitutiva. Infine, è allo stress ossidativo che è oggi possibile ricondurre patologie quali il photoageing, le rughe precoci e la cellulite, incubo di tante donne, in passato considerate come semplici inestetismi cutanei, ma che oggi sappiamo essere correlate all'aumentato carico di radicali liberi.
Che fare? Il primo passo - suggeriscono le linee guida dell’Osservatorio Internazionale dello Stress Ossidativo - è sottoporsi ad una valutazione dello
stress ossidativo presso un laboratorio di analisi o l’ambulatorio del proprio medico (se opportunamente “attrezzato”). Tra i vari test effettuabili su prelievo di sangue – ma ne esistono anche su urina - si stanno dimostrando utili nella routine clinica il d-ROMs test (range normale 250-300 U CARR) ed il BAP test (risultato ottimale se al disopra di 2200 micromoli/L di ferro ridotto), messi a punto dal chimico pientino Mauro Carratelli. Un aumento dei valori del primo e/o una riduzione di quelli del secondo indicano una condizione manifesta di stress ossidativo e impongono i necessari correttivi, che il medico stesso avrà cura di indicare alla donna stressata. In tale contesto, accanto alle modifiche dello stile di vita (attività fisica regolare ed alimentazione equilibrata e varia), alle tecniche di rilassamento ed all’eventuale psico-terapia, può essere utile il ricorso intelligente e mirato ad integratori di origine naturale, come quelli proposti dalla linea CELLFOOD® (distribuiti in Italia da Eurodream, La Spezia), potenzialmente in grado di intervenire non solo sui sintomi ma anche sui meccanismi che sono alla base dello stress. Così, per ridurre il disagio dell’aumentata conflittualità, ecco Cellfood® SAMe gocce sublinguali, a base di S-adenosilmetionina, un potente neuromodulatore naturale attivo anche sul metabolismo dei fosfolipidi e degli amminoacidi. Se, invece, preoccupano le ripercussioni che lo stress può avere sulle funzioni cardiovascolari, CELLFOOD® DNA RNA spray orale è la soluzione ideale, insieme ai presidi medici convenzionali, per proteggere il cuore e le arterie. Se, infine, è marcata la componente “ossidante”, per stili di vita incongrui, l’integrazione con CELLFOOD® VITAMINA C e CELLFOOD ® MULTIVITAMINE, ambedue proposti in comoda formulazione orale, è la risposta più efficace ed innovativa. Per tutte, non solo le donne manager, CELLFOOD® formula base di Everett L. Storey, integratore naturale a base 17 amminoacidi, 34 enzimi, 78 minerali e solfato di deuterio in tracce, l’unico vero PASS PER IL BENESSERE.
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