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Momenti di pausa


Pubblicato su Hod benessere n.42 - Inserito in

“Tutti gli ospiti che sopravvengono siano accolti come Cristo.”
(Regola di San Benedetto, 53,1)

L’Italia è disseminata di conventi e monasteri, spesso in luoghi incantevoli, dove è possibile trascorrere anche solo qualche giorno in una dimensione di silenzio e meditazione.

 

Che si sia mossi da una profonda esigenza spirituale o più semplicemente si vada alla ricerca di un momento di stacco, di rigenerazione, fatto sta che varcando quella soglia si lasciano i rumori della città, la routine, per entrare in un mondo in cui vigono altre regole. Ciò che caratterizza la vita in qualsiasi monastero è infatti un ordine perfettamente scandito della giornata. Fin dal Medioevo i monaci si ritrovano regolarmente in chiesa a pregare nelle cosiddette “ore canoniche” - la terza, la sesta, la nona, le lodi al mattino, i vespri la sera, e compieta - durante le quali vengono recitati o cantati salmi responsoriali (a voci alternate), antifone (che invece si ripetono tutti insieme), letture e meditazioni. Non si è obbligati a  partecipare ma le preghiere, soprattutto quando sono accompagnate da canti, meglio se gregoriani, possono costituire momenti di grande intensità. I monasteri benedettini hanno conservato quasi intatta questa ritualità, attorno cui ruota tutta la vita comunitaria.

 

Entrare come laico in un monastero
La consuetudine di ospitare laici all’interno delle strutture monastiche si è diffusa dopo il Concilio Vaticano II per vari motivi, non ultimo quello economico. Insieme alla vendita di prodotti, costituisce infatti un modo per la comunità di autofinanziarsi. Alcuni monasteri sono particolarmente “carismatici”, sia per la storia che per l’organizzazione e la capacità ricettiva. In questo e nei prossimi numeri ne vedremo alcuni, segnalati da Cesare Romanò.

 

Cominciamo con l’Abbazia Benedettina di Praglia, un monastero abbastanza antico, di aspetto sostanzialmente rinascimentale, piuttosto gradevole, con una bella collocazione geografica. Ha una grande foresteria e gli uomini che vogliono fare un’esperienza spirituale con la “S” maiuscola possono partecipare alla vita interna della comunità; gli altri e le altre hanno una parte a loro riservata, il che non preclude la partecipazione alle funzioni (in pratica i primi possono mangiare con i monaci, che consumano i pasti in silenzio, mentre i secondi hanno un refettorio a parte).
Il monastero ha dei bei chiostri e una biblioteca antica, decorata con tele cinquecentesche di Giovan Battista Zelotti. Suoi anche i dipinti nel refettorio. È in funzione anche un’antica farmacia, con una fiorente linea di prodotti (creme idratanti, nutrienti, alla propoli, unguenti all’iperico, alla canforna o alla lavanda, caramelle al miele, tronchetti di liquirizia, e tantissime tisane), che si possono acquistare sul posto o per corrispondenza. Tra le attività dei monaci di Praglia ricordiamo anche il restauro del libro antico, l’apicoltura e la pubblicazione di opere a carattere monastico e spirituale con la collana “Scritti Monastici”.

Abbazia di Praglia • via Abbazia, 7 • Bresseo di Teolo (Pd) 
Per informazioni sull’ospitalità: Tel. 049 9999322 o, per il monastero, 049 9999300 (orari 9.00-12.00; 15.30-18.00 tranne giovedì pomeriggio)
Chiedere del foresterario Segreteria: secreta@praglia.it • www.praglia.it

 

Un capitolo a parte è Bose, perché non appartiene ad alcuna tradizione antica. Il monastero è stato fondato da Enzo Bianchi negli anni Sessanta, e segue una regola e una liturgia proprie, ispirate a san Benedetto e sant’Agostino ma soprattutto al monachesimo delle origini. Si tratta di una comunità molto aperta: oltre a ospitare sia uomini che donne (in gergo si chiama “comunità doppia”), è un esempio concreto di ecumenismo, perché al suo interno convivono cattolici, protestanti e ortodossi. I monaci sono molto attivi e fanno lavorare anche gli ospiti, soprattutto i più giovani: per esempio, può capitare di aiutare a fare le marmellate oppure a preparare le tisane. All’interno del monastero ci sono, tra gli altri, laboratori di falegnameria, cereria e arazzeria. Come l’Abbazia di Praglia, anche Bose ha una casa editrice interna. Si chiama Qiqajon ed è specializzata in testi legati alla patristica bizantina, mentre quella di Praglia ha un taglio più sociale (a questo proposito, le Edizioni Qiqajon prendono il nome dall’alberello che Dio fece crescere sopra la testa di Giona, per dargli un momento di gioioso riposo nella frescura).

Monastero di Bose Magnano (Bi)
Per informazioni sull’ospitalità: Tel. 015 679 185 (orari 10.00-12.00; 14.00-16.00; 20.00-21.00) • Fax 015 679 294 • /www.monasterodibose.it

 

Le comunità “doppie”non sono un’invenzione moderna. Per esempio la splendida Abbazia di Fontevraud, nella valle della Loira, era composta da uomini e donne che vivevano in due edifici contigui; chi comandava era però la badessa, che in genere apparteneva alla famiglia reale. Oggi Fontevraud è un museo che fa parte dei beni nazionali francesi ed è visitabile pagando un biglietto. (www.abbaye-fontevraud.com)

 

Cesare Romanò, giornalista, ha scritto  Guida ai conventi in Italia, Mondadori 1992, e La via verso la perfezione, Mondadori 1993. 


Scritto il 08/03/2011,

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