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L’acqua, elemento indispensabile della vita umana, è presente in modo reale o figurato nei riti e nelle tradizioni di tutto il mondo.
Per gli appassionati di simbologia e occultismo, attraverso l’acqua, elemento che rappresenta il ventre materno, si ottiene una seconda nascita. Nella Scuola pitagorica il novizio la mattina, dopo un inno ad Apollo e una danza dorica, faceva le abluzioni rituali, mentre nell’Antico Egitto l’adepto veniva condotto in un’assemblea in cui lo Stolista (portatore d’acqua) gli buttava addosso dell’acqua. Anche nella religione cattolica il sacramento del Battesimo lava dal peccato originale. Spostandoci nel mondo islamico, il Corano prescrive che prima di ognuna delle cinque preghiere quotidiane i fedeli svolgano le abluzione rituali, ossia una pulizia con acqua pura (o in alternativa con sabbia) di mani, bocca, naso, viso, braccia, testa, orecchie e piedi fino alle caviglie. Il lavaggio mette il fedele in stato wudu, ossia di purità, il che significa che si è ripulito dai peccati per il periodo che intercorre tra una preghiera e l’altra. A proposito di pulizia, Gabriele Romagnoli riporta il punto di vista “esotico” dell’autore di Ali il magnifico (Paul Smaïl) sull’uso occidentale delle piscine: “I bianchi europei sono luridi da far schifo. Stanno sotto la doccia dieci secondi prima di entrare in acqua e non si insaponano nemmeno”.
Impariamo dall’India
Ma la vera scienza sacra della pulizia, se così si può chiamare, viene dall’India. Come ci spiega Claudio Patrucco, le tecniche dei Kriya (processi di purificazione) servono per ripulire oltre al corpo anche la mente e lo spirito. Lo scopo, come in tutta la via dello Yoga, è di portare a una maggiore libertà e percezioni più limpide in vista del raggiungimento ultimo del del Samadhi, “lo stato di equilibrio psicofisico in cui non c’è più alcun disturbo mentale”.
Ci sono tecniche specifiche per lavare naso (Jala neti), lingua (Danta-mula), orecchie, intestino (Shank prakshalana), radice dei denti e gengive, cuoio capelluto (Kapal-randhra) e, con una garza di circa 3 metri, perfino lo stomaco (Vastra dhauti): questa però, avvisa Claudio Patrucco (studioso e sperimentatore nel campo dello yoga e dell’alimentazione naturale), è una tecnica delicata che è meglio lasciare ai più esperti. Lo Yoga aiuta a sviluppare un tipo di comunicazione con il corpo di tipo “volontario”. Lo starnuto, così come il vomito, sono forme di “purificazione” spontanee del corpo, che rigetta ciò che non è buono. Con le pratiche dei Kriya questi processi si invertono, suscitando volontariamente delle “reazioni” corporee. In Trataka, per esempio, si fissa un punto senza battere le ciglia fino all’insorgere di una lacrimazione indotta che aiuta chi ha problemi agli occhi, o non riesce a piangere. Le forti respirazioni rapide(Kapalabhati) invece aiutano a liberare il naso e le cavità craniali, mentre in Sutra neti, tramite una sottile cordicella imbevuta nella cera d’api (oggi si usa un tubicino in gomma o plastica morbida) si opera un massaggio interno tra naso e gola, che, attraverso una stimolazione fisiologica, facilita il distacco del muco. Ci sono controindicazioni per chi soffre di sinusite e rinite cronica.
Le cure di una minimalista
Tutto quello che fate per voi stesse (pulizia della pelle, massaggio o manicure) ha innanzi tutto l’effetto di rendervi consapevoli di avere un corpo e di occuparvene. Amare la propria pelle mentre la si pulisce e la si idrata, così come parlare a un fiore mentre lo si innaffia, la rende più bella: l’epidermide e i capelli sono in stretto rapporto con il nostro organismo, con l’ambiente e soprattutto con i nostri pensieri.
I migliori trattamenti per la pelle sono una sana alimentazione, un’adeguata quantità di sonno, acqua pura e… felicità. Il resto è secondario. Svuotate l’armadietto della toilette di tutti i prodotti chimici e sostituiteli con quanto segue:
❏ una spazzola di buona qualità per il brossage;
❏ un telo di spugna ruvido per il corpo;
❏ un sapone delicato;
❏ uno shampoo neutro;
❏ un asciugamano per i capelli;
❏ una boccetta d’olio;
❏ una bottiglia di aceto di mele;
❏ una tazza per diluire l’aceto, far schiumare lo shampoo, preparare le maschere o tenere a bagno le unghie;
❏ un pettine di legno.
(da Dominique Loreau, L’arte della semplicità, Mondadori ed.)
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