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Serve una strategia perché l’autostima femminile non sia lesa né in famiglia, né nel mondo del lavoro. In questo breve dossier alcuni progetti concreti e dati italiani ed europei su pari opportunità e violenza contro le donne.
Le pari disopportunità nel mondo del lavoro
Mentre in Italia si perde tempo nel dare spazio e visibilità ad escort e ragazzine strumentalizzate ed immature, le donne che hanno un Valore Vero e che non sono mercenarie o senza scrupoli ma hanno etica di vita, ovvero la maggior parte della compagine femminile italiana, mogli, madri, giovani che studiano e lavorano, curano anziani ecc. proseguono sempre più sole la loro battaglia quotidiana per le pari opportunità. E questa battaglia si fa sempre più dura. Il pericolo è che il Valore dell’esser donna venga svilito da campagne stampa che fanno di tutta un’erba un fascio, che sedimentino malcostume e diano l’idea che in Italia solo “chi la dà” possa lavorare... In realtà in Italia a tutt’oggi le donne guadagnano meno rispetto agli uomini, il numero di dirigenti donne è minore rispetto al numero di dirigenti uomini e i dati evidenziano che molte di loro si dimettono o lasciano il lavoro dopo avere avuto il secondo figlio, in quanto fanno molta fatica a gestire famiglia e lavoro a causa della mancanza ed insufficienza quantitativa e qualitativa di servizi e di supporti sociali alla famiglia.
Anche in Europa la situazione è grave: a causa della crisi economica in tutti gli stati europei sono le donne le prime a perdere o lasciare il posto di lavoro. Tuttavia la loro partecipazione al mercato del lavoro deve essere considerata come un elemento essenziale per la crescita sostenibile dell'Unione Europea (UE). Ciononostante le donne sono vittime di discriminazioni e di ostacoli professionali, e sono più esposte alle fluttuazioni della congiuntura economica rispetto agli uomini. La sesta relazione della Commissione illustrai principali progressi registrati nel 2008 in materia di promozione della parità tra donne e uomini. La partecipazione delle donne, nel contesto delle attuali sfide demografiche ed economiche, contribuisce in maniera sostanziale alla crescita, all'occupazione e alla coesione sociale dell'Unione Europea. Nel 2008 il tasso di occupazione femminile si avvicinava all'obiettivo di Lisbona, cioè al 60% nel 2010. Esistono tuttavia notevoli divergenze tra gli Stati membri, con tassi che variano dal 36,9% al 73,2%. Le donne sono inoltre sovra-rappresentate in lavori precari basati su contratti a breve termine o a tempo parziale. In base ai dati europei sono quindi più esposte a situazioni di povertà rispetto agli uomini, come rivela il dato del 32% di donne genitore singolo e del 21% di donne con oltre 65 anni. Lo scarto medio tra i tassi di occupazione delle donne e quelli degli uomini si sta riducendo, passando da 17,1 punti percentuali nel 2000 a 14,2 punti percentuali nel 2007. Ma la ripartizione delle responsabilità familiari resta ineguale, come dimostrato dal tasso di occupazione delle donne che diminuisce di 12,4 punti se esse hanno bambini, mentre aumenta di 7,3 punti per gli uomini anch'essi con bambini. La maggioranza delle lauree conseguite nell'UE (il 58,9%) è attribuita alle donne. L'elevato livello di istruzione delle donne non si rispecchia direttamente nei posti che esse occupano nel mercato del lavoro, dove trovano limitazioni in termini di evoluzione della carriera, di retribuzione e di diritti al pensionamento.
Le donne mediamente in Europa studiano di più degli uomini ma guadagnano di meno. Il numero di donne che occupano funzioni direttive è relativamente scarso. La media europea è del 30%, e meno ancora nella maggioranza degli Stati membri. ”Lavorare in rete è fondamentale”, sottolinea la dott.ssa Patrizia Galeazzo, che coordina diverse iniziative anche sui social network e attualmente è dirigente della Fondazione Università IULM e Responsabile della Scuola di Comunicazione IULM di Milano: ”Il ruolo della corretta applicazione ed implementazione degli strumenti multimediali innovativi a favore di una riorganizzazione gestionale nel mondo del lavoro è prioritario: consentiranno, se ben sfruttati in progetti condivisi, di migliorare l’organizzazione di riunioni, briefing, di cambiare i tempi di lavoro delle donne in azienda e di agevolarle nella gestione più adeguata di ritmi tra impegni di famiglia e quelli lavorativi che sono da conciliare. Come Fondazione siamo molto attivi su progetti relativi alla parità di genere da diversi anni anche a livello internazionale”.
Per non mollare
È on line il nuovo sito www.pernonmollare.eu dedicato a chi vuole condividere la sua esperienza di vita, di lavoro, di famiglia per dare agli altri un esempio su come sia riuscita/o a non demordere dinanzi alle difficoltà. È una community che intende contribuire a debellare il silenzio che c’è dietro tante storie di sofferenza e proporne una lettura in positivo: tutte le persone che scrivono al sito possono condividere i propri dubbi, le proprie paure e rendersi conto che nessuno è solo dinanzi alle sfide e alle difficoltà della vita. Inoltre la piattaforma on line consente di avere news sui bandi europei, sulle borse di studio, sulle nuove opportunità di lavoro. Vi sono dati sui meccanismi di mobbing nel lavoro, su come reagire a casi di stalking o di violenza, che hanno schemi precisi e che si possono superare se ci si confronta con chi ha subito in precedenza tali soprusi. Ci sono informazioni anche sui network professionali che danno futuro nel mondo del lavoro come Women & Technologies (www.womenintechnology.org • www.womentech.info). L'Associazione Donne e Tecnologie, iscritta all'albo regionale delle organizzazioni femminili in Lombardia, nasce su iniziativa di un network di professioniste, esperte in diversi ambiti, impegnate nel mondo dell'impresa e in organizzazioni pubbliche e private. Women&Technologies aggrega, inoltre, intorno a sé una fitta rete di Partner, istituzionali e privati. “Presso il Museo della scienza e della tecnica,” dice la dott.ssa Deborah Chiodoni, Direttore Relazioni Esterne e Stampa del Museo, ”Abbiamo ospitato una loro conferenza sul tema e-Health con focus sulla ricerca e l'innovazione nella salute negli ambiti delle biotecnologie e delle nanotecnologie, aree in cui sono presenti diverse valide ricercatrici donne.”
Lottare contro la violenza
Secondo una recente indagine Istat, sono stimate oltre i 6 milioni e 743mila le donne in Italia di età compresa tra i 16 e i 70 anni vittime di violenza nel corso della loro vita, di cui tre milioni e 961mila (il 18,8 per cento) vittime di violenze fisiche. Il 14,3 per cento delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner e, se si considerano solo donne con un ex partner, la percentuale raggiunge il 17,3 per cento. Il 24,7 per cento ha subito violenza da un altro uomo ma la violenza fisica è più di frequente opera dei partner. La violenza di genere è la violenza perpetrata contro donne e minori, basata sul genere ed è ritenuta una violazione dei diritti umani. Questa terminologia è largamente usata sia a livello istituzionale che da persone e associazioni di donne che operano nel settore. Nell'introduzione della Dichiarazione delle Nazioni Unite sull'eliminazione della violenza contro le donne del 1993, l'art.1 descrive la violenza contro le donne come “qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata”. Aumentata sia in Italia che in Europa, solo da pochi anni la violenza alle donne è diventato tema e dibattito pubblico. Mancano serie ed efficaci politiche capaci di contrastarla, adeguate ricerche e progetti di sensibilizzazione e di formazione e soprattutto di prevenzione. I dati dimostrano che la violenza contro le donne è endemica sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo. Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali o culturali, e a tutti i ceti economici.
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua
vita. Il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici: vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio. Sta aumentando nei Paesi occidentali la violenza domestica esercitata soprattutto nell'ambito familiare o nella cerchia di conoscenti, attraverso minacce, maltrattamenti fisici e psicologici, atteggiamenti persecutori, percosse, abusi, uxoricidi passionali o premeditati.
In America è incrementato il numero di donne esposte nei luoghi pubblici e sul posto di lavoro a molestie ed abusi o ricatti sessuali. In particolare verso le lesbiche sono agiti i cosiddetti "stupri correttivi". In molti Paesi orientali ed africani le ragazze giovani sono vittime di matrimoni coatti o riparatori, oppure sono costrette alla schiavitù sessuale, mentre altre vengono indotte alla prostituzione forzata e/o sono vittime di tratta. Altre forme di violenza sono le mutilazioni genitali femminili o altri tipi di mutilazioni come in un recente passato le fasciature dei piedi, le cosiddette "dowry death" (morte a causa della dote), l’uso dell’acido per sfigurare, lo stupro di guerra ed etnico. Va citato il femminicidio che in alcuni paesi, come in India e in Cina, si concretizza nell'aborto selettivo (le donne vengono indotte a partorire solo figli maschi, perché più riconosciuti e accettati socialmente) mentre in altri paesi addirittura nell'uccisione sistematica di individui adulti. Esistono infine violenze relative alla riproduzione (aborto forzato, sterilizzazione forzata, contraccezione negata, gravidanza forzata). Nel World Report on Violence and Health l'Organizzazione mondiale della sanità ha esaminato la violenza da parte del partner e ha individuato che la salute delle donne viene lesa sia a livello fisico, che a livello sessuale e riproduttivo, psicologico fino ad arrivare spesso a conseguenze mortali (omicidio e suicidio). Il danno maggiore è quando viene leso il livello di autostima.
A partire dagli anni settanta il movimento delle donne e il femminismo in occidente hanno iniziato a mobilitarsi contro la violenza di genere sia per quanto riguarda lo stupro che per il maltrattamento e la violenza domestica. Le donne hanno messo in discussione la famiglia patriarcale e il ruolo dell'uomo nella sua funzione di "marito/padre-padrone", non volendo più accettare alcuna forma di violenza esercitata su di loro fuori o dentro la famiglia. Oggi sono varie le organizzazioni che lavorano sui vari tipi di violenza di genere. I Centri antiviolenza in Italia si sono riuniti nella Rete nazionale dei Centri antiviolenza e delle Case delle donne. Nel 2008 è nata una federazione nazionale che riunisce 54 Centri antiviolenza in tutta Italia dal nome "D.i.Re: Donne in Rete contro la violenza alle donne", ma c’è molto ancora da fare.
A volte, anche l’arte e la poesia aiutano a superare traumi di violenza. È il caso di Giovanna Campo, autrice della raccolta di poesie Un’altra vita. Con versi avvincenti l’autrice racconta la sua vicenda, una storia di crudeltà familiare, e il percorso per sottrarsi alla vita infelice a cui sembrava irrimediabilmente destinata. “Si tratta “, ci dice,” di una testimonianza personale aperta che dedico a tutte le donne e agli uomini che le sanno ascoltare”. Nata a Milano dove lavora ed esercita la professione di medico, dopo la nascita di due figli e la conclusione di un matrimonio, ha conosciuto in una successiva relazione la violenza morale e l’abuso. Con le sue poesie ha ritrovato equilibrio e dona momenti di riflessione a tutti coloro che desiderano capire di più questo fenomeno di violenza contro le donne.
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